Un’analisi sulle tutele nate con la Repubblica. Dalla salute allo sciopero, fino al voto alle donne, ecco come la legge protegge i cittadini.
Il 2 giugno 1946 rappresenta una data storica per il nostro Paese. Gli italiani non hanno scelto solo la forma repubblicana al posto della vecchia monarchia. In quel giorno solenne, il popolo ha affidato a una assemblea speciale il compito di scrivere le nuove regole per la convivenza civile. Prima di allora, il vecchio Stato garantiva pochissime tutele e ignorava del tutto le differenze sociali tra ricchi e poveri. La nuova legge fondamentale ha ribaltato questa logica antiquata, imponendo alle istituzioni di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico in grado di limitare la libertà delle persone. In questo articolo analizzeremo il seguente problema: quali sono i nuovi diritti nati con la Costituzione italiana? Esamineremo le cinque tutele principali che hanno cambiato per sempre la vita di tutti noi. Analizzeremo in modo chiaro il passaggio da un sistema chiuso e restrittivo a un ordinamento veramente democratico e aperto ai bisogni della collettività.
Come funziona il diritto alla salute per la legge italiana?
La regola generale stabilisce un principio chiaro e assoluto. Lo Stato tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e come interesse primario della collettività (art. 32 Cost.). Durante il precedente regime liberale, le malattie rappresentavano un banale problema privato del singolo cittadino. Le istituzioni intervenivano solo per questioni di semplice igiene pubblica, al solo scopo di evitare epidemie devastanti per l’ordine sociale. I padri costituenti hanno cambiato del tutto questo approccio freddo e distaccato. Essi hanno qualificato la protezione medica effettiva come una delle funzioni più alte della Repubblica. Questo diritto si lega in modo intimo alla dignità della persona e alla sua libertà di decidere per se stessa. Un caso giudiziario pratico aiuta a capire il concetto di autodeterminazione. Un paziente adulto e cosciente rifiuta una determinata terapia medica salvavita. I medici hanno il preciso dovere legale di rispettare la sua volontà. Il cittadino esercita in questo modo il suo diritto insindacabile. Questa visione giuridica appariva troppo moderna per la cultura del dopoguerra. Per vedere la nascita effettiva del Servizio sanitario nazionale i cittadini hanno atteso fino al 1978. Oggi, questa promessa affronta una profonda fragilità economica. La crisi del sistema di welfare riduce i fondi per gli ospedali statali. Nello stesso tempo, resistono ancora forti ostacoli ideologici quando un individuo pretende di decidere sul proprio corpo, in particolar modo sui delicati temi di fine vita.
Chi ha diritto a frequentare la scuola pubblica statale?
La legge impone di creare un sistema scolastico aperto a tutti, plurale e senza alcuna distinzione di classe sociale (artt. 33 e 34 Cost.). La regola giuridica fissa un traguardo altissimo. L’istruzione spetta di diritto a ogni ragazzo, con una attenzione particolare verso le persone completamente prive di mezzi finanziari. Questa formula rappresenta la scommessa più ambiziosa dell’intero ordinamento democratico italiano. Lo Stato non vuole solo trasmettere fredde nozioni dai libri. Lo scopo vero e profondo, per usare le parole del celebre scrittore Leonardo Sciascia, consiste nel fornire a tutti i cittadini gli strumenti intellettuali per ragionare in modo autonomo. La scuola pubblica funziona come un ascensore sociale per ridurre le enormi diseguaglianze di partenza. Purtroppo, la distanza tra le regole scritte nei codici e la realtà quotidiana rimane ancora molto evidente in numerose zone della penisola. L’impoverimento generale del sistema educativo pubblico, i forti divari economici tra le diverse regioni del territorio e il triste fenomeno della dispersione scolastica dimostrano un fatto oggettivo. Questa tutela costituzionale risulta ancora in buona parte incompiuta.
Lo sciopero dei lavoratori è consentito dalla Costituzione?
Il sistema giuridico riconosce lo sciopero come un vero e proprio diritto inalienabile, da esercitare nel rigoroso rispetto delle leggi vigenti. Questa regola segna una spaccatura storica e irrimediabile con il passato autoritario. Nel vecchio Stato liberale, le istituzioni reprimevano il conflitto sociale con l’uso della forza. I giudici e le forze di polizia consideravano le proteste sindacali come una inaccettabile minaccia per l’ordine pubblico. La legge puniva con il carcere chi incrociava le braccia in fabbrica. La Costituzione rovescia per sempre questa prospettiva oppressiva. Il conflitto tra le imprese e i lavoratori dipendenti entra a pieno titolo dentro l’ordinamento democratico. La protesta pacifica diventa un elemento legittimo, utile e caratterizzante della società moderna. Anche in questo campo specifico, il percorso per applicare le norme ha richiesto decenni di lotte accese nelle piazze. Oggi il mondo del lavoro subisce una forte precarizzazione e una profonda frammentazione dei contratti aziendali. Di conseguenza, il diritto di sciopero appare molto meno incisivo e potente rispetto ai nobili disegni originali ideati dai padri costituenti.
A cosa servono i partiti politici nella nostra democrazia?
Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti (art. 49 Cost.). Questa norma attribuisce alle associazioni politiche un ruolo di massima importanza. Il legislatore ha inserito questa regola esattamente a cavallo tra le due parti che compongono la Costituzione. I partiti servono in primo luogo per integrare le persone all’interno della vita pubblica. Essi hanno il compito istituzionale di fare una sintesi dei diversi interessi economici e sociali presenti nel Paese. Attraverso il dibattito continuo, i partiti trasformano i bisogni isolati dei singoli in una chiara volontà politica collettiva. Oggi, tuttavia, questa centralità democratica appare logorata fino alle fondamenta. L’aumento inarrestabile dell’astensionismo alle elezioni, la crisi generale della rappresentanza e la forte personalizzazione della leadership attorno a singole figure hanno svuotato il senso originario del testo costituzionale. Il partito moderno fatica a porsi come un luogo reale di aggregazione, di formazione e di partecipazione per le persone comuni.
Come nasce il diritto di voto per le donne in Italia?
La regola costituzionale impone l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di assoluta e perfetta eguaglianza tra uomini e donne (art. 51 Cost.). La Repubblica italiana nasce, di fatto, insieme al pieno riconoscimento della cittadinanza femminile. Il 2 giugno 1946 le donne italiane si recano alle urne per la prima volta in una consultazione su scala nazionale. Un gruppo esiguo ma preparatissimo di donne partecipa in modo attivo ai lavori dell’Assemblea costituente e porta risultati normativi di altissimo livello. L’attuazione pratica di questa uguaglianza ha incontrato enormi resistenze e pregiudizi nella società civile del dopoguerra. Per innumerevoli decenni la presenza femminile nelle alte istituzioni statali è rimasta confinata ai margini estremi. Per spiegare la gravità e la lentezza di questo processo, basta analizzare la storia dei palazzi di giustizia. A causa di ottusi pregiudizi culturali sul ruolo della donna, le prime otto vincitrici di concorso riescono a entrare nella magistratura italiana soltanto nel lontano 1965. Ancora oggi, il principio basilare di uguaglianza si scontra in modo frontale con ostacoli sociali molto profondi e difficili da superare nella vita lavorativa e familiare di tutti i giorni.
La Costituzione italiana garantisce diritti per sempre?
Il bilancio degli ultimi ottant’anni registra comunque enormi passi in avanti per l’intera Nazione. I livelli di istruzione generale e di protezione medica pubblica sono aumentati in modo notevole rispetto alle rovine del dopoguerra. Le tutele legali sul posto di lavoro hanno acquisito maggiore forza nei tribunali e gli spazi per partecipare alla vita politica si sono allargati a dismisura. Per fare un esempio numerico sul tema dell’uguaglianza, oggi circa il 57 per cento dei magistrati ordinari italiani appartiene al sesso femminile. La legge fondamentale del 1948 possiede una caratteristica estremamente moderna e affascinante. Il testo non rappresenta un freddo catalogo chiuso di privilegi definitivamente acquisiti. Si tratta, al contrario, di un progetto giuridico molto ambizioso e in continua evoluzione. Le regole costituzionali richiedono un impegno quotidiano e instancabile da parte dei cittadini e delle istituzioni. Bisogna combattere con ogni mezzo il rischio perenne di un arretramento culturale e occorre lottare per completare tutte le tutele sociali rimaste ancora incompiute e disapplicate.
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Angelo Greco
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