Caporalato e lavoro irregolare in Lombardia: i dati 2025


Abbiamo separato due piani che nel racconto pubblico tendono a sovrapporsi: la mappa ispettiva regionale e il fascicolo Caddell. Il primo piano misura una pressione amministrativa già definita nei dati INL 2025. Il secondo mostra come alcuni meccanismi di dipendenza possano materializzarsi dentro un grande appalto internazionale.

Nota processuale: le contestazioni collegate al cantiere del nuovo Consolato Usa a Milano sono ipotesi d’accusa. Le responsabilità personali e societarie dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Il denominatore: cosa significa davvero il 68%

Il tasso di irregolarità lombardo nasce dalle ispezioni definite, non dal totale delle imprese attive nella regione. Il dato ufficiale va quindi letto così: nel 2025 sono stati avviati 13.726 accessi, composti da 12.306 ispezioni e 1.420 verifiche o accertamenti. Quando l’esito è arrivato a definizione, il rapporto tra irregolari e totale definito ha prodotto il 68%.

Questa distinzione cambia la lettura pubblica. Un controllo ispettivo è un intervento orientato da programmazione, segnalazioni, rischi settoriali e precedenti amministrativi. Il valore del 68% indica quindi la capacità dell’attività di vigilanza di intercettare aree già esposte a criticità. Nel quadro nazionale INL 2025 il tasso generale sulle ispezioni definite è 71,9%; la Lombardia si colloca sotto quel valore, con numeri assoluti che restano pesanti per terziario ed edilizia.

I settori cambiano volto se si leggono percentuali e volumi

La graduatoria per tasso vede in testa l’industria con il 71,5%, seguita dal terziario al 69,8%, dall’agricoltura al 65,4% e dall’edilizia al 63,1%. Fermarsi qui produrrebbe una fotografia incompleta, perché il numero delle ispezioni definite pesa quanto la percentuale.

Nel terziario le ispezioni definite sono 5.194 e quelle irregolari 3.625. L’edilizia, pur con un tasso inferiore, conta 2.454 ispezioni definite e 1.548 esiti irregolari. L’industria registra 1.168 ispezioni definite con 835 irregolari. L’agricoltura, spesso associata per percezione pubblica al caporalato, chiude con 445 ispezioni definite e 291 irregolari. La conseguenza è chiara: la vulnerabilità lombarda non coincide con un solo comparto.

Sicurezza sul lavoro: il dato più alto arriva dalle ispezioni SSL

Il capitolo della salute e sicurezza sul lavoro ha un’intensità ancora maggiore. In Lombardia le ispezioni definite in ambito SSL sono 3.334; gli esiti irregolari sono 2.522, pari al 75,6%. La lettura settoriale mostra un’anomalia solo apparente: il terziario arriva all’82% e l’industria all’81%, mentre agricoltura ed edilizia si fermano rispettivamente al 76,2% e al 67,4%.

L’edilizia merita una lettura distinta. Il suo tasso SSL è più basso rispetto agli altri comparti; il numero assoluto resta elevato: 1.320 ispezioni definite in materia di sicurezza e 890 irregolari. In un cantiere, la violazione formale può trasformarsi rapidamente in esposizione fisica del lavoratore. Per questo il dato non può essere archiviato come semplice scostamento amministrativo.

Caporalato e sfruttamento: la categoria penale dentro le irregolarità

Il punto giuridico è essenziale. Nei dati INL 2025 per la Lombardia compaiono 109 lavoratori collegati alla voce caporalato o sfruttamento ex articolo 603-bis del codice penale. Questa è una categoria specifica, costruita intorno all’intermediazione illecita, allo sfruttamento e all’approfittamento dello stato di bisogno secondo il quadro verificabile su Normattiva.

Attorno a quella voce ruota però una zona molto più ampia di rischio. Sempre in Lombardia risultano 1.498 lavoratori in nero, 216 lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno, 5.176 lavoratori coinvolti in fenomeni interpositori, 436 violazioni sull’orario di lavoro e 7.088 violazioni in materia di salute e sicurezza. La nostra lettura è netta: il caporalato penale è il vertice qualificato di un ecosistema irregolare più esteso.

Il nodo tecnico sono le catene di interposizione

Il numero più sottovalutato è quello sui fenomeni interpositori: 5.176 lavoratori tutelati in questa voce nella sola Lombardia. Qui si concentrano appalti non genuini, somministrazioni mascherate, distacchi impropri e costruzioni contrattuali che separano il datore apparente da chi esercita davvero il potere organizzativo.

Quando la filiera si allunga, la verifica della paga reale diventa più difficile. Lo stesso accade per trattenute, alloggi, orari effettivi, dispositivi di protezione e presenza quotidiana in cantiere. La catena formale può apparire regolare su carta; il lavoratore vive il rapporto con un soggetto diverso da quello che risulta nei documenti. È lì che il controllo pubblico deve entrare con strumenti capaci di ricostruire la filiera materiale.

Il fascicolo Caddell dentro la mappa lombarda

Il caso Caddell, legato al cantiere del nuovo Consolato Usa a Milano, non va usato come scorciatoia statistica. È un procedimento autonomo, con ipotesi d’accusa da verificare. Ha però un valore analitico perché mostra in concreto alcuni fattori già visibili nella mappa regionale: reclutamento transnazionale, dipendenza economica, trattenute contestate e controllo della permanenza abitativa.

Il nucleo contestato riguarda lavoratori indiani reclutati per il cantiere, con paghe effettive denunciate attorno ai due euro l’ora dopo trattenute e costi di intermediazione. La vicenda ha portato al controllo giudiziario della filiale italiana di Caddell Construction e al fermo di Ulas Demir, responsabile della branch italiana. Sono passaggi cautelari, non accertamenti definitivi.

La nostra ricostruzione interna ha seguito la sequenza del controllo giudiziario su Caddell, la richiesta cautelare su Ulas Demir, il racconto sulle trattenute contestate in cantiere e il presidio sindacale davanti alla sede italiana della società. Il punto che emerge è di sistema: quando il lavoratore dipende dalla stessa catena per ingresso, salario e alloggio, la libertà contrattuale si restringe fino a diventare vulnerabilità.

Cosa cambia per imprese, sindacati e controlli pubblici

Per le imprese lombarde il messaggio è concreto: la conformità non si esaurisce nel contratto depositato. Servono tracciabilità delle presenze, controllo effettivo dei subappalti, verifica delle buste paga, prova delle ore lavorate e separazione trasparente tra rapporto di lavoro e alloggio. Ogni trattenuta che riduce la retribuzione disponibile deve essere ricostruibile, motivata e documentata.

Per sindacati e istituzioni, la priorità è trasformare la mappa in prevenzione. Il 68% mostra dove la vigilanza intercetta già criticità. Il salto successivo consiste nel portare quei criteri dentro gli appalti più esposti prima che l’irregolarità si consolidi. Nel dossier Caddell, il segnale sindacale più serio riguarda l’accesso al cantiere e la partecipazione reale alle assemblee: senza quel varco, la tutela arriva tardi.


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 Junior Cristarella

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