Professionisti strategici nelle trasformazioni del Paese dal forum Cnpr un patto tra categorie e istituzioni


AI commercialista

ROMA – Semplificazione fiscale, crescita dimensionale delle imprese, competitività del sistema Paese: sono i grandi obiettivi dell’agenda economica del governo. Ma le riforme concepite senza il contributo di chi le applica quotidianamente rischiano di restare inapplicate o di generare distorsioni. È questa la tesi centrale emersa dal Cnpr forum speciale “Professionisti strategici nelle trasformazioni economiche e sociali del Paese”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

L’evento ha riunito parlamentari di diversi schieramenti e rappresentanti delle principali associazioni di categoria, producendo un raro allineamento trasversale: il rapporto tra istituzioni e professioni ordinistiche – i commercialisti in primo luogo – va riformato strutturalmente, spostando il confronto dalla fase applicativa a quella legislativa.

Patto di corresponsabilità, non formalità

La posizione più netta è arrivata da Chiara Tenerini, parlamentare di Forza Italia nella Commissione Lavoro a Montecitorio: “In un momento in cui al centro dell’agenda politica ci sono lo sviluppo economico, il tema della produttività e della crescita dimensionale delle aziende, ci deve essere un patto di corresponsabilità e di coesione, non formale ma vero, con chi rappresenta il mondo delle professioni”. Tenerini ha definito i commercialisti “un presidio fondamentale del Paese, un’infrastruttura importantissima che ogni giorno affronta le problematiche di chi la produttività concorre a mantenerla“, chiedendo che le riforme vengano costruite “in un rapporto di sincera collaborazione” e non “chiusi nelle stanze dei ministeri”. Il punto d’arrivo, nella sua lettura, è uno Stato che “detta una cornice di regole chiare, semplici, che non scoraggino la libera impresa”.

Il PNRR occasione mancata, i giovani penalizzati

Sul versante dell’opposizione, il senatore Mario Turco, vicepresidente nazionale del Movimento 5 Stelle, ha allargato il perimetro dell’analisi al tema della crescita e alla condizione delle nuove generazioni di professionisti. Il punto di partenza è il divario nell’utilizzo dei fondi europei: “A differenza di altri Paesi come Germania, Francia e Spagna che hanno destinato quasi il 10% delle risorse, noi non abbiamo superato neanche il 2,9%”. Un gap che si intreccia con il progressivo allontanamento dei giovani dalla professione: “I giovani commercialisti sempre meno si avvicinano al mondo delle professioni in quanto vedono il mancato riconoscimento delle capacità intellettuali“. Il calo dei praticanti iscritti al registro è eloquente: da 13.954 nel 2021 a 11.039 nel 2024, con una contrazione del 5,7% nell’ultimo anno solo.

Equo compenso inapplicato, rivedere la responsabilità civile

Il deputato Andrea De Bertoldi, membro della Commissione Finanze della Camera per la Lega, ha impostato il ragionamento sul piano delle riforme concrete, a partire dalla natura dei corpi intermedi: “Le libere professioni devono essere unite e rapportarsi con la politica, non con i singoli partiti: non devono avere una bandiera di parte, ma essere interlocutori trasversali“. Nella sua lettura, due nodi tecnici ostacolano la tenuta del sistema. Il primo è l’equo compenso: “Dovrà estendersi a tutti i clienti dei professionisti, compresi gli appalti pubblici, e non restare una norma bandiera perlopiù inapplicata”. Il secondo riguarda la responsabilità civile nei collegi sindacali, che secondo De Bertoldi va rivista includendo “i revisori e le società quotate, altrimenti resteremo sul terreno della propaganda e non su quello utile allo sviluppo della professione”.

Sussidiarietà da rafforzare, no alla disintermediazione

Marco Cuchel, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, ha rivendicato il ruolo della categoria come interfaccia strutturale tra norma e applicazione: “Crediamo che sia importante avere la possibilità di un dialogo preventivo con le istituzioni, soprattutto quando ancora le leggi sono in fase di formazione, per il buon esito della norma che si dovrà andare ad applicare. I professionisti vivono a contatto con il Paese, sono a contatto con la realtà vera e quindi possono capire bene quello che è l’impatto della norma che invece spesso rimane teorizzata”. Cuchel ha respinto esplicitamente le ipotesi di disintermediazione professionale: “Pensare ai professionisti come qualcosa che ostacola la crescita è anacronistico e fuori luogo“. Il concetto di sussidiarietà — inteso come integrazione tra professioni ordinistiche e pubblica amministrazione — è stato indicato come leva da rafforzare “a beneficio dell’intera collettività”.

La pressione sui revisori degli enti locali

Una voce tecnica ha introdotto una variabile spesso sottovalutata nel dibattito pubblico. Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bari, ha illustrato le implicazioni operative del Piano per i revisori degli enti locali: “Con il PNRR il ruolo del revisore degli enti locali è diventato molto più delicato: non è più chiamato soltanto a verificare i conti, ma a vigilare sull’intero percorso dei progetti, dalla programmazione alla rendicontazione. Le responsabilità sono aumentate e i controlli della Corte dei conti sono sempre più rigorosi”. A questo si aggiunge un vincolo strutturale: “Il PNRR finanzia gli investimenti ma non la spesa corrente, costringendo gli amministratori a reperire nuove risorse per garantire la sostenibilità dei servizi”. Un effetto-leva che amplia le responsabilità senza redistribuire le risorse.

Semplificare significa ascoltare prima

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto Nazionale Esperti Contabili, che ha sintetizzato il problema con precisione: “Il legislatore continua a produrre nuove riforme senza coinvolgere adeguatamente i professionisti che operano sul campo. Il risultato è spesso la nascita di norme con criticità applicative e obiettivi non raggiunti, come dimostrano anche i numerosi decreti sulla semplificazione approvati negli ultimi anni”. La condizione necessaria, nella sua lettura, è il confronto preventivo: “Solo attraverso un confronto preventivo con chi applica quotidianamente le norme sarà possibile realizzare interventi realmente utili“.

Il nodo strutturale rimane aperto

Il forum ha prodotto un consenso ampio ma non vincolante. La convergenza politica trasversale sul principio del coinvolgimento preventivo delle professioni contrasta con una prassi legislativa che privilegia ancora la velocità di produzione normativa rispetto alla qualità applicativa.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Luca Ferraiuolo

Source link

Di