Kristiine-Teele Satsi lavora nel settore dell’educazione della prima infanzia dal 2012, dedicandosi a bambine e bambini dai 18 mesi ai 7 anni.
Da cinque anni è anche responsabile dello sviluppo nel team direttivo della sua struttura, ruolo che le consente di coniugare il lavoro a contatto diretto con l’infanzia alla gestione di progetti e di pratiche educative all’avanguardia. Nel suo percorso, raccontato sulla European School Education Platform, l’educatrice estone ha sperimentato come un approccio che integri l’attività ludica alle sfide della crescita sia essenziale per formare le abilità necessarie alla vita futura.
“Ho scelto la pedagogia della prima infanzia perché credo che i primi anni siano fondamentali per plasmare gli atteggiamenti dei bambini verso l’apprendimento, la vita e le altre persone”, racconta l’insegnante, evidenziando come i valori assimilati in questa fase dello sviluppo si radichino profondamente nelle menti dei bambini, caricando inesorabilmente di una grande responsabilità la figura dell’educatore.
Un equilibrio tra i tempi dello sviluppo e le aspettative
Nel contesto in cui opera Satsi, l’attività didattica quotidiana ha come fulcro l’apprendimento basato sul gioco. Una delle prove più complesse per il corpo docente, secondo l’educatrice, è fare in modo che le richieste di tipo nozionistico non prevarichino i naturali bisogni legati allo sviluppo psicofisico. A suo parere, le attività educative rivolte a questa fascia d’età devono conservare un carattere prettamente ludico ed essere in grado di risultare rilevanti, ancorandosi saldamente agli interessi espressi dai più piccoli.
Le sfide di una società in mutamento: le competenze trasversali
La docente individua, tra le necessità attuali, quella di fornire all’infanzia gli strumenti adeguati per affrontare un contesto globale che si evolve fin troppo rapidamente. L’acquisizione di abilità di base come la lettura e il calcolo deve essere affiancata dallo sviluppo di una serie di competenze trasversali, tra cui:
- capacità di risollevarsi di fronte alle difficoltà;
- predisposizione al lavoro di squadra;
- coscienza ecologica;
- attitudine all’analisi critica.
Particolare attenzione viene dedicata alla sostenibilità e alle competenze digitali. Riguardo alla prima, si punta a sensibilizzare sulla provenienza degli alimenti, sullo sfruttamento consapevole delle risorse e sull’impatto dei propri consumi. Sul fronte tecnologico, l’obiettivo è guidare le bambine e i bambini fin dalla scuola dell’infanzia verso una gestione equilibrata del tempo trascorso davanti agli schermi, a fare attenzione in rete e a saper distinguere l’ambiente fisico da quello virtuale.
Come promuovere l’autonomia decisionale e la partecipazione
Secondo l’insegnante, l’ambiente ideale per la prima infanzia richiede un delicato equilibrio tra regole chiare, utili a infondere sicurezza nei più piccoli, e concrete opportunità di esprimere preferenze e compiere scelte. Per stimolare una partecipazione attiva, la struttura promuove momenti di confronto periodici in cui i più piccoli possono proporre attività, suggerire eventi da organizzare e ragionare sulle relative modalità di realizzazione.
L’educatrice si dichiara spesso sorpresa dalla lucidità con cui affrontano la pianificazione. Quando emergono idee poco praticabili, sono di frequente gli stessi coetanei a motivarne l’inattuabilità, avanzando controproposte. “Queste discussioni dimostrano che i bambini sono molto più capaci di partecipazione e processo decisionale di quanto a volte non supponiamo”, sottolinea Satsi.
Tempi individuali e pazienza: chiavi per l’inclusione
Satsi condivide l’aneddoto di un alunno che, nei primi tempi, mostrava scarsa predisposizione alle attività di gruppo, mantenendo un atteggiamento di osservazione distante. Il team educativo ha scelto di assecondare questa sua necessità, offrendogli uno spazio protetto per ambientarsi. “Non abbiamo spinto e abbiamo permesso al bambino di osservare, sentirsi al sicuro e partecipare a modo suo”, spiega, sottolineando come sia fondamentale non escludere nessuno, mantenendo viva l’attenzione e incoraggiando la partecipazione con grande delicatezza.
A distanza di due anni, l’alunno ha iniziato a interagire con la classe in modo spontaneo, dimostrando l’efficacia di un approccio rispettoso dei tempi individuali.
Il compito di chi educa, ribadisce la docente, è quello di allestire un contesto accogliente, armandosi di grande pazienza, con la certezza che le bambine e i bambini inizieranno a partecipare in prima persona non appena si sentiranno davvero accettati e pronti a farlo.
Reti europee per un approccio integrato: l’esperienza eTwinning
Da 5 anni Satsi aderisce alle iniziative della piattaforma eTwinning, che favoriscono un tipo di apprendimento in cui materie e competenze diverse si fondono insieme, generando un nuovo ecosistema. Un esempio è il progetto Colors in Nature, in cui l’esplorazione dell’ambiente esterno si è unita all’esercizio di abilità logico-matematiche e verbali. L’osservazione del mutare delle stagioni e la misurazione di elementi raccolti in natura si sono intrecciate ad attività di disegno, lettura, scrittura e canto.
Il network europeo ha inoltre permesso alla docente di stringere solidi legami con colleghi e colleghe di altri Paesi, alimentando lo sviluppo professionale e la spinta all’innovazione. Le collaborazioni più recenti si sono spinte oltre la condivisione di tematiche comuni, attivando scambi diretti tra le classi mediante videochiamate. In questo modo, l’infanzia può affacciarsi su realtà differenti, confrontando usanze e pratiche ludiche, e iniziando a costruire un bagaglio di apertura e rispetto per le differenze culturali.
Consigli dall’esperienza sul campo
Dalla sua esperienza quotidiana, l’insegnante estone ricava alcuni spunti di riflessione per chi lavora nella scuola dell’infanzia:
- porre i bisogni dei più piccoli al centro di ogni scelta educativa;
- credere nelle potenzialità dell’infanzia, garantendo spazi reali per prendere decisioni;
- mantenere un atteggiamento recettivo verso l’innovazione, accogliendo percorsi legati alla sostenibilità e all’educazione digitale;
- gestire la tecnologia in modo critico e non con timore;
- tradurre in azioni concrete i discorsi sul rispetto dell’ambiente;
- coltivare le capacità di interazione sociale, come la collaborazione, la comprensione dell’altro e l’attenzione verso chi parla.
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Giuseppina Bonadies
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