Claviere, il ponte tibetano da 500 m fra adrenalina, canyon e cascate — idealista/news


Si può camminare nel vuoto per oltre mezzo chilometro, sospesi fino a 90 metri su una gola scalfita dall’acqua e circondati da rocce piene di fossili. Succede alle Gorge di San Gervasio, tra Cesana e Claviere (alta Val di Susa), dove un percorso di tre ponti metallici forma uno dei ponti tibetani più lunghi al mondo. Qui l’adrenalina non è l’unico motivo per partire: l’itinerario entra in un canyon spettacolare, affianca una cascata e, volendo, si completa con una variante in ferrata che passa perfino dentro un vecchio bunker. 

Dove si trova e perché se ne parla

Il ponte tibetano delle Gorge di San Gervasio si trova nel territorio di Claviere, al confine con la Francia, lungo la SS 24 del Monginevro. L’area è a quota intorno ai 1.100 metri e si sviluppa sopra la Piccola Dora, torrente che ha scavato nel tempo una gola profonda tra pareti calcaree stratificate. Qui la struttura sospesa supera i 500 metri complessivi di sviluppo, con un dislivello di circa 100 metri e un’altezza massima che, nell’ultimo tratto, va oltre i 90 metri dal fondo della gola. 

Com’è fatto il percorso sospeso

Il tracciato è formato da tre ponti in successione, con gradini metallici fissati su cavi d’acciaio: tra un piolo e l’altro si vede il vuoto e sotto scorre la Piccola Dora. La difficoltà è classificata PD (poco difficile): il gesto tecnico è semplice, ma serve assenza di forti vertigini, passo fermo e capacità di gestire l’esposizione. 

La prima sezione incrocia la gola in diagonale e conduce al tratto centrale, parallelo al corso d’acqua, dove il canyon si stringe e l’ambiente si fa più umido e sonoro. Il secondo ponte termina davanti a una cascata che chiude scenograficamente questa parte del percorso, offrendo una pausa naturale prima dell’ultimo sforzo. L’ultimo ponte misura circa 90 metri ed è quello più alto: nelle giornate ventose può oscillare leggermente, aumentando la percezione di sospensione. In media, l’intero itinerario richiede tra 1 ora e mezza e 2 ore di cammino effettivo.

Il passaggio dalla cascata all’ultimo ponte offre due varianti che permettono di adattare l’esperienza al proprio livello e al meteo del giorno. Questa scelta consente di dosare lo sforzo e l’esposizione, mantenendo comunque l’itinerario continuo e logico. Le opzioni previste sono:

  • Sentiero sul versante: una traccia in salita riporta in quota su terreno stabile, indicata a chi preferisce restare su terraferma senza tratti attrezzati verticali. Il collegamento è breve e consente di riprendere il percorso sospeso sull’ultimo ponte. 
  • Via Ferrata dei Militari: una variante attrezzata che sale su roccia con cavo metallico e include il passaggio su una scala militare storica fino a un vecchio bunker. Si attraversa un corridoio basso all’interno della montagna per alcuni metri, per poi tornare alla luce e scendere verso il terzo ponte. È richiesta una minima confidenza con vie ferrate e gestione dell’esposizione.

Sicurezza e accessi: cosa sapere prima di mettersi in coda

L’accesso è regolamentato e avviene con briefing obbligatorio: viene spiegato come agganciare correttamente longe e moschettoni e come muoversi sui pioli. Per entrare serve un kit di sicurezza composto da imbragatura, set da ferrata e casco; chi non lo possiede può noleggiarlo in loco.

La struttura prevede un numero massimo di persone contemporaneamente sul ponte, quindi nelle giornate di punta si devono mettere in conto tempi di attesa. L’età minima indicata è 6 anni, con altezza minima di 1,20 metri per l’accesso. Il biglietto costa 10 euro per gli adulti, con noleggio attrezzatura a 5 euro.

Piano B nel canyon: il sentiero a contatto con l’acqua

Non è necessario affrontare il vuoto per conoscere da vicino le Gorge di San Gervasio. Un sentiero escursionistico entra nella gola dal basso e segue grosso modo il tracciato del ponte, ma a circa 100 metri più in basso, lungo il torrente. Il percorso, accessibile dalla zona della Rocca Clarì, alterna passerelle in legno, gradinate e tratti su sentiero, con spruzzi d’acqua, muschi e un microclima fresco anche in piena estate. 

La lunghezza è dell’ordine di 3 chilometri, con un dislivello complessivo di circa 120 metri tra discesa e risalita; viene segnalato come adatto anche a famiglie con bambini abituati a camminare. L’ultimo strappo dopo la cascata è il passaggio più impegnativo ma si supera in pochi minuti, raggiungendo uno spiazzo erboso con tavoli da picnic.

Come arrivare: riferimenti utili

In auto si segue la SS 24 del Monginevro verso Claviere: poco prima del paese, sul lato della gola, si incontra un ampio parcheggio con casotto in legno che funge da punto accoglienza. Qui si effettuano registrazioni, consegna dell’attrezzatura a noleggio e briefing. Per chi arriva in treno, il riferimento è Torino, collegata alla Val di Susa con regionali che raggiungono località come Susa o Oulx. Da queste stazioni si prosegue in autobus locali o con auto a noleggio lungo la statale verso il Monginevro, con Claviere come ultimo centro abitato prima del confine.

Quando andare e cosa portare

Il ponte è generalmente aperto nella bella stagione: fine settimana da giugno a settembre, con periodo continuato dal 1° luglio al 30 agosto. Le finestre possono cambiare in base a meteo e gestione, quindi un controllo preventivo sui canali ufficiali resta indispensabile. Per l’abbigliamento, si consiglia scarpe da ginnastica o trekking con suola flessibile e buona aderenza (le calzature troppo rigide affaticano sui pioli), strati leggeri per adattarsi alle variazioni di quota e uno zainetto con acqua, perché sul percorso sospeso non ci sono punti di rifornimento. 

Idee da abbinare: cosa vedere e fare in Val di Susa

Il ponte tibetano è il pretesto ideale per un weekend tra natura e cultura in Val di Susa, storicamente attraversata da grandi vie come la Francigena. A breve distanza si raggiunge la Sacra di San Michele, abbazia simbolo del Piemonte arroccata sul Monte Pirchiriano con viste ampie sulla valle. 

Avigliana offre un centro storico d’impronta medievale e il suo castello, mentre Susa racconta con chiarezza l’eredità romana attraverso l’anfiteatro e l’Arco di Augusto, oltre al Castello della Contessa Adelaide oggi sede museale. Chi desidera un’uscita più verticale può orientarsi sulla Ferrata dell’Orrido di Foresto, nella riserva naturale omonima: un canyon spettacolare con cascate e pozze, indicato a chi possiede già esperienza su percorsi attrezzati.

Restando in alta valle, Claviere è un campo base estivo a quota circa 1.760 metri, tra boschi e pascoli ai piedi del Monte Chaberton, con anche un piccolo golf club alpino. Poco lontano si apre la Valle Argentera, solcata dal torrente Ripa: prati vasti, pascoli estivi di mucche e cavalli e accesso regolamentato ai veicoli, con possibilità di escursioni a piedi, in quad o in e‑bike tra borgate storiche e fondovalle.

In tavola, la tradizione piemontese detta il ritmo: vitello tonnato, agnolotti e risotto al Barolo, chiusi dal bonet di cacao e amaretti. Curiosità enologica della zona è il vino del ghiaccio di Chiomonte, prodotto da uve vendemmiate e lavorate sottozero in pieno inverno, espressione del microclima alpino. 


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