Nel 1978 Francesco De Gregori cantava: «Generale, dietro la collina, ci sta la notte crucca e assassina e in mezzo al prato c’è una contadina, curva sul tramonto sembra una bambina». A distanza di quasi cinquant’anni, dietro la collina c’è un Partito – Futuro Nazionale, quello del generale Roberto Vannacci – che sta crescendo in Italia in misura esponenziale e in pochissimo tempo: appena quattro mesi. Lo statuto del partito è stato registrato il 7 febbraio 2026.
Se qualcuno fino a qualche tempo fa riteneva il generale Vannacci una meteora politica, oggi è costretto a fare i conti con una realtà diversa. Parecchio. I sondaggi più recenti accreditano Futuro Nazionale attorno al 4%, con una tendenza alla crescita che agita il centrodestra e preoccupa soprattutto la Lega, attestata poco sopra il 6%, mentre Forza Italia oscilla attorno all’8%. Fratelli d’Italia continua a essere il primo partito con percentuali vicine al 28%.
Numeri che, letti superficialmente, potrebbero apparire modesti. Ma in politica conta soprattutto la direzione di marcia. E la direzione di Futuro Nazionale è oggi chiaramente ascendente, mentre quella della Lega appare quantomeno problematica. Diversi istituti demoscopici registrano una crescita di Vannacci che sembra avvenire in larga parte proprio a discapito del Carroccio: in misura minore rispetto a FdI, quasi per nulla apprezzabile rispetto a FI.
Milano laboratorio, Frosinone prossima tappa
L’annuncio ufficiale del generale di voler presentare un proprio candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Milano ha già provocato più di un mal di pancia nel centrodestra. Perché Milano potrebbe rappresentare soltanto il laboratorio di una strategia molto più ampia. La domanda delle cento pistole è: «Se Vannacci decidesse di replicare lo schema del proprio candidato sindaco in tutti i principali capoluoghi italiani?» A quel punto il problema non parlerebbe più solo in milanese. Diventerebbe nazionale. E inevitabilmente arriverebbe anche a Frosinone, alle elezioni comunali del prossimo anno.
Nel capoluogo il centrodestra – o quello che ne rimane – si avvicina a una tornata elettorale tutt’altro che semplice, nonostante le ataviche difficoltà del centrosinistra a trovare unità e sintesi e con un PD oggettivamente impalpabile sui grandi dossier della città. La ricandidatura del sindaco Riccardo Mastrangeli appare al momento scontata, ma questa volta sarà più complicato costruire una coalizione altrettanto forte e strutturata come quella che nel 2022 ha vinto le elezioni.
Il patrimonio dilapidato
In quattro anni di consiliatura è stato dilapidato un patrimonio elettorale enorme: 9 consiglieri comunali passati all’opposizione (meno 2 poi tornati in maggioranza), più il dimissionario ex presidente d’aula Massimiliano Tagliaferri, per un totale di 1.891 preferenze personali ottenute nel 2022. Se si aggiungono anche i potenziali traslochi in opposizione di Crescenzi e Fanelli, si arriva a 2.261 voti certi che tra dodici mesi non ci saranno più per Mastrangeli.
Basti pensare che alle scorse elezioni, al primo turno, tra Mastrangeli e Marzi ci fu uno scarto di soli 2.437 voti (11.856 contro 9.419). Il patrimonio di voti perso in questa consiliatura potrebbe quindi essere determinante nel 2027 ai fini del ballottaggio. Come diceva il fisico e scrittore tedesco Georg Christoph Lichtenberg: «Non si dovrebbe mai avere così tanto da fare da non avere tempo per la riflessione».
Sono inoltre scomparse alleanze e si sono consumate rotture. Non solo politiche, ma anche personali. Molte sono difficilmente ricomponibili. Su tutte quella con Forza Italia, che allo stato appare quasi impossibile possa sostenere il sindaco uscente nel 2027, nonostante l’eventuale operazione di ortopedia politica dei vertici nazionali del centrodestra.
Schietroma e i socialisti non aspettano
Mentre nel centrodestra si moltiplicano le fibrillazioni, dal fronte opposto arriva un segnale molto chiaro. Il Segretario regionale del PSI Lazio Gian Franco Schietroma rompe gli indugi con un comunicato che ribadisce la posizione: «Di fronte al caos politico e amministrativo in atto al Comune di Frosinone, non bisogna commettere l’errore di ritenere che non ci sia rimedio a questa drammatica situazione».
Per i socialisti l’alternativa esiste, è in campo e ha un nome preciso: il consigliere comunale Vincenzo Iacovissi.«Esponente di una nuova generazione politica, che dal 2022 è stabilmente all’opposizione in Consiglio Comunale e il cui consenso cresce di giorno in giorno nella città», scrive Schietroma. La coalizione che lo sostiene si chiama significativamente La Frosinone di Domani ed è descritta come «una garanzia di effettivo cambiamento, negli uomini, nelle donne, nelle idee e nei comportamenti».
Sul fronte interno il messaggio è diretto: «Ci auguriamo che il PD e le altre forze politiche e civiche alternative all’attuale amministrazione vogliano cogliere questa notevole opportunità di cambiare, insieme con noi, le sorti della città». E in coda l’avvertimento, chiaro, a chi dovesse temporeggiare: «In ogni caso noi andremo avanti, perché sentiamo fortemente la responsabilità e il dovere di offrire comunque ai cittadini di Frosinone la concreta possibilità di cambiare».
Le recenti dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale Max Tagliaferri vengono lette dai socialisti come un punto di non ritorno: «L’attuale amministrazione, forse, potrà anche arrivare formalmente a fine mandato, ma è evidente che nella sostanza la consiliatura è finita, sia dal punto di vista politico che amministrativo». Una lettura che – al netto delle legittime differenze di prospettiva – fotografa con precisione lo stato di salute della maggioranza.
Lo spiegone: Scaccia, la chiamata del Generale
In questo scenario già complicato, l’eventuale ingresso di Futuro Nazionale nella partita amministrativa del capoluogo potrebbe rappresentare un autentico terremoto. Per una ragione molto concreta. Se Vannacci decidesse di correre con un proprio candidato sindaco a Frosinone, inevitabilmente la scelta cadrebbe sull’attuale vicesindaco Antonio Scaccia, che nella strategia già impostata a tavolino dovrebbe sostenere Mastrangeli il prossimo anno. Ma se dovesse arrivare la «chiamata» del Generale, Scaccia – che di Vannacci è il riferimento sul territorio – potrebbe rispondere con una sola parola, di garibaldina memoria: «Obbedisco».
È di solare evidenza che una candidatura riconducibile all’area vannacciana, oltre a privare Mastrangeli dell’importante contributo elettorale della lista del suo vicesindaco, gli toglierebbe anche una parte di voti di coloro che si collocano nel perimetro dell’attuale maggioranza di governo.
In un colpo solo, il sindaco non avrebbe più nella sua coalizione né Forza Italia né la lista di Scaccia — e si troverebbe con un competitor importante nel suo stesso bacino elettorale. Al primo turno sarebbero dolori. Uno scenario che fino a qualche mese fa sembrava fantapolitica, oggi lo è molto meno.
Il conto che Vannacci presenterà nel 2027
Il ragionamento si spinge anche oltre, guardando alla prospettiva delle elezioni politiche. Se Futuro Nazionale dovesse consolidarsi tra il 4 e il 5% — o addirittura crescere ulteriormente — il centrodestra nazionale sarà costretto, prima o poi, ad aprire una trattativa con Vannacci.
Nelle elezioni politiche del 2027 nessuna coalizione, se vuole vincere, può permettersi di regalare il Generale all’altra. Se Meloni, Salvini e Tajani dovessero decidere di allargare il perimetro della coalizione anche a Futuro Nazionale, il generale presenterebbe inevitabilmente il conto: un numero di seggi blindati rigorosamente proporzionale al proprio peso elettorale. E quel conto è potenzialmente in grado di alterare gli equilibri del centrodestra anche in provincia di Frosinone.
Crescenzi avverte: «Potrei essere il 17°»
Se i Socialisti guardano al 2027 con una candidatura già in campo, dentro la maggioranza i segnali di cedimento strutturale continuano a moltiplicarsi. Il consigliere Sergio Crescenzi, di Identità Frusinate e presidente della Commissione Lavori Pubblici, ha scandito un richiamo perentorio al sindaco Mastrangeli: o si cambia passo, o ognuno prende la propria strada.
Sul caso Tagliaferri il giudizio è secco: «Non ricordo una sua iniziativa portata a termine». Ma il punto vero, per Crescenzi, è un altro: «I problemi della città — il BRT, De Matthaeis, la scuola Pietrobono — sono passati in secondo piano solo perché ha minacciato le dimissioni. Ciò che ha detto Fanelli è molto importante ed è a quegli aspetti della vita quotidiana che guardano i cittadini». Il riferimento è alla protesta ed alle parole poi dette in Aula dall’ex sindaco di centrodestra Paolo Fanelli, un pezzo di storia politica della città di Frosinone.
La stoccata a Mastrangeli è diretta: «Nel 2022 la gente ha detto alcune cose ma nel frattempo ne è passata di acqua sotto ai ponti. Lui vuol sopravvivere». E la minaccia, stavolta, ha una forma precisa: «In passato ho detto che non avrei mai messo la diciassettesima firma su un documento di dimissioni in massa. Ma oggi, se manca un sottoscrittore, posso anche essere io a mandare tutti a casa».
Azzerare e ripartire
La richiesta è altrettanto netta: azzerare la giunta e ricominciare. «Non accetterò più la conferma del secondo assessorato a FdI, quando quel gruppo è rimasto con soli due consiglieri. L’assetto va riequilibrato. Solo così potremo fare l’ultimo anno di cose positive per la città e ripresentarci a testa alta agli elettori».
Nel frattempo Crescenzi ha già inviato una PEC per sollecitare una seduta straordinaria di Consiglio o, quanto meno, una riunione di maggioranza: «Per le strade registriamo una sorta di ribellione totale della gente. Non è facile giustificare il sindaco. Mastrangeli è convinto che la prossima consiliatura sarà sua? Bene. Ma sappia che chi gli ha promesso il sostegno è lo stesso che lo sta pugnalando o si prepara a farlo».
Tradotto: il diciassettesimo esiste. Ha un nome. E per ora aspetta.
Estote parati.
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