Montefano, atti nei termini contro la discarica


La vicenda della discarica ha un perno che precede la scelta dell’area. Il cuore del dossier è la sequenza degli atti: chi ha depositato cosa, quando lo ha fatto e con quale effetto dentro una procedura ambientale già sensibile per definizione.

Nota al lettore: questa ricostruzione separa i passaggi accertati dalle valutazioni tecniche. Dove il ragionamento è interpretativo, viene indicato come lettura redazionale fondata sugli atti disponibili.

Sommario dei contenuti

La comunicazione che chiude il primo equivoco

Il passaggio dirimente è questo: per Montefano il no alla discarica è entrato nell’iter con atti depositati nei tempi previsti. La nota della sindaca Angela Barbieri fissa un perimetro giuridico prima ancora politico, perché le osservazioni rappresentano lo strumento con cui un ente locale lascia traccia formale dentro una procedura ambientale.

Il chiarimento nasce dopo l’assemblea del 15 maggio dell’ATA 3 Macerata, nella quale era stato attribuito a Montefano un ritardo. La nostra ricostruzione collima con il resoconto di ANSA, che registra anche la successiva precisazione del presidente Alessandro Gentilucci sul riferimento a un documento appartenente a un altro Comune.

Perché il termine delle osservazioni pesa più del comunicato

Nel procedimento di localizzazione il tempo di deposito delle osservazioni incide sulla tenuta dell’atto amministrativo. Un Comune che consegna nei termini preserva la possibilità di far valere i rilievi nella Valutazione ambientale strategica e di agganciare eventuali ricorsi a passaggi documentali già prodotti.

La frase sui termini ha quindi un valore concreto: orienta la linea difensiva. Sposta il confronto dalla sola contrarietà politica alla verificabilità dei protocolli, dei verbali e delle risposte istruttorie che l’amministrazione procedente dovrà aver messo in fila.

Il calendario che spiega il contenzioso

Il primo nodo documentale risale all’8 novembre 2024, quando il Comune contestò l’inserimento delle aree di Montefano nell’elenco dei siti considerati. Pochi giorni dopo, il 22 novembre, si svolse il sopralluogo con tecnici ATA e UNIVPM e il 25 novembre partirono le osservazioni comunali.

Nel 2025 la linea amministrativa proseguì dentro la VAS: il 3 aprile fu inviato il contributo come soggetto competente in materia ambientale. Il 30 luglio la relazione conclusiva della Fase 2 collocava i due siti di Montefano al nono e al quindicesimo posto. La nostra verifica incrocia questi protocolli con la comunicazione riportata da Il Cittadino di Recanati e li collega alla successiva strategia davanti al Tar.

La frattura del 6 maggio: il peso dei nuovi criteri

Il 6 maggio 2026 l’assemblea ATA approvò il Piano di localizzazione e una mozione con tre criteri aggiuntivi. Dagli atti e dalle cronache emerge un punto tecnico: il punteggio originario basato sul lavoro UNIVPM venne ricondotto al 60% del totale e i criteri aggiunti pesarono per il 40%.

Questo ha trasformato una graduatoria costruita su analisi multicriterio in una graduatoria ricalibrata. La nostra lettura dei passaggi coincide con il quadro ricostruito da Il Resto del Carlino sul riparto 60-40 e sull’effetto di ribaltamento.

Il 15 maggio e l’effetto sulla graduatoria

Il 15 maggio l’assemblea approvò la graduatoria finale contestata. Il dato operativo è il salto dei due siti di Montefano dal nono e quindicesimo posto al primo e secondo posto. La sostanza del ricorso nasce da questo doppio livello: risultato finale e metodo con cui i nuovi criteri hanno inciso sulla posizione conclusiva.

La comunicazione della sindaca assume quindi un peso diverso. Dimostrare che le osservazioni erano nei termini serve a impedire che la contrarietà del Comune venga descritta come tardiva o esterna all’iter. In un contenzioso amministrativo, la tempestività è spesso la soglia che separa un rilievo politico da un rilievo procedurale.

Il ruolo della VAS nel controllo della scelta

La Valutazione ambientale strategica integra gli effetti ambientali nella formazione di piani e programmi. Nel caso della discarica maceratese diventa il punto di controllo sulla coerenza tra documenti, criteri e partecipazione degli enti coinvolti.

Il sito istituzionale di ATA 3 Macerata ricorda che all’ente competono organizzazione, pianificazione e controllo del ciclo integrato dei rifiuti. La Regione Marche inquadra il Piano regionale di gestione dei rifiuti come strumento di pianificazione e indica la riduzione dello smaltimento in discarica tra gli obiettivi del sistema. In questa cornice, cambiare il peso dei criteri in una fase avanzata diventa il punto che merita il controllo più rigoroso.

Il confine con Osimo rende il caso sovracomunale

Una parte del conflitto supera i confini di Montefano. L’ipotesi su Fratte interessa direttamente la frazione osimana di Passatempo e coinvolge anche l’area di San Biagio di Filottrano. L’ordine del giorno del Consiglio comunale di Osimo del 14 maggio 2026 indica la continuità territoriale della via Fratte e la mancanza di voto di Osimo nell’assemblea dell’ATO 3 Macerata come anomalia procedurale.

La posizione contraria dei sindaci di Osimo e Filottrano trova riscontro anche nelle cronache di Cronache Ancona. Il dato territoriale è importante perché trasforma la localizzazione in una questione di area vasta: la decisione amministrativa resta maceratese, gli effetti potenziali vengono percepiti anche oltre il confine provinciale.

Perché i ricorsi al Tar contano davvero

Ai fini dei ricorsi al Tar appare centrale la tracciabilità degli atti: quando sono stati depositati, quali rilievi hanno formulato, come l’amministrazione procedente li ha valutati e quale istruttoria ha accompagnato la ricalibrazione. La nostra deduzione tecnica è circoscritta: più la catena documentale è completa, più il giudice amministrativo può verificare metodo e coerenza del procedimento.

Cronache Maceratesi conferma che la comunicazione comunale richiama sia i ricorsi già presentati sia quello di prossima stesura. Il contenzioso lascia intatta l’esigenza di una soluzione impiantistica per l’ambito, però costringe l’ente procedente a motivare in modo puntuale il percorso seguito.

Cosa cambia da adesso per il territorio

Da ora il Comune ha un asse difensivo leggibile: attestare il deposito tempestivo, collegare le osservazioni alla VAS e contestare il salto di graduatoria. Per cittadini e imprese locali questo significa che la vicenda entra in una fase dominata da protocolli, verbali, pesi assegnati ai criteri e motivazioni amministrative.

La questione politica resta evidente. La parte più concreta, però, è documentale. Se gli atti reggono, la procedura avanza con una base più solida. Se emergono fragilità nei passaggi contestati, il dossier rischia di tornare sul tavolo con tempi più lunghi e un costo istituzionale più alto.


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 Junior Cristarella

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