Roberto Vannacci al centro di un editoriale del Financial Times. Il quotidiano britannico dedica un’analisi al leader di Futuro Nazionale, dal titolo eloquente: “Il cavallo di Troia russo mette alla prova Meloni”. Il focus è sulle posizioni del generale rispetto alla guerra in Ucraina e il possibile peso politico che Vannacci potrebbe assumere all’interno del centrodestra italiano.
Il Financial Times cita una recente analisi dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), secondo cui Vannacci rappresenterebbe “un cavallo di Troia per l’influenza russa in Italia”. Un eventuale sostegno alla coalizione di centrodestra, sostiene l’autorevole think tank, potrebbe arrivare a “mandare in frantumi il consenso sulla sicurezza collettiva dell’Ue”. E ancora: “Una Roma influenzata da Vannacci porrebbe il veto alle sanzioni e potrebbe divulgare informazioni sensibili sul coordinamento della sicurezza”.
Secondo il quotidiano britannico, la contrarietà di Vannacci alla fornitura di armi all’Ucraina da parte dell’Italia avrebbe aperto un nuovo fronte per Giorgia Meloni, mettendo in discussione direttamente la linea di politica estera della premier, saldamente schierata a sostegno di Kiev. Il Financial Times sottolinea inoltre come alcune delle posizioni espresse da Vannacci sulla Russia presentino significative affinità con quelle sostenute da Mosca.
La prospettiva non è del tutto teorica. Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri di Fratelli d’Italia di Meloni, ricorda FT, ha dichiarato la settimana scorsa di sperare che Vannacci entrasse a far parte della coalizione di governo di destra. Il partito ha poi precisato che l’affermazione rifletteva la sua “opinione personale”, e Cirielli ha chiarito di aver parlato “in termini teorici”.
Vannacci non ha risposto alle richieste di commento sui suoi presunti legami con la Russia. Nel suo manifesto politico recentemente pubblicato, il partito sottolinea “l’importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa” per ridurre i costi energetici per gli italiani.
Quando Vannacci era addetto militare italiano a Mosca
A ricostruire il rapporto del generale con la Russia è anche John Foreman, ex addetto militare britannico a Mosca, che conobbe Vannacci quando quest’ultimo ricopriva lo stesso incarico per l’Italia, a partire dall’inizio del 2021. “Apparteneva a quel tipo di militare italiano che pensa che non dovremmo avere uno scontro con la Russia, che la Russia dovrebbe essere un partner”, ha raccontato Foreman al quotidiano britannico, descrivendolo come una persona che non apparteneva al “campo dei falchi” nei confronti di Mosca.
Il caso Vannacci si inserisce così in una questione più ampia che attraversa il centrodestra e la politica europea. Sul tavolo resta anche la collocazione politica di Vannacci e il suo possibile ruolo futuro. Ed è proprio questa prospettiva a rendere l’analisi del Financial Times particolarmente sensibile per il governo: il tema non riguarda soltanto i rapporti con la Russia, ma anche la tenuta della linea europea e atlantica del centrodestra italiano.
Le ricostruzioni di FT arrivano mentre in Italia si riaccende il confronto sulla possibile influenza russa nella politica europea e, più in generale, sul rapporto con Mosca.
Da Wicklow, in Irlanda, dove partecipa alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue, Antonio Tajani sceglie una linea prudente ma non esclude l’ipotesi di interferenze russe. “Il Financial Times può scrivere quello che vuole. Bisogna sempre poi provare quello che si dice. Mi auguro che questo sia assolutamente falso”, ha dichiarato il ministro degli Esteri rispondendo alle domande sull’analisi del quotidiano britannico.
Tajani ha poi allargato il discorso agli episodi di quella che definisce “guerra ibrida” russa, citando anche quanto accaduto in Germania. “Noi siamo solidali con la Germania per ciò che è accaduto” a Lipsia, ha affermato, parlando di una serie di “attacchi da parte russa”, non di una guerra combattuta con le armi ma di azioni che, secondo il ministro, restano “inaccettabili”.
Il titolare della Farnesina non esclude quindi che Mosca possa tentare di intervenire anche nel processo democratico dei Paesi europei. “Non escludo anche che possano esserci tentativi da parte della Federazione russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione Europea”, ha detto Tajani, ipotizzando tentativi di condizionare le libere elezioni e la volontà popolare attraverso attività di guerra ibrida.
Parole che provocano la reazione di Matteo Salvini. Il vicepremier e segretario della Lega, a margine di un sopralluogo a Torre Maura, a Roma, prende le distanze dall’ipotesi di una possibile interferenza russa nelle prossime elezioni italiane. “Non so se il collega Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io da vicepresidente del Consiglio”, osserva.
Salvini rivendica quindi la libertà di scelta degli elettori italiani: “Non voglio mancare di rispetto all’intelligenza e alla libertà di scelta degli italiani, che non hanno mai votato, né penso voteranno, per influenze russe, cinesi, americane, israeliane, palestinesi”.
Il leader della Lega riconosce la responsabilità della Russia nell’invasione dell’Ucraina, ma contesta quella che definisce una crescente “ansia anti-russa” in Europa. “Partendo sempre dal presupposto che la Russia ha sbagliato, ha aggredito, ha invaso, ha scatenato una guerra di cui non c’era necessità”, afferma Salvini, aggiungendo però di avere “l’idea che qualche cancelleria europea non voglia mettere fine a questa guerra e cerchi continui pretesti per alimentare questa guerra, magari vendere altre armi”.
Infine, una battuta destinata a far discutere: “Non ho l’ansia che stanotte i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca. Magari se invadessero Tor Bella Monaca qualche cittadino potrebbe anche esserne contento… E non penso che gli italiani voteranno influenzati da nessuno”.
Guerra ibrida già in atto: quando Mosca entra nella politica europea
Non è soltanto una guerra di propaganda quella della Russia contro l’Europa. Negli ultimi anni sono emersi anche casi in cui ambienti legati alla Russia hanno cercato di entrare direttamente nella politica europea attraverso denaro, relazioni e operazioni clandestine.
Il caso più recente e più netto è quello britannico di Nathan Gill, ex eurodeputato ed esponente di UKIP e Reform UK, condannato nel 2025 a dieci anni e mezzo di carcere dopo aver ammesso di avere ricevuto circa 40mila sterline da esponenti filorussi in cambio di dichiarazioni e iniziative politiche favorevoli a Mosca.
Nel 2024 era esploso invece il caso Voice of Europe, una rete accusata dalle autorità europee di essere uno strumento di influenza russa attraverso il quale politici di diversi Paesi sarebbero stati avvicinati e, in alcuni casi, remunerati. Il caso ha coinvolto anche esponenti dell’AfD tedesca, sebbene per alcuni di loro le accuse siano rimaste oggetto di indagine e contestazione.
Esistono poi rapporti finanziari documentati, ma non necessariamente clandestini: nel 2014 il Front National di Marine Le Pen ottenne un prestito di 9 milioni di euro da una banca russa. L’esistenza del prestito è documentata anche da atti ufficiali francesi: il Consiglio di Stato ha esaminato la convenzione stipulata tra il partito e la banca, benché non sia stata dimostrata l’esistenza di un ordine del Cremlino, di una contropartita politica o di un finanziamento occulto da parte dello Stato russo.
Sono solo alcuni degli episodi avvenuti in anni recenti, diversi tra loro, ma mostrano meccanismi tipici della guerra ibrida: non imporre una scelta politica dall’esterno, bensì finanziare, sostenere o amplificare quelle forze che possono indebolire il fronte occidentale e favorire gli interessi di Mosca.
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