Giorgetti conferma il taglio Irpef per il ceto medio e annuncia una sintesi sulla manovra a inizio ottobre, con stime Ocse di crescita riviste allo 0,9%.
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Il taglio delle tasse sul reddito per il ceto medio resta al centro della prossima legge di bilancio. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al question time alla Camera, ha ribadito che la prosecuzione del percorso di riduzione delle imposte è una delle priorità del governo.
Irpef, revisione degli scaglioni tra le finalità della manovra
Giorgetti ha confermato che la revisione dello scaglione Irpef «è una delle finalità» dell’esecutivo. L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, il prelievo principale che colpisce salari, pensioni e altri redditi delle famiglie, organizzato per scaglioni: a salire del reddito, aumenta la percentuale di tasse da pagare.
Il ministro ha spiegato che le diverse opzioni in campo «dovranno convergere in una sintesi e la sintesi avverrà a breve perché innanzitutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica». In altre parole, la definizione finale delle misure fiscali dipenderà dall’aggiornamento dei conti pubblici, ossia delle entrate, delle spese e dell’andamento del debito e del deficit.
Giorgetti ha indicato una scadenza ravvicinata: «All’inizio del prossimo mese di ottobre si saranno chiarite le intenzioni strategie e politiche di intervento del governo».
Quadro di finanza pubblica e variabili macroeconomiche
Per il ministro, il passaggio chiave è proprio l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica, che dovrà tenere conto delle nuove previsioni macroeconomiche. Queste previsioni includono, tra l’altro, l’andamento dei tassi di interesse e dei prezzi delle materie prime.
I tassi di interesse, decisi in larga parte dalla Banca centrale europea per l’area euro, incidono in modo diretto sulla spesa per interessi sul debito pubblico: tassi più alti significano un costo maggiore per rifinanziare i titoli di Stato. I prezzi delle materie prime, invece, condizionano inflazione, costi per le imprese e crescita economica, con impatto sulle entrate fiscali e sulle uscite dello Stato.
Giorgetti ha spiegato che queste variabili «hanno in qualche modo cambiato le prospettive e le dinamiche relative alle macro voci di bilancio», richiamando quindi la necessità di aggiornare i conti prima di fissare in via definitiva il contenuto della manovra.
Crescita e stime Ocse: l’Italia non è “in coda” in Europa
Il ministro è tornato anche sulle valutazioni circa l’andamento dell’economia italiana, alla luce dei dati diffusi dall’Istat, l’istituto nazionale di statistica, e dalle stime aggiornate dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raggruppa le principali economie avanzate.
«Abbiamo preso atto dei dati Istat, abbiamo fallito? Siamo assolutamente in linea con il preventivato», ha affermato Giorgetti, rivendicando la coerenza delle previsioni iniziali del governo.
Per quanto riguarda la crescita del Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza prodotta in un Paese, Giorgetti ha ricordato che «il governo aveva prudentemente messo nelle previsioni per quest’anno lo 0,6%». A fronte di questa ipotesi prudenziale, ha sottolineato che «oggi l’Ocse riconosce e aggiorna dallo 0,5% allo 0,9% le previsioni» per l’Italia.
Secondo il ministro, questo aggiornamento «non ci pone in coda in Europa» e viene collocato in un contesto internazionale “assolutamente sfavorevole”, in cui «altri paesi stanno in condizioni assai peggiori».
Procedura europea e disciplina di bilancio
Nel suo intervento, Giorgetti ha fatto anche un riferimento alla procedura di infrazione europea. Si tratta del meccanismo tramite il quale la Commissione europea contesta a uno Stato membro il mancato rispetto delle regole comunitarie, incluse quelle sui conti pubblici.
«Se fossimo usciti anticipatamente dalla procedura di infrazione europea non solo avremmo rispettato i risultati, avremmo fatto un servizio alla Repubblica italiana, non al governo», ha osservato il ministro, richiamando così il tema della credibilità e della reputazione finanziaria del Paese nell’ambito dell’Unione europea.
Aggiornamenti Istat e nuova governance economica Ue
Giorgetti ha poi richiamato l’attenzione sul continuo aggiornamento dei dati Istat. Questi aggiornamenti, ha spiegato, «seppure trovi il suo fondamento in precise esigenze statistiche, innegabilmente ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali».
Il motivo è che tali revisioni modificano ex post i parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea, cioè il sistema con cui le istituzioni Ue monitorano deficit e debito dei Paesi membri, e nella predisposizione dei documenti di finanza pubblica italiani.
Secondo Giorgetti, questi documenti risultano «ancora più sensibili alle variazioni alla luce della nuova governance economica europea», il quadro aggiornato di regole sul coordinamento delle politiche di bilancio nell’area Ue.
Partenariati pubblico-privato e richieste di modifica normativa
Il ministro ha ricordato infine che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) «ha più volte sollecitato modifiche normative per rafforzare il sistema di rilevazione già operativo». Il riferimento è alle operazioni di partenariato pubblico privato (PPP), che «coinvolgono un numero molto elevato di amministrazioni pubbliche».
I partenariati pubblico-privato sono schemi in cui lo Stato o altri enti pubblici collaborano con soggetti privati per realizzare e gestire opere o servizi (ad esempio infrastrutture) condividendo costi, rischi e benefici. La corretta rilevazione contabile di queste operazioni è cruciale, perché può influire sul calcolo del debito e del deficit pubblico e quindi sulla posizione dell’Italia nei confronti delle regole europee di bilancio.
La richiesta del Mef di modifiche normative va quindi letta nell’ottica di una maggiore trasparenza e solidità dei conti pubblici, in un momento in cui le scelte sulla prossima manovra – a partire dal taglio delle tasse sul ceto medio – dipendono in larga misura da come verranno certificati numeri e previsioni di finanza pubblica.
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