Il caso supera la firma tra aziende sanitarie. Riguarda il modo in cui il sistema lucano decide se trattare le limitazioni sopravvenute del personale 118 come eccezione amministrativa o come tema stabile di governo del servizio.
Nota di lettura: questo aggiornamento ricostruisce il passaggio Morea-Pittella nel quadro già aperto sulla sanità territoriale lucana. I riferimenti esterni sono usati come conferme documentali dei fatti pubblici.
Dal protocollo alla legge regionale
La sequenza è netta. Dopo il protocollo tra ASP e ASM per il personale del 118 con limitazioni, Nicola Morea porta il dossier su un piano normativo: la soluzione aziendale viene assunta come primo intervento e la proposta di legge depositata con Marcello Pittella punta a renderne stabile il meccanismo.
La differenza è sostanziale. Il protocollo interviene sulla ricollocazione. Una norma regionale può invece costruire una procedura ordinaria per passaggi e mobilità tra aziende sanitarie quando le prescrizioni del medico competente impediscono l’impiego nelle attività di emergenza territoriale.
Il nodo aperto dal riordino del 2017
La cornice nasce dalla legge regionale 12 gennaio 2017, n. 2. L’articolo 2 attribuisce all’ASP la competenza esclusiva sul sistema regionale dell’Emergenza Urgenza 118, compresi rapporti di lavoro e risorse strutturali. La scelta ha concentrato la gestione del servizio in un’unica azienda, mentre una parte del personale interessato continua a gravitare sul territorio materano.
Questo assetto produce un effetto organizzativo preciso: quando un operatore del 118 matura limitazioni certificate, la ricollocazione compatibile deve confrontarsi con la distribuzione reale delle sedi ASP e con i servizi presenti nell’area di residenza.
Perché il Materano resta il segmento più esposto
Il punto più delicato riguarda il personale del 118 operante nel Materano dichiarato non idoneo alle attività di emergenza-urgenza. Nelle ricostruzioni sindacali il disagio deriva dal fatto che le alternative compatibili possono essere distanti dai luoghi di residenza, con assegnazioni verso la provincia di Potenza quando nel Materano manca una struttura ASP utilizzabile al di fuori del Dipartimento di Emergenza Urgenza.
La questione sanitaria si intreccia quindi con il diritto del lavoro. Il cosiddetto repechage impone al datore di lavoro di cercare soluzioni organizzative utili prima di considerare impossibile l’utilizzo della persona con limitazioni. In un servizio come il 118, la compatibilità dipende dalla sede e dal turno oltre che dal rapporto tra prescrizione medica e continuità del servizio.
Cosa prevede la proposta Morea-Pittella
La proposta depositata da Morea insieme a Pittella ha un obiettivo circoscritto: rendere stabile la possibilità di passaggi e mobilità tra ASP e ASM per il personale del 118 con limitazioni. Il punto tecnico consiste nel creare uno strumento prevedibile per casi che oggi rischiano di essere trattati con accordi separati.
Nel perimetro politico di Azione, l’iniziativa assume anche un valore di metodo: il Centro Emergenza Urgenza 118 viene letto come infrastruttura regionale da riorganizzare oltre la somma di criticità locali. Questo passaggio spiega perché il protocollo sia considerato utile ma insufficiente sul piano della programmazione.
L’impatto sui lavoratori con limitazioni
Per il personale coinvolto, la stabilizzazione della mobilità avrebbe un effetto immediatamente leggibile: ridurre l’incertezza sulle sedi compatibili quando una limitazione sanitaria cambia il profilo di impiego. La tutela supera la sola conservazione del rapporto di lavoro, perché la continuità deve essere sostenibile rispetto alla salute e ai tempi di spostamento.
Per le aziende sanitarie, invece, la partita riguarda la capacità di programmare in anticipo. Un protocollo episodico risolve una tensione specifica. Una procedura ordinaria consente di mappare casi e sedi compatibili insieme ai fabbisogni professionali prima che il problema ricada sul turno o sul singolo distretto.
Il rapporto con la riforma territoriale lucana
Questo aggiornamento si collega al nostro approfondimento sulla sanità territoriale lucana. La riorganizzazione di Case della Comunità, COT e servizi di prossimità tocca il 118 solo indirettamente. Il metodo resta lo stesso: una rete sanitaria funziona quando personale, sedi e competenze sono leggibili prima dell’emergenza amministrativa.
La nostra deduzione è lineare. Se la Basilicata sta spostando una parte della risposta sanitaria verso il territorio, anche il personale che regge l’emergenza-urgenza deve avere percorsi chiari quando perde l’idoneità alla prima linea operativa. Senza questa cerniera, la prossimità rischia di restare un disegno separato dalla gestione delle persone.
I punti che la norma dovrà fissare
La proposta dovrà chiarire la platea esatta del personale coinvolto, i criteri di accesso alla mobilità e il raccordo con le valutazioni del medico competente. Servirà anche una disciplina dei tempi, perché una ricollocazione lenta trasforma una tutela in una nuova incertezza.
Il passaggio in Commissione sarà il luogo in cui verificare se la norma riuscirà a distinguere tra ricollocazione compatibile e semplice spostamento. La prima protegge salute e continuità del servizio. Il secondo scarica il problema da un ufficio all’altro senza risolvere il nesso organizzativo.
Perché questa partita pesa sui cittadini
Il cittadino vede l’ambulanza, la centrale operativa, il medico o l’infermiere che arriva sul posto. Dietro quella risposta c’è però una catena di competenze che deve restare stabile anche quando una parte del personale non può più operare in emergenza territoriale.
La programmazione della mobilità interna tra ASP e ASM riguarda direttamente la tenuta del sistema, perché evita che ogni limitazione sanitaria diventi un caso isolato e sottrae il 118 alla logica della correzione tardiva.
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Junior Cristarella
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