Il 28 maggio avevamo ricostruito il passaggio dal telefono sequestrato alla richiesta parlamentare. L’intervento di Lo Voi aggiunge un dato nuovo: la Procura di Roma rende pubblica l’utilità investigativa dell’accesso alle chat e separa con chiarezza la posizione di Delmastro dal perimetro degli indagati.
Nota di garanzia: la vicenda riguarda un’indagine in corso. Le contestazioni verso gli indagati restano ipotesi d’accusa fino a eventuale accertamento definitivo.
L’aggiornamento del 4 giugno: cosa ha detto Lo Voi
Il procuratore capo di Roma ha fissato il punto in due frasi molto misurate. Sulla richiesta di acquisizione ha spiegato: «Io spero ci sia collaborazione». Davanti all’ipotesi di un diniego parlamentare ha aggiunto che una risposta negativa «non ci aiuterebbe». La precisazione parallela su Delmastro, indicato come non indagato, serve a evitare un equivoco: la Procura non sta chiedendo alla Camera di autorizzare un atto contro il deputato, sta chiedendo di poter usare comunicazioni che lo coinvolgono come interlocutore.
Il punto che cambia la lettura è proprio questo. La richiesta non misura una responsabilità personale di Delmastro. Misura l’accesso a una traccia digitale ritenuta utile nel fascicolo su Le 5 Forchette e sulla Bisteccheria d’Italia. L’aggiornamento trova riscontro anche nelle cronache di Adnkronos, che collocano l’intervento a margine del confronto pubblico sulla criminalità organizzata al Villaggio dell’Arma.
Perché questa frase pesa più di una nota formale
Una Procura parla di rado fuori dagli atti quando un passaggio è ancora affidato a un organo parlamentare. Qui Lo Voi sceglie una formula istituzionale e prudente: collaborazione. Nel linguaggio giudiziario non significa adesione politica alla tesi dei pm. Significa possibilità di completare una verifica su materiale già individuato e già conservato in un dispositivo sequestrato.
Il messaggio pubblico è netto. Il fascicolo può proseguire anche senza quelle chat, però la ricostruzione dei rapporti societari perderebbe la parte più diretta del dialogo tra Caroccia e Delmastro. Per un’indagine che guarda a genesi dell’operazione e gestione effettiva della società, la cronologia dei messaggi può valere più di una dichiarazione successiva resa a distanza di mesi.
Il vero nodo tecnico: avere il telefono non basta
La distinzione più importante riguarda il passaggio tra possesso materiale e utilizzabilità. Il cellulare di Caroccia è nella disponibilità degli inquirenti. Le comunicazioni destinate a un parlamentare o provenienti da un parlamentare entrano però in un’area protetta. L’articolo 68, terzo comma, impone l’autorizzazione della Camera per intercettazioni e sequestro di corrispondenza riferiti a membri del Parlamento.
La sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale rende il quadro ancora più preciso: messaggi WhatsApp ed e-mail possono rientrare nella nozione di corrispondenza anche quando sono già stati ricevuti e restano memorizzati. Per questo la questione non si risolve aprendo un telefono. Serve una decisione parlamentare sulla parte di scambio che riguarda Delmastro.
Che cosa dovrà valutare la Giunta per le autorizzazioni
La Giunta non deve stabilire se l’ipotesi investigativa sia fondata. Deve decidere se la richiesta della Procura rispetta il perimetro costituzionale e se l’acquisizione delle chat è pertinente rispetto al procedimento. Questo passaggio è delicato perché tiene insieme due esigenze: tutelare le prerogative parlamentari e non rendere inutilizzabile un segmento potenzialmente rilevante del fascicolo.
Un via libera permetterebbe agli inquirenti di confrontare i messaggi con atti societari e verifiche patrimoniali. Un diniego lascerebbe fuori la porzione di corrispondenza con il deputato. La differenza processuale è concreta: nel primo scenario la chat diventa materiale di lavoro; nel secondo resta un dato non acquisibile nella parte coperta dalla guarentigia.
La posizione di Delmastro va separata dal tema delle chat
Delmastro è il destinatario della tutela parlamentare e allo stesso tempo il soggetto la cui corrispondenza può aiutare a ricostruire i rapporti con Caroccia. Questa doppia posizione va letta senza scorciatoie. Allo stato non risulta indagato nel filone in cui la Procura chiede l’acquisizione delle conversazioni. La richiesta alla Camera non equivale a una contestazione penale nei suoi confronti.
Nell’audizione davanti alla Commissione Antimafia del 26 maggio, Delmastro ha ricostruito la propria versione sul rapporto con Caroccia e sulla partecipazione societaria. Il resoconto parlamentare fissa un passaggio utile: Delmastro ha indicato l’uscita dalla società il 27 febbraio 2026 e ha sostenuto di non conoscere i precedenti di Caroccia. Le chat, se autorizzate, potrebbero essere lette anche come verifica cronologica di quella versione.
Il centro del fascicolo resta Le 5 Forchette
Mauro Caroccia è indicato nelle ricostruzioni giudiziarie come prestanome del clan Senese. Sta scontando una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni. Nel nuovo filone legato alla Bisteccheria d’Italia risulta indagato con la figlia Miriam per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. La difesa respinge il collegamento con denaro della criminalità organizzata e sostiene che i dialoghi non conterrebbero riferimenti a soldi del clan.
La società Le 5 Forchette è il punto in cui convergono il dato societario e quello investigativo. Le quote e il percorso che porta alla gestione del ristorante non sono elementi separati; compongono la sequenza che gli inquirenti vogliono chiarire. In questa sequenza una chat può precisare tempi e decisioni operative con una granularità che gli atti formali non sempre restituiscono.
Perché questo è un aggiornamento e non una duplicazione
Nel nostro precedente approfondimento sulle chat Delmastro-Caroccia avevamo fissato la fase procedurale: telefono sequestrato e richiesta alla Camera filtrata dall’articolo 68. Oggi il quadro si aggiorna perché entra la posizione pubblica del procuratore capo di Roma. Non cambia il perimetro giuridico, cambia il peso istituzionale del passaggio.
La frase di Lo Voi riduce l’ambiguità che poteva restare sul tavolo. La Procura considera l’autorizzazione utile e auspica una collaborazione della Camera. La politica resta libera di valutare la richiesta secondo le proprie prerogative. Dopo questo intervento un eventuale no avrebbe però un significato più esplicito: protezione della corrispondenza parlamentare a costo di lasciare incompleta la verifica sui messaggi.
Il contesto sulle mafie nel Lazio spiega la sensibilità del caso
L’intervento di Lo Voi è arrivato dentro un confronto sulla criminalità organizzata nel Lazio. Il procuratore ha richiamato un punto che si lega alla vicenda Bisteccheria d’Italia: nelle infiltrazioni non conta soltanto il contatto diretto con un amministratore o un politico. Spesso pesano rapporti personali e canali informali capaci di orientare scelte amministrative o imprenditoriali.
Questa chiave aiuta a leggere la richiesta sulle chat senza trasformarla in un processo mediatico. L’interesse investigativo non è il contenuto generico di una relazione personale. L’interesse è capire se i messaggi chiariscono la funzione reale dei soggetti coinvolti e la distanza tra titolarità formale e gestione sostanziale.
Il prossimo passaggio: la scelta della Camera
La prossima soglia è parlamentare. La Giunta dovrà istruire la pratica e definire una proposta. Da lì dipenderà l’ingresso o l’esclusione delle conversazioni nel materiale utilizzabile. L’esito non dirà chi ha ragione nel merito dell’indagine; dirà fin dove può arrivare l’accertamento giudiziario quando incrocia la corrispondenza di un deputato.
Per questo l’aggiornamento è sostanziale. La vicenda non è più ferma al quesito tecnico sul telefono sequestrato. Oggi la Procura esplicita che la collaborazione della Camera sarebbe utile al fascicolo. La decisione parlamentare diventa quindi il punto in cui garanzia costituzionale e accertamento dei fatti si toccano nello stesso atto.
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Junior Cristarella
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