La vicenda ex Dopla va letta come passaggio industriale concreto, prima ancora che come storia simbolica. Il punto decisivo sta nella continuità materiale: impianti, competenze di fabbrica e responsabilità imprenditoriale sono stati ricomposti dentro una cooperativa di lavoro.
Quadro aggiornato: la riapertura ufficiale è del 25 maggio 2026. I numeri centrali sono 67 dipendenti coinvolti dalla chiusura del 2023 e 25 ex dipendenti nel perimetro della nuova Coopla Green.
La fabbrica riapre, cambia la proprietà del lavoro
Coopla Green ha riportato in attività il sito ex Dopla di Manfredonia con una struttura diversa da quella precedente. La fabbrica resta sul territorio ma la posizione dei lavoratori cambia: il gruppo che ha promosso il worker buyout passa dalla condizione di personale espulso dalla vecchia azienda alla responsabilità diretta di una nuova impresa cooperativa.
Questa trasformazione supera il marchio e il prodotto. Riguarda il controllo della continuità produttiva. In una crisi industriale ordinaria, l’asset può restare fermo e il sapere operaio può disperdersi. Qui il sapere tecnico viene trattenuto nello stesso luogo in cui si era formato.
I numeri: 67 lavoratori, 25 soci e una fase amministrativa ancora aperta
Il perimetro numerico richiede precisione. I 67 dipendenti riguardano la chiusura dello stabilimento nel 2023. I 25 ex dipendenti sono il gruppo su cui si struttura l’attuale Coopla Green. Gli atti regionali successivi mostrano poi una fase più granulare: il beneficio lordo individuale da 10.000 euro per aggiornamento e riqualificazione professionale è stato impostato su 25 soci, con una prima liquidazione a favore di 22 aderenti già formalizzati.
Questo passaggio evita una lettura confusa della vicenda. I numeri diversi fotografano fasi differenti dello stesso percorso: platea originaria della crisi, nucleo cooperativo e avanzamento amministrativo degli atti di sostegno.
Il worker buyout: come una vertenza diventa impresa
Il cuore tecnico dell’operazione è il worker buyout. I lavoratori costituiscono una cooperativa, mettono in gioco risorse proprie e accedono agli strumenti finanziari previsti per salvare un’attività con capacità produttiva residua. In questo caso il lavoro rientra come capitale, governance e responsabilità.
La leva finanziaria ruota attorno a TFR e anticipo NASpI, insieme agli strumenti della Legge Marcora. Il meccanismo trasforma somme legate alla perdita del posto in una base patrimoniale per la continuità produttiva. È il passaggio più delicato, perché espone i soci lavoratori a un rischio imprenditoriale reale.
Il ruolo industriale della bioplastica certificata
La nuova direttrice industriale sposta il baricentro dal monouso in plastica tradizionale a materiali in bioplastica certificata. La crisi della Dopla matura dentro il quadro europeo sulla riduzione dell’impatto di alcuni prodotti in plastica, che ha cambiato domanda, prospettive regolatorie e convenienza industriale del vecchio modello.
Per Coopla Green la sfida consiste nel tenere insieme capacità produttiva e nuovo mercato. La fabbrica deve andare oltre la sostituzione di una materia con un’altra. Deve dimostrare continuità di fornitura, qualità certificata e sostenibilità dei costi. La riapertura supera il modello precedente e porta il sapere produttivo verso una filiera coerente con il mercato nato dopo la stretta sul monouso.
Finanza, impianti e contratto d’affitto: il lato concreto della ripartenza
Il sostegno economico si articola su più canali. Nel disegno finanziario entrano strumenti cooperativi, intervento regionale e credito bancario. Questo conta perché una cooperativa operaia può nascere con una forte motivazione ma ha bisogno di macchinari, circolante e accesso al mercato per durare oltre la fase iniziale.
La continuità fisica dello stabilimento poggia anche sul rapporto con gli asset produttivi. Nel piano emerso, la cooperativa utilizza immobili e macchinari attraverso un contratto d’affitto di 12 anni con la società proprietaria degli asset rilevati dal fallimento Dopla. È una condizione materiale: senza disponibilità degli impianti, il worker buyout resterebbe un progetto societario fuori dalla fabbrica.
Governance e competenze: perché la cooperativa deve comportarsi da industria
La presidenza di Coopla Green è affidata a Giovanni Guerra, volto del percorso dei lavoratori. La direzione industriale richiede però competenze specialistiche sulla bioeconomia e sul mercato delle bioplastiche. Per questo la riapertura va letta oltre il rientro al lavoro: è una prova di gestione industriale, con scelta delle materie prime, posizionamento commerciale e controllo della qualità.
La differenza tra salvataggio occupazionale e continuità d’impresa passa da qui. Salvare posti di lavoro significa riattivare turni e competenze. Rendere sostenibile l’impresa significa trovare clienti, margini e stabilità finanziaria.
La lettera d’intenti con Dismeco apre un secondo asse industriale
La giornata dell’inaugurazione ha incluso anche la lettera d’intenti con Dismeco, azienda attiva nel trattamento dei rifiuti tecnologici. Il punto industriale è chiaro: Coopla Green guarda anche al recupero di materia prima da rifiuti hi-tech, nel perimetro dei RAEE.
Questo passaggio allarga il progetto oltre la produzione di articoli in bioplastica. La cooperativa prova a costruire una posizione nella green economy che comprenda materia recuperata e nuovi processi. È una scelta coerente con l’esigenza di ridurre la dipendenza da una sola linea produttiva nella fase di riavvio.
Che cosa cambia per Manfredonia
Per Manfredonia la riapertura dello stabilimento vale più di una singola notizia occupazionale. Il sito ex Dopla appartiene a un territorio abituato a misurare le crisi industriali attraverso fermate produttive e perdita di competenze. Coopla Green rimette in circolo lavoro qualificato dentro la stessa area e offre un caso concreto di continuità dal basso.
L’effetto immediato è il rientro di una capacità produttiva che sembrava uscita dal circuito. L’effetto da verificare sarà più severo: capacità di generare ordini costanti e consolidare occupazione stabile. Il taglio del nastro apre la fase di verifica industriale.
La prossima prova: fatturato, pareggio e mercato
Il piano attribuito a Coopla Green guarda a un obiettivo di 8 milioni di euro di fatturato entro fine 2027 e al pareggio nell’orizzonte 2027/2028. Sono soglie industriali e servono a misurare la tenuta del progetto. Servono a capire se la cooperativa riesce a trasformare la ripartenza in ciclo economico stabile.
La variabile decisiva sarà la qualità degli sbocchi commerciali. La bioplastica certificata apre un mercato diverso dal vecchio monouso in plastica tradizionale ma richiede prezzo, volumi e reputazione. Coopla Green entra quindi in una fase in cui la narrazione della rinascita lascia spazio alla misurazione dei risultati.
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Junior Cristarella
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