Vedere, nella splendida cornice del Campidoglio a Roma, il nome di Leonardo Trione associato a un Premio Internazionale della Cultura e, soprattutto, ricevere la definizione di “Voce attiva della Cultura”, ci fa riflettere sull’importanza di riuscire a parlare alle persone, entrare nelle loro storie e aiutarle ad affrontare meglio le difficoltà della vita. Il suo è un incoraggiamento a perorare temi che da sempre ci stanno a cuore: la famiglia, l’educazione, le relazioni e la capacità di riscoprire il valore dell’altro.
A parlarcene è lo stesso Leonardo.
Ciao, Leonardo. Che effetto fa ricevere il Premio Internazionale della Cultura come “Voce attiva della Cultura”?
Ricevere questo riconoscimento, nella splendida cornice del Campidoglio a Roma, è stata innanzitutto una grande emozione. Vedere il proprio nome associato a un Premio Internazionale della Cultura e, soprattutto, ricevere la definizione di “Voce attiva della Cultura”, mi ha fatto riflettere sul significato profondo di questo riconoscimento.
Non lo vivo semplicemente come un premio personale o come un punto di arrivo, ma soprattutto come una responsabilità a continuare. La cultura, secondo me, non deve rimanere qualcosa di distante dalla vita quotidiana o confinato nei libri e nei luoghi istituzionali. Deve riuscire a parlare alle persone, entrare nelle loro storie e aiutarle ad affrontare meglio le difficoltà della vita.
Perciò considero questo Premio un incoraggiamento a continuare il mio impegno sui temi che da sempre mi stanno a cuore: la famiglia, l’educazione, le relazioni e la capacità di riscoprire il valore dell’altro.
In che modo sei riuscito a profondere, e quindi valorizzare, il tuo impegno per la famiglia, le relazioni e il bene comune?
Nel corso degli anni ho cercato di mettere le mie competenze e la mia esperienza a disposizione delle persone attraverso diversi strumenti: la mia attività professionale, la formazione, gli incontri con le famiglie, la scuola, la radio, le conferenze e naturalmente la scrittura.
Un ruolo importante in questo percorso lo ha avuto anche la Comunità Arca dell’Alleanza, che porto avanti insieme a mia moglie. È una realtà nella quale da anni cerchiamo di accompagnare le persone e le famiglie, creando occasioni di incontro, formazione, ascolto e crescita.
Credo molto nel valore della comunità, perché nessuna famiglia dovrebbe sentirsi sola nell’affrontare le proprie difficoltà. Una comunità autentica non si limita a riunire delle persone, ma diventa uno spazio nel quale ci si può sostenere, confrontare, crescere insieme e riscoprire il valore delle relazioni. È anche attraverso questa esperienza comunitaria che ho potuto comprendere ancora di più quanto sia importante prendersi cura non soltanto della singola persona, ma delle relazioni che la circondano.
Ho scritto “La guarigione della famiglia ferita” ed “Educare all’amore oggi”, due libri nei quali ho affrontato il tema delle relazioni, della famiglia e dell’educazione all’amore. Recentemente è stato pubblicato anche il mio nuovo libro, “Genitori in crisi? C’è la soluzione!”, nel quale ho voluto concentrarmi su una delle grandi sfide del nostro tempo: la difficoltà che molti genitori incontrano oggi nel loro compito educativo.
In questi anni ho incontrato tante persone e tante famiglie, e ogni incontro mi ha insegnato qualcosa. È proprio da queste esperienze che nasce il mio modo di fare cultura: non limitarmi a parlare di problemi, ma cercare di offrire chiavi di lettura, strumenti e possibilità concrete di cambiamento.
Credo che valorizzare il proprio impegno significhi proprio questo: trasformare ciò che si conosce e ciò che si è imparato nella vita in qualcosa che possa essere utile anche agli altri.
Che ruolo dovrebbe e potrebbe assumere ciascuno di noi nel miglioramento della vita degli altri?
Credo che ciascuno di noi possa fare la propria parte, anche senza compiere necessariamente grandi gesti. Il cambiamento spesso comincia dalle relazioni più vicine e dalle piccole scelte quotidiane.
Penso a un genitore che decide di ascoltare veramente il proprio figlio, a una coppia che trova il coraggio di fermarsi e parlarsi, a un insegnante che riesce a guardare oltre il comportamento di un ragazzo, a una persona che sceglie di non rimanere indifferente davanti alla difficoltà di qualcun altro.
Viviamo in una società nella quale siamo continuamente connessi, ma non sempre siamo realmente in relazione. Abbiamo tanti strumenti per comunicare, ma spesso facciamo fatica ad ascoltarci.
Per questo penso che ognuno possa contribuire al bene comune recuperando alcune parole fondamentali: ascolto, responsabilità, rispetto, empatia e cura dell’altro.
Il bene comune non è qualcosa di astratto che appartiene soltanto alle istituzioni. Nasce anche da come ciascuno di noi sceglie di vivere le proprie relazioni. E quando una persona migliora il modo in cui vive una relazione, inevitabilmente contribuisce anche a migliorare un piccolo pezzo della società.
Con quali persone senti di condividere questo riconoscimento?
Innanzitutto con la mia famiglia, che rappresenta una parte fondamentale del mio percorso. Dietro ogni progetto, ogni libro, ogni incontro e ogni iniziativa ci sono anche persone che hanno saputo sostenere, incoraggiare e talvolta anche sopportare i sacrifici e gli impegni che questo percorso comporta.
Lo condivido poi con tutte le persone che ho incontrato in questi anni: le famiglie, i ragazzi, gli studenti, gli insegnanti, le persone che hanno partecipato ai miei incontri, i lettori dei miei libri e le tante realtà associative e comunitarie con cui ho avuto la possibilità di collaborare.
Ma c’è un pensiero particolare che va proprio alle famiglie. Le loro storie, le loro fragilità e anche le loro conquiste continuano a insegnarmi una delle lezioni più importanti: prima di pensare di poter aiutare qualcuno, bisogna imparare ad ascoltarlo veramente.
Per questo, anche se sul Premio c’è scritto il mio nome, io sento che dietro quel nome ci sono tante persone. In qualche modo questo riconoscimento appartiene anche a loro.
Chi era Leonardo prima, e chi sarà Leonardo dopo il prestigioso traguardo raggiunto?
Prima del Premio c’era un uomo che cercava, attraverso il proprio lavoro, i propri libri e le proprie esperienze, di essere utile agli altri. Dopo questo riconoscimento voglio continuare a essere lo stesso Leonardo, ma con una consapevolezza e una responsabilità ancora maggiori.
Un premio può certamente gratificare e regalare una grande emozione, ma non deve cambiare la direzione del cammino. Anzi, può diventare un’occasione per chiedersi: “Adesso cosa posso fare ancora?”
Continuerò quindi a scrivere, a incontrare persone, a parlare di famiglia, educazione, amore e relazioni, cercando soprattutto di portare questi temi fuori dai libri e dentro la vita concreta delle persone.
Il nuovo libro “Genitori in crisi? C’è la soluzione!” nasce proprio da questa convinzione: oggi abbiamo bisogno di tornare a parlare seriamente di educazione e di genitorialità, senza giudicare i genitori, ma aiutandoli a riscoprire le proprie risorse.
Se prima sentivo il desiderio di dare il mio contributo, oggi sento ancora più forte la responsabilità di farlo.
Per questo non considero il Premio un traguardo definitivo. Lo considero un nuovo punto di partenza, con la voglia di continuare a essere una voce che possa offrire riflessioni, domande e strumenti a chi sta cercando, ogni giorno, di costruire relazioni più autentiche e famiglie più consapevoli.
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