AscoltaMi offre cinque colloqui online. Ma 250 euro a studente per un disagio profondo sono una mancia che umilia i professionisti.
Il crollo emotivo delle nuove generazioni non è più un segreto da nascondere sotto il tappeto, eppure la risposta dello Stato assume i contorni grotteschi di una regalia burocratica di fine stagione. Nel disperato tentativo di arginare la devastante ondata di ansia e disagio clinico che sta letteralmente sommergendo i nostri ragazzi, il Ministero ha partorito l’ennesima misura a tempo, goffamente mascherata da grande rivoluzione strutturale del welfare. Si chiama AscoltaMi, ed è uno strumento di sostegno psicologico che di fatto riduce il dramma inestimabile della salute mentale a una mera e sbrigativa transazione digitale sulla piattaforma Unica. Quello che i comunicati stampa governativi omettono chirurgicamente di evidenziare, celandolo dietro altisonanti dichiarazioni d’intenti e vaghe promesse di ascolto istituzionale, è la svilente mercificazione della prestazione clinica e la spaventosa superficialità di un intervento ridotto all’osso tramite un misero voucherda discount. Mentre gli esperti indipendenti gridano all’emergenza psichiatrica nazionale, le nostre istituzioni rispondono elargendo un obolo di Stato, imponendo sedute online a cottimo che non potranno mai scalfire la radice profonda di un malessere divenuto ormai endemico, a conferma di come nel nostro Paese i diritti inalienabili vengano sistematicamente sviliti e declassati a momentanee concessioni di facciata.
Quali sono i veri numeri dell’emergenza giovanile ignorata per anni?
La narrazione edulcorata di un miracoloso ritorno alla normalità dopo l’emergenza sanitaria si scontra frontalmente con le spaventose macerie emotive che abitano attualmente le nostre aule. Oltre il 60% delle scuole italiane, in via del tutto ufficiale, ha formalmente segnalato ai propri distaccamenti regionali un vertiginoso e inarrestabile aumento di casi legati a disagioestremo, profonda ansia e gravissime difficoltà relazionali esplosi dal periodo Covid in avanti.
Questo preoccupante fenomeno clinico non tende in alcun modo a scemare spontaneamente con il fisiologico sviluppo dell’individuo, ma al contrario spesso prosegue radicandosi profondamente nella psiche con il crescere dell’età. A dimostrare in modo inconfutabile e drammatico questa tesi è un recente e dettagliato studio statistico condotto dal Consiglio nazionale dei giovani (Cng), un documento secondo il quale l’incidenza del malessere ha superato ogni livello di guardia immaginabile: oltre il 70% dei ragazzi del nostro Paese ha infatti sperimentato in modo tangibile stati di intensa ansia, depressione clinica o severi disturbi dell’umore.
Questa silenziosa sofferenza, divenuta ormai endemica tra i minorenni, tracima prepotentemente ben oltre le sicure mura scolastiche, infestando senza pietà innumerevoli contesti anche squisitamente extra scolastici, e finendo così per avvelenare l’approccio dei ragazzi al complesso mondo del lavoro o le fisiologiche dinamiche della normale vita sociale quotidiana.
In che modo l’amministrazione pubblica ha deciso di affrontare il problema?
Il debole tentativo governativo di iniziare a invertire questo allarmante e distruttivo trend nazionale si è timidamente materializzato lo scorso 28 maggio, data in cui è formalmente decollato il programma denominato “AscoltaMi”. Questa specifica misura di pronto soccorso emotivo, presentata in pompa magna alle agenzie di stampa, è un servizio sperimentale ideato direttamente dai vertici del ministero dell’Istruzione e del Merito, in una presunta sinergia istituzionale realizzata in stretta collaborazione tecnica con il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop).
Il target anagrafico e didattico delineato dai rigidi burocrati romani per circoscrivere i confini di questa iniziativa appare tuttavia inspiegabilmente settoriale ed escludente, essendo lo strumento economico rivolto in via del tutto esclusiva solamente agli alunni che frequentano attualmente l’anno conclusivo della terza media e i giovanissimi iscritti regolarmente al primo biennio delle scuole superiori statali e paritarie.
Nel presentare i dettagli di questa articolata manovra all’opinione pubblica, il ministro competente Giuseppe Valditara ha tenuto particolarmente a sottolineare, con la consueta e rassicurante retorica istituzionale di rito, che questo specifico protocollo telematico può aiutare fattivamente ogni giovane studente a superare in sicurezza eventuali e temporanei ostacoli e fragilità emotive, potendo così finalmente esprimere al meglio le proprie inespresse potenzialità.
Quanti fondi sono stati realmente stanziati per questa limitata manovra?
La reale consistenza e la serietà di una qualsiasi politica pubblica si misurano quasi esclusivamente dalla solidità delle sue coperture finanziarie a bilancio, ed è esattamente in questo nodo focale che l’intera impalcatura del progetto in questione mostra le sue crepe strutturali più vistose. L’obiettivo primario fieramente dichiarato dall’esecutivo in carica è quello di riuscire a intercettare operativamente, nell’anno scolastico 2025/26 ormai in evidente e innegabile dirittura d’arrivo, circa 35mila studenti bisognosi dislocati a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale.
Solamente in una fase burocratica successiva, ovvero a partire direttamente dal prossimo anno didattico 2026/27, grazie anche al tanto decantato e sbandierato aumento degli stanziamenti complessivi che arriveranno a toccare la modesta e insufficiente quota di 18,5 milioni di euro, sarà forse teoricamente possibile coinvolgere in prima linea una platea governativa stimata in oltre 75mila beneficiari effettivi.
Dall’altro lato di questa complessa barricata assistenziale, per far fronte in modo adeguato a questa imponente mole di delicato lavoro clinico, sono attualmente più di 3mila i coraggiosi psicologi che hanno finora deciso di aderire formalmente all’iniziativa ministeriale. I paletti deontologici e formativi fissati dal bando di gara governativo sono peraltro estremamente selettivi ed esigenti nei confronti della categoria: si deve trattare obbligatoriamente di professionistidel settore che devono risultare ininterrottamente iscritti al rispettivo albo di competenza da almeno tre anni, e che devono inoltre inderogabilmente vantare una comprovata e certificata esperienza pregressa maturata sul campo in ambito scolastico, nonché la partecipazione attiva in specifici progetti formativi rivolti all’età evolutiva di durata continuativa pari ad almeno un triennio.
Come si snoda il percorso telematico per ottenere l’agognato sussidio statale?
Il prezioso rapporto psicoterapeutico, un’interazione clinica che per sua stessa e naturale vocazione richiede una profonda empatia personale e la laboriosa costruzione di un solido legame umano in uno spazio sicuro, viene qui brutalmente appiattito e ridotto a una fredda procedura informatica a scorrimento. Il contorto servizio architettato dai tecnici del ministero per poter attivare l’indispensabile sostegno psicologico è stato infatti ingegnerizzato affinché risulti tutto rigorosamente e obbligatoriamente in formato digitale.
I genitori dei malcapitati alunni in difficoltà sono praticamente costretti dalle norme ad accedere fisicamente all’anonima sezione amministrativa denominata sprezzantemente “Agevolazioni” all’interno del portale istituzionale della piattaforma Unica, selezionando poi tramite mouse il profilo anagrafico dello studente interessato per presentare la formale domanda di inclusione al bando.
Una volta completata faticosamente questa asettica richiesta documentale, le famiglie ammesse al beneficio possono finalmente scegliere in totale autonomia il professionistaprivato cui affidare l’intero e delicato ciclo di incontri, consultando letteralmente come in un distaccato catalogo commerciale online i vari profili dei clinici disponibili e scorrendo le essenziali informazioni professionali debitamente inserite nella banca dati in piattaforma. Dopo aver effettuato questa cruciale individuazione telematica, il prescelto psicologo riceve direttamente nel proprio pannello su Unica una fredda notifica automatizzata di avvenuta associazione con lo studente beneficiario a lui assegnato. La stretta raccomandazione operativa del ministero, dal sapore squisitamente burocratico e performativo, impone di procedere a calendarizzare il primo incontro diagnostico entro il rigido termine perentorio di 20 giorni dalla ricezione. A corredo di questa logica da prestazione on-demand, la normativa stabilisce che gli appuntamenti fissati possono essere successivamente modificati in agenda o del tutto cancellati, sia dal professionista sia dal giovane paziente, a patto e condizione che tale operazione avvenga in modo tracciabile entro le canoniche 24 ore precedenti l’orario esatto inizialmente previsto per la seduta virtuale.
Quali sono i dettagli economici e temporali che umiliano pesantemente la categoria medica?
La totale e sistematica decontestualizzazione spaziale del delicatissimo intervento clinico d’urgenza rappresenta l’ennesima ed eclatante forzatura di un apparato statale che pare badare esclusivamente e unicamente al microscopico risparmio contabile. Le previste sedute online si svolgono difatti sempre in videoconferenza esclusivamente transitando attraverso la blindata infrastruttura tecnologica proprietaria di Unica, garantendo, per lo meno sulle voluminose carte ministeriali, un ambiente applicativo che si presume adeguatamente riservato e pienamente conforme alla complessa e stringente normativa europea vigente in tema di rigorosa protezione dei dati personali dei minori.
Il vero, doloroso nervo scoperto di questa intera operazione mediatica, tuttavia, risiede inconfutabilmente nella grottesca e umiliante valutazione economica che lo Stato attribuisce al prezioso lavoro intellettuale svolto da questi preparatissimi professionisti della psiche umana. Ogni singolo alunno certificato in crisi ha infatti diritto per legge a un miserrimo voucher del valore complessivo forfettario di appena 250 euro lordi.
Questo ridicolo importo forfettario statale non va affatto a coprire il costo di una singola consulenza, ma deve imperativamente e obbligatoriamente comprendere e saldare ben cinque incontri clinici completi, riducendo la parcella di professionisti formati per anni a poco meno di cinquanta euro lordi a prestazione. Il primo di questi appuntamenti telematici, definito convenzionalmente di tipo conoscitivo dal regolamento, ha una durata rigida e imposta dall’alto pari a ben 70 minuti, mentre per quanto riguarda i successivi quattro step terapeutici di approfondimento, l’algoritmo impone che essi debbano durare esattamente 60 minuti spaccati ciascuno.
A complicare il lavoro di fiduciosa alleanza tra terapeuta e minore, vi è la previsione secondo cui, subito dopo il termine del primo colloquio esplorativo, lo studente conserva in toto la facoltà di chiedere il repentino cambio dello psicologo in piattaforma, sebbene l’ordinanza ammetta che vi siano dei precisi e stringenti limiti amministrativi da dover scrupolosamente rispettare per attivare tale opzione. Questa soffocante architettura temporale ministeriale impone inoltre, di fatto, una data di scadenza insindacabile al processo di guarigione o cura: i percorsi di supporto regolarmente avviati per l’annualità in corso devono infatti inderogabilmente concludersi e refertarsi entro la data limite del 31 agosto 2026. Al termine dell’intero, farraginoso e stressante ciclo di assistenza, agli psicologicoinvolti spetterà l’onere finale di dover accedere a dei gelidi codici alfanumerici identificativi generati dal sistema per ciascuno degli incontri effettivamente svolti, codici che risultano costituire il passaggio burocratico assolutamente e insindacabilmente necessario per poter, infine, presentare formale istanza e richiedere la sudata liquidazione del loro modesto compenso pattuito dallo Stato.
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