La Resistente a via Tasso, under 18 protagonisti


La scelta editoriale del festival è leggibile già nella parola guida dell’edizione: Memoria giovane. Il programma sposta bambine, bambini e adolescenti dal ruolo di destinatari al ruolo di interpreti. Presentano libri, conducono visite, interrogano attrici, attori e autrici. In un luogo come via Tasso questo passaggio pesa più di una semplice formula educativa, perché trasforma il museo in una soglia di responsabilità pubblica.

Nota pratica: gli appuntamenti indicati come laboratori, presentazioni e visite guidate possono richiedere prenotazione o consigliarla. Per famiglie, scuole e gruppi conviene muoversi con anticipo.

Sommario dei contenuti

Il nodo dell’edizione: gli under 18 come mediatori della memoria

La quarta edizione di La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione si concentra su una domanda operativa: che cosa accade quando la trasmissione della memoria passa attraverso la voce di chi la riceve oggi a scuola, nei laboratori e nei gruppi di lettura. La risposta sta nella struttura stessa del programma. Le persone under 18 accompagnano il pubblico dentro il museo, introducono libri, costruiscono domande per chi lavora nel cinema e restituiscono i materiali storici con un linguaggio che appartiene al presente.

L’iniziativa è del Museo storico della Liberazione in collaborazione con A.G. Di Donato. La direzione artistica di Susanna Nicchiarelli dà al percorso una matrice audiovisiva forte: cinema e serie televisiva diventano strumenti di accesso alla guerra di Liberazione, ai diritti e alla cittadinanza. La scheda di Turismo Roma conferma date, sedi e articolazione del calendario, mentre ANSA ha registrato lo stesso impianto nel quadro delle iniziative dedicate agli adolescenti.

Il programma dal 4 al 7 giugno: cosa succede giorno per giorno

Il festival apre giovedì 4 giugno alle 16:30 all’interno del museo con l’inaugurazione della mostra Messi al muro. I muri di Roma 1943-1944: propaganda e resistenza in una città divisa tra guerra e normalità. Subito dopo, dalle 17:00 alle 19:00, Andrea Bouchard conduce un laboratorio di scrittura creativa legato al libro Fuochi d’artificio pubblicato da Salani. L’attività è pensata per la fascia 11-14 anni e introduce il festival con un gesto preciso: la scrittura come esercizio di immedesimazione storica.

Venerdì 5 giugno il lavoro con le età più giovani entra nel campo della lettura. Dalle 17:00 alle 18:30 Anna Sarfatti presenta Fulmine, un cane coraggioso. La Resistenza raccontata ai bambini edito da Mondadori con un laboratorio curato dai booklab della scuola primaria Di Donato per la fascia 6-10 anni. Dalle 18:45 alle 19:30 ragazze e ragazzi dei booklab A.G. Scuola Di Donato leggono Storie di giovani combattenti della Resistenza con la cura di Rosaria Marracino. Nella stessa fascia pomeridiana, dalle 17:00 alle 19:00, le scuole secondarie conducono visite guidate del museo. La serata porta il pubblico nello spazio esterno: dalle 20:00 alle 21:00 Susanna Nicchiarelli presenta la serie Fuochi d’artificio con Anna Losano, Barbara Ronchi e Alessandro Tedeschi, seguita dalle 21:00 alle 23:00 dalla proiezione dei primi due episodi.

Sabato 6 giugno il programma si apre alle 11:00 con un laboratorio di canti condotto da Anonima Frottolisti, pensato per persone bambine e adulte. Il pomeriggio intreccia di nuovo lettura e museo: dalle 16:00 alle 17:30 Fabrizio Altieri presenta Il falco e la stella di Equilibri edizioni, con conduzione affidata al booklab medie dell’A.G. Scuola Di Donato e riferimento alla fascia 11-14 anni. Le visite guidate degli studenti delle secondarie sono previste dalle 15:00 alle 19:00. La parte serale comincia alle 19:00 con musiche e canti, prosegue alle 20:00 con Susanna Nicchiarelli insieme a Emanuela Fanelli e Romana Maggiora Vergano e arriva alle 21:00 alla proiezione di C’è ancora domani di Paola Cortellesi.

Domenica 7 giugno il festival esce dal perimetro stretto di via Tasso e raggiunge via Matteo Boiardo. Dalle 10:00 alle 12:00 è prevista la visita guidata al Casino Giustiniani Massimo al Laterano presso la Delegazione della Custodia di Terra Santa. La chiusura con una passeggiata culturale rende leggibile il quartiere come tessuto di luoghi: il museo resta il centro simbolico, il territorio diventa estensione del racconto.

Perché via Tasso cambia il significato di ogni attività

Via Tasso 145 è un edificio-documento. Durante l’occupazione nazifascista di Roma fu sede del comando del servizio di sicurezza delle SS e della polizia di sicurezza, sotto Herbert Kappler. In quei locali passarono persone arrestate, interrogate, detenute e torturate. Il museo ricorda circa duemila donne e uomini transitati da quelle stanze, tra partigiani, militari e cittadini comuni. Questa densità storica impedisce di leggere il festival come una rassegna culturale ordinaria.

Il Museo storico della Liberazione fu inaugurato il 4 giugno 1955 e istituito come ente pubblico autonomo con la legge del 14 aprile 1957. L’allestimento conserva celle, iscrizioni, documenti, stampa clandestina, cartellonistica e materiali relativi alla Roma occupata. Affidare una visita guidata ad adolescenti in un luogo simile significa mettere a contatto responsabilità narrativa e spazio fisico: chi guida attraversa stanze che conservano tracce e chi ascolta riceve la storia da una generazione che chiede di comprenderla senza trasformarla in rito distante.

La mostra sui muri 1943-1944: propaganda e resistenza nello spazio urbano

L’apertura con Messi al muro introduce un tema che spesso resta sullo sfondo: la città occupata comunicava anche attraverso superfici, affissioni, scritte e segni imposti. I muri di Roma tra 1943 e 1944 erano strumenti di propaganda e luoghi di risposta. La mostra colloca il festival dentro una dimensione materiale della memoria, dove la storia passa per pareti, carte, ordini pubblici, avvisi e tracce minute.

Questo è il punto più concreto del percorso. Il visitatore non incontra soltanto un calendario di eventi, incontra un metodo di lettura urbana. La Resistenza romana viene osservata nella tensione tra vita quotidiana e controllo militare. Da qui deriva la forza della partecipazione scolastica: bambine, bambini e adolescenti entrano in scena per misurarsi con documenti che chiedono precisione.

Cinema e cittadinanza: Fuochi d’artificio e C’è ancora domani

Il linguaggio audiovisivo è il secondo asse dell’edizione. Fuochi d’artificio porta nel festival una narrazione sulla guerra di Liberazione capace di dialogare con il pubblico giovane attraverso personaggi, ritmo seriale e domande morali. La presenza di Susanna Nicchiarelli e del cast rende la proiezione un lavoro di interpretazione condivisa, perché le ragazze e i ragazzi coinvolti non assistono soltanto: formulano domande e spostano il confronto sul modo in cui una storia viene raccontata oggi.

C’è ancora domani inserisce invece il discorso sulla cittadinanza dentro la memoria del voto femminile. Il chiarimento storico è necessario: il diritto di voto alle donne fu riconosciuto nel 1945 e nel 1946 entrò nelle urne con le consultazioni amministrative, il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente. La ricostruzione coincide con la scheda storica della Camera dei deputati. Nel calendario del festival, la proiezione del film di Paola Cortellesi lavora quindi su una soglia precisa: il passaggio dalla liberazione politica alla partecipazione civile.

Accesso, prenotazioni e informazioni pratiche

Il cuore del festival è il Museo storico della Liberazione, in via Tasso 145 a Roma. Il programma usa ambienti interni e spazio esterno del museo, con attività pomeridiane e proiezioni serali. Per laboratori, visite guidate e appuntamenti indicati con prenotazione gradita è opportuno contattare l’organizzazione prima di presentarsi, soprattutto quando partecipano classi, gruppi familiari o booklab.

Il museo indica come riferimenti il numero 06 7003866 e l’indirizzo info@museoliberazione.it. La regola pratica è semplice: le proiezioni serali sono pensate come appuntamenti aperti alla cittadinanza, le attività con fasce d’età e visite guidate richiedono maggiore attenzione organizzativa. Questa distinzione aiuta a evitare sovrapposizioni e permette di scegliere il percorso più adatto tra laboratorio, visita, incontro o cinema.

La nostra lettura: il museo come luogo di esercizio pubblico

La Resistente funziona quando mette in attrito due tempi. Da una parte c’è il tempo storico dell’occupazione, delle celle e dei documenti. Dall’altra c’è il tempo educativo di chi impara a nominare quei fatti senza ereditarli come formula. L’edizione 2026 sceglie di far parlare questo secondo tempo attraverso i più giovani e il risultato è una responsabilizzazione concreta: chi presenta, guida o intervista deve conoscere ciò che dice.

Il festival assume così una funzione che va oltre la commemorazione. Produce competenza civile in pubblico. La memoria resta credibile quando diventa pratica verificabile: leggere un libro davanti ad altre persone, porre una domanda a un cast, attraversare una sala del museo e spiegare perché quella stanza conta. In via Tasso la didattica coincide con l’architettura stessa dell’edizione.


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 Junior Cristarella

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