Il ragazzino che ha aggredito il prof a San Vito, la pista delle chat segrete


C’è una pista che gli investigatori stanno seguendo con particolare attenzione. Non riguarda soltanto il gesto compiuto dal dodicenne di San Vito Lo Capo che venerdì ha tentato di accoltellare il suo professore durante una lezione, ma un possibile collegamento con un’altra aggressione avvenuta due mesi fa a centinaia di chilometri di distanza.

 

I carabinieri e la Procura per i minorenni di Palermo stanno infatti verificando se il ragazzino trapanese frequentasse le stesse chat Telegram utilizzate dal tredicenne di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, che il 25 marzo scorso accoltellò la sua insegnante di francese prima dell’inizio delle lezioni.

Due episodi diversi, ma con inquietanti punti di contatto: l’età dei protagonisti, la pianificazione dell’aggressione, l’utilizzo dei social e soprattutto la scelta di trasformare la violenza in uno spettacolo online.

 

La diretta social e il messaggio prima dell’aggressione

Il dodicenne di San Vito aveva preparato tutto.

Prima di entrare in classe si è cambiato nei bagni della scuola, ha indossato un casco da bicicletta sul quale aveva fissato una telecamera GoPro e ha avviato una diretta Telegram. Nello zaino aveva nascosto due coltelli.

Nei giorni precedenti aveva pubblicato su TikTok immagini e messaggi che oggi assumono un significato inquietante. Tra questi la frase in inglese: “Don’t blame me for what 

I will do in four hours”, ovvero: “Non datemi la colpa per quello che farò tra quattro ore”.

Sotto quel post, secondo quanto emerso, erano comparsi centinaia di commenti. Alcuni utenti avrebbero scritto frasi come “Ci hai provato” o “Buona fortuna”, segno che qualcuno era a conoscenza delle sue intenzioni.

Il collegamento con il caso di Bergamo

Gli investigatori stanno cercando di capire se dietro questi episodi esista una rete di contatti online che alimenta contenuti violenti e dinamiche di emulazione.

Il precedente di Bergamo è particolarmente significativo. Anche il tredicenne che accoltellò la professoressa Chiara Mocchi aveva trasmesso l’aggressione in diretta Telegram e successivamente aveva pubblicato sui social una lunga e delirante spiegazione del suo gesto.

Una giovane straniera già comparsa nell’inchiesta lombarda avrebbe riferito di avere incrociato negli stessi ambienti digitali frequentati dal tredicenne anche il ragazzo di San Vito Lo Capo. Una circostanza che dovrà essere verificata dagli investigatori.

Al momento non esistono conferme ufficiali di un collegamento diretto, ma le verifiche sui dispositivi elettronici sequestrati potrebbero fornire elementi importanti.

 

Nessun pentimento davanti ai magistrati

Il dodicenne è stato ascoltato per ore dalla procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna e da un’équipe di psicologi.

Secondo quanto trapela, il ragazzo non avrebbe mostrato particolare pentimento per quanto accaduto.

Un aspetto che preoccupa gli inquirenti, convinti che il gesto sia stato preparato nei dettagli e annunciato attraverso una serie di post allusivi pubblicati sui social.

Il ragazzo, non imputabile per l’età, continua a essere seguito dagli specialisti che stanno cercando di comprendere le motivazioni profonde dell’accaduto.

 

Il professore: “Non riesco ancora a spiegarmelo”

A fermare l’aggressione è stato lo stesso docente che è riuscito a bloccare il ragazzo e a disarmarlo riportando soltanto lievi ferite.

Il professore continua a descrivere il suo alunno come un ragazzo fragile.

«Non abbiamo mai avuto problemi, mai una discussione particolare. Non riesco ancora a spiegarmelo», ha raccontato.

In un’altra intervista ha aggiunto: «Non ce l’ho con lui. Piuttosto sono preoccupato per lui».

Secondo l’insegnante, il ragazzo potrebbe essere stato influenzato o adescato in ambienti online che ne hanno amplificato fragilità e disagio.

 

Il casco con i nomi delle stragi scolastiche

Tra gli elementi che più hanno colpito gli investigatori c’è il casco utilizzato dal ragazzo durante l’aggressione.

Sul casco erano stati scritti i nomi di autori di celebri stragi scolastiche avvenute negli Stati Uniti e all’estero. Un dettaglio che conferma come il giovane si fosse documentato su episodi di violenza scolastica e ne avesse fatto una sorta di inquietante riferimento simbolico.

 

Valditara: “Vietare i social ai minori di 15 anni”

La vicenda ha riacceso il dibattito politico sull’accesso dei minori alle piattaforme social.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rilanciato la proposta di vietare l’utilizzo dei social ai minori di 15 anni.

«Auspico che il Parlamento possa approvare questa legge», ha dichiarato, sostenendo che episodi come quello di San Vito Lo Capo difficilmente sarebbero accaduti vent’anni fa.

Sul tavolo torna anche l’ipotesi di introdurre metal detector negli istituti considerati più a rischio.

 

La solidarietà del sindaco e il sostegno alla famiglia

Il sindaco di San Vito Lo Capo, Francesco La Sala, ha espresso vicinanza al professore Sergio Falbo, ringraziandolo per il sangue freddo dimostrato.

Ma il primo cittadino ha rivolto un pensiero anche al ragazzo e alla sua famiglia.

«Un sentimento di vicinanza, e non di giudizio o di condanna, vogliamo rivolgere anche al piccolo e alla famiglia che attraversa un momento di grande difficoltà», ha dichiarato.

L’amministrazione comunale ha annunciato il coinvolgimento dei servizi sociali e ha chiesto una riflessione collettiva sul disagio giovanile e sull’uso dei social network.

 

Una vicenda che interroga tutti

La scuola dovrà ora decidere i provvedimenti disciplinari nei confronti dell’alunno. Ma il caso di San Vito Lo Capo va ormai oltre la cronaca locale.

Le indagini cercano di capire se dietro l’aggressione ci sia soltanto il disagio di un ragazzo fragile o se esista un ecosistema digitale capace di alimentare emulazione, isolamento e fascinazione per la violenza.

Perché il dato più inquietante, oggi, non è soltanto che un dodicenne sia entrato a scuola con due coltelli. È che, prima di farlo, abbia sentito il bisogno di annunciarlo online e di trasformarlo in una diretta da condividere con altri ragazzi.




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