Marco Gay (Unione Industriali di Torino) al Governo: “Serve una Zes per il Nord e meno burocrazia”


Un piano speciale per il Nord da inserire già nella prossima legge di Bilancio, una Zona economica speciale capace di sostenere gli investimenti e una politica industriale costruita sulle vocazioni dei territori. È questo il messaggio che Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino, affida a un’intervista pubblicata da La Stampa, nella quale sollecita il governo ad accelerare sulle misure a favore del sistema produttivo del Nord Italia.

Secondo Gay, il tempo è ormai un fattore decisivo. Le imprese stanno affrontando una fase caratterizzata da profonde trasformazioni tecnologiche e industriali, mentre il contesto internazionale continua a essere appesantito dalle tensioni geopolitiche, dall’aumento dei costi energetici e dalle persistenti pressioni inflazionistiche. Per questo motivo, sostiene il presidente degli industriali torinesi, il piano speciale destinato al Nord dovrebbe partire già nel 2027, trovando spazio nella prossima manovra finanziaria.

L’obiettivo, spiega Gay nell’intervista, è particolarmente ambizioso ma necessario. La velocità con cui stanno cambiando industria e tecnologia impone infatti decisioni rapide. Secondo il presidente dell’Unione Industriali di Torino, il mondo produttivo sta vivendo una rivoluzione senza precedenti e nel giro di pochi anni potrebbe già affacciarsi una nuova fase di innovazione. Restare fermi significherebbe perdere competitività rispetto ai principali concorrenti internazionali.

A rendere ancora più urgente un intervento pubblico sono anche le difficoltà che le imprese stanno affrontando sul fronte dei costi e dell’incertezza internazionale. Gay richiama i dati elaborati dal Centro Studi dell’Unione Industriali di Torino, secondo cui il 53,6% delle aziende dichiara di subire un impatto significativo a causa dei conflitti in Medio Oriente, mentre il 63% segnala che il caro energia sta comprimendo in misura rilevante i margini di profitto.

Da qui la richiesta al governo di costruire un piano che non riproponga strumenti generalizzati, ma che tenga conto delle specificità produttive dei diversi territori. Nell’intervista pubblicata da La Stampa, Gay cita implicitamente l’esperienza del Superbonus come esempio di misura “erga omnes” che non dovrebbe essere replicata. Al contrario, sostiene che gli incentivi dovrebbero essere calibrati sulle reali esigenze dei sistemi industriali locali, premiando la capacità di investimento e di innovazione.

Lo stesso principio dovrebbe guidare anche il decreto Imprese al quale sta lavorando il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e che dovrebbe vedere la luce entro la fine di settembre. Per Gay non servono contributi a fondo perduto, quanto piuttosto strumenti fiscali in grado di rendere più conveniente per le aziende investire, crescere e rafforzare la propria competitività.

Tra questi, il presidente dell’Unione Industriali guarda con favore all’iperammortamento, una misura che in passato ha consentito a numerose imprese manifatturiere di rinnovare gli impianti produttivi e accelerare la digitalizzazione. Gay si dice fiducioso che anche la nuova versione dello strumento possa produrre effetti positivi, purché venga accompagnata da ulteriori interventi.

L’attenzione, infatti, non può limitarsi ai macchinari. Secondo il presidente degli industriali torinesi sarà necessario investire anche sulle competenze. Formazione continua, riqualificazione professionale e aggiornamento dei manager rappresentano, nella sua visione, elementi indispensabili per affrontare la transizione tecnologica che coinvolge l’intero sistema industriale.

Un altro fronte ritenuto prioritario riguarda l’energia. Gay chiede incentivi destinati a migliorare l’efficienza energetica delle imprese, procedure più semplici per favorire gli investimenti nelle fonti rinnovabili e una strategia che continui a sviluppare anche il dibattito sul nucleare come possibile componente del futuro mix energetico nazionale.

Accanto agli incentivi economici, nell’intervista emerge con forza anche il tema della semplificazione amministrativa. Per il presidente dell’Unione Industriali di Torino, la riduzione degli ostacoli burocratici rappresenta una condizione imprescindibile per attrarre nuovi investimenti e sostenere la crescita industriale.

Pur riconoscendo alcuni miglioramenti, Gay sottolinea come i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione rimangano ancora troppo lunghi. Secondo i dati dell’associazione, sono necessari mediamente circa 80 giorni affinché le imprese ricevano il saldo delle fatture da parte degli enti pubblici. Una situazione che continua a pesare sulla liquidità aziendale e che richiede un’accelerazione.

La richiesta rivolta allo Stato non riguarda soltanto procedure più rapide. Gay insiste anche sulla necessità di garantire maggiore certezza normativa, con regole stabili e uniformi che consentano alle imprese di pianificare gli investimenti senza il rischio di continui cambiamenti legislativi.

Guardando al territorio torinese, il presidente dell’Unione Industriali ribadisce la necessità di costruire un vero piano industriale dedicato, inserito all’interno della futura Zona economica speciale del Nord. Torino, osserva, possiede già un’importante tradizione manifatturiera, ma deve rafforzare ulteriormente le proprie eccellenze per aumentare la competitività sia sui mercati interni sia soprattutto nelle esportazioni.

La strategia individuata si fonda su tre direttrici considerate strettamente collegate tra loro: mobilità, aerospazio e trasformazione tecnologica. Sono questi i comparti sui quali, secondo Gay, il territorio può costruire la propria crescita nei prossimi anni.

Tra le prospettive più interessanti emerge quella della cosiddetta mobilità del futuro. Il presidente dell’Unione Industriali immagina infatti una Torino capace di diventare uno dei principali poli europei per lo sviluppo dei droni destinati inizialmente al trasporto delle merci e, in prospettiva, anche delle persone. Un settore che potrebbe affiancarsi alla tradizione automobilistica della città, contribuendo a ridefinirne il ruolo industriale all’interno delle nuove filiere tecnologiche.

L’intervista pubblicata da La Stampa restituisce così la fotografia di un sistema produttivo che, pur alle prese con costi energetici elevati, instabilità internazionale e trasformazioni profonde, continua a chiedere strumenti orientati agli investimenti piuttosto che assistenza. La convinzione di Marco Gay è che il rilancio del Nord passi attraverso una politica industriale mirata, fondata su innovazione, semplificazione amministrativa e valorizzazione delle eccellenze territoriali, con l’obiettivo di rafforzare la competitività italiana in uno scenario economico sempre più globale.

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