L’Occidente senza rotta – TRIESTE.news


4 giugno 2026 – ore 15:00 – Oggi cercheremo di comprendere l’atteggiamento dell’Occidente nelle dinamiche del conflitto in Ucraina. Il tentativo di definire gli attuali contorni e gli attuali obiettivi politico-diplomatici appare quantomeno complesso. Tale situazione deriva dall’incapacità di decifrare la narrazione che ci viene offerta, dove dichiarazioni che sembrano indirizzare la strategia verso un percorso auspicabile di “pace possibile” vengono successivamente smentite, modificate e dirette a definire altri scenari, opposti, determinando inevitabilmente un pericoloso avvitamento interno alle innumerevoli cancellerie. Le cronache di questi giorni appaiono, come vedremo, assolutamente incomprensibili; i discorsi a Kiev di Mark Rutte, Segretario generale della NATO, appaiono quantomeno “audaci”; l’ingresso nella UE di Kiev registra frenate e accelerazioni continue; l’insofferenza di Zelensky viene celebrata nei resoconti della stampa ucraina, per poi essere cancellata dopo poche ore. Il tutto accompagnato da continue e pressanti richieste, da parte dell’Ucraina, di nuovi sostegni finanziari e nuovi sistemi d’arma agli USA e all’Europa. Gli USA appaiono titubanti: dichiarazioni rassicuranti e aperture verso Kiev si susseguono, accompagnate da brusche frenate e riflessioni prolungate. L’Europa, costretta ad affrontare una crisi economica accelerata anche dalle scelte statunitensi e israeliane in Iran, appare in grande difficoltà. Alcuni Stati dell’Europa orientale stanno “richiedendo il consenso a Washington” per poter ottenere, senza subire ritorsioni, carburanti da Mosca a prezzi accessibili (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e non solo), mentre altri manifestano una crescente insofferenza verso Kiev, tra cui Polonia e Ungheria.

Non dimentichiamo, infine, i Baltici che, sentendosi minacciati da sempre da Mosca, spingono Bruxelles verso la continuazione di un conflitto sine die. Londra, Parigi e Berlino appaiono strette tra una crisi interna, politica ed economica non certo sottostimabile, e la volontà di continuare a sostenere con forza Kiev, sia finanziariamente sia in termini di armamenti.

La Russia sostanzialmente tace, e questo non appare un segnale rassicurante.

Mosca non rinuncia a mantenere un canale aperto con gli USA, intensifica i rapporti con Cina e India, cercando altresì di consolidare i legami politico-diplomatici in Africa e all’interno dei Paesi del BRICS, la nota alleanza geoeconomica e politica nata per controbilanciare l’egemonia occidentale del G7 e promuovere un ordine globale multipolare.

Ricordiamo che il BRICS, che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, nel 2024 si è ampliato con l’ingresso di Egitto, Iran, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti, rappresentando oltre la metà della popolazione mondiale. Inoltre, all’interno dell’organizzazione sono presenti, in qualità di partner, verosimilmente prossimi a divenire membri, anche Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda e Uzbekistan.

Non mi stancherò mai, chiudendo questo freddo resoconto, di ricordare a tutti noi che, mentre si discute, i combattimenti e i bombardamenti continuano; i corpi di milioni di giovani, ucraini e russi, giacciono inermi nella sostanziale indifferenza e freddezza generale.

La guerra si sta oltremodo inasprendo e sono divenuti obiettivi “legittimi” anche strutture pubbliche e civili inermi.

Le popolazioni sono stremate, chiedono la pace, una pace possibile.

Sicuramente i popoli europei non vogliono la guerra.

Alcuni governi europei sembrano incerti.

E noi, la nostra pace, la stiamo mettendo a rischio, come giocatori sprovveduti su un tavolo verde con croupier sapientemente e abilmente orientati.

Mark Rutte, Segretario generale della NATO, a Kiev

In merito, e certamente non casualmente, i resoconti dell’improvvisa visita cambiano in relazione all’obiettivo della testata che li diffonde: dalle posizioni meno “vivaci”, espresse da diverse agenzie internazionali, europee in particolare, ai resoconti maggiormente incisivi della stampa ucraina.

Ci concentriamo su quello che ci giunge da Kiev, semplicemente perché ci aiuta a comprendere meglio il messaggio che viene rilanciato sia alla popolazione ucraina sia, indirettamente, a Mosca.

Kiev Independent, il 3 giugno, afferma che: “Il segretario generale della NATO, l’olandese Mark Rutte, è arrivato a Kiev il 3 giugno per una visita ufficiale non annunciata in precedenza, secondo quanto comunicato da Ukrzaliznytsia, il monopolio ferroviario statale ucraino.

La visita avviene appena un giorno dopo uno dei più gravi attacchi russi, che ha causato la morte di oltre 20 persone e il ferimento di oltre 100 in Ucraina. “Oggi, alla stazione ferroviaria di Kiev, accogliamo con piacere il Segretario generale della NATO, Mark Rutte”, ha dichiarato la compagnia ferroviaria su Telegram. “Questa visita è estremamente importante, come tutte le precedenti, in quanto rappresenta un gesto di solidarietà e sostegno da parte dell’Alleanza al nostro Paese”.

Parlando più tardi nella giornata insieme a Zelensky, Rutte ha fatto riferimento al micidiale attacco missilistico di massa sferrato dalla Russia contro l’Ucraina nella notte del 2 giugno, affermando che “l’avventatezza di Mosca non è una novità”. “Ma mentre l’Ucraina continua a resistere, a innovare e a ottenere successi sul campo di battaglia, la Russia è sempre più disperata”, ha aggiunto.

Rutte e Zelensky hanno affermato durante l’incontro che la NATO e Kiev non hanno abbandonato l’idea di una futura adesione dell’Ucraina all’Alleanza. Mark Rutte e Volodymyr Zelensky hanno inoltre presieduto una riunione del Consiglio NATO-Ucraina a Kiev, alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutti i 32 membri dell’Alleanza.

Il 22 maggio, Rutte ha ribadito il suo sostegno all’Ucraina e ha affermato di sperare di poter estendere maggiormente il supporto militare a Kiev tra i membri europei dell’Alleanza. “Quello che voglio ottenere è che il peso sia distribuito in modo più equo, che ci sia una maggiore condivisione degli oneri. Perché, al momento, sono solo sei o sette alleati a sobbarcarsi il lavoro più gravoso”, ha dichiarato Rutte durante una riunione dei ministri degli Esteri della NATO.

Dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha interrotto gli aiuti militari all’Ucraina, gli alleati europei di Kiev si sono in gran parte fatti carico delle spese per sostenere il Paese.”

Ukrainska Pravda dedica ampi servizi alla visita di Rutte a Kiev e, tra gli articoli pubblicati, desidero proporvene uno perché, potenzialmente, contiene affermazioni a dir poco audaci, se non pericolose.

Leggiamolo insieme:

“Il Segretario generale della NATO Mark Rutte e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy hanno dichiarato a Kiev che nessuna delle due parti intende abbandonare la necessità dell’adesione dell’Ucraina all’Alleanza.

Rutte ha sottolineato che la precedente decisione sulla futura adesione dell’Ucraina rimane in vigore. «Gli alleati sono stati molto chiari, e ciò è stato riconfermato l’ultima volta al vertice NATO in occasione del 75° anniversario dell’Alleanza, che esiste un percorso irreversibile per l’ingresso dell’Ucraina nella NATO», ha affermato.

Rutte ha riconosciuto che non c’è ancora un accordo unanime tra gli alleati sull’adesione, ma che, in termini pratici, i preparativi per l’adesione sono in corso.

«Da un punto di vista pratico, quello che stiamo vedendo ora è che le Forze armate ucraine sono sempre più interoperabili con la NATO. Stiamo vedendo che, per quanto riguarda gli standard, utilizziamo sempre più gli stessi standard. Per quanto riguarda la nostra industria, è sempre più interconnessa. Stiamo imparando dall’Ucraina, come NATO, in materia di tecnologia dei droni e dei sistemi anti-drone. E la NATO, ad esempio, quando si tratta di combattere una guerra aerea e altri aspetti della guerra, può ancora aiutare l’Ucraina in questo ambito. Quindi possiamo ancora aiutarci a vicenda», ha spiegato.

Zelenskyy, da parte sua, ha confermato che durante la riunione del Consiglio NATO-Ucraina tenutasi a Kiev è stato espresso sostegno all’adesione dell’Ucraina all’Alleanza.

«Oggi molti Paesi hanno affermato di vedere l’Ucraina nella NATO. Ed è vero: un numero molto elevato, la maggioranza. E nessuno ha detto di non volerla vedere, sebbene alcuni siano rimasti in silenzio al riguardo», ha aggiunto Volodymyr Zelenskyy, pur riconoscendo che non c’è ancora unanimità formale, che rimane l’ostacolo.

Rispondendo a una domanda di approfondimento della Pravda Europea sulla possibilità che si raggiunga l’unanimità, Zelensky ha indicato di contare sulla capacità di convincere gli scettici.

«Ormai la maggior parte dei Paesi comprende appieno che la presenza dell’Ucraina nella NATO è necessaria tanto all’Alleanza stessa quanto all’Ucraina stessa. E questa è una questione complessa… Credo che anche i russi abbiano bisogno dell’Ucraina nella NATO. Perché in futuro potrebbe essere doloroso se l’Ucraina non facesse parte della NATO», ha aggiunto.

Secondo European Pravda, le argomentazioni di Zelensky su questo punto si basano, tra l’altro, sull’idea che l’adesione dell’Ucraina alla NATO fornirebbe alla Russia garanzie di non aggressione da parte delle Forze armate ucraine, nonostante i territori occupati rimarrebbero sotto il controllo russo”.

Che dire davanti a simili dichiarazioni? Riproporre l’adesione dell’Ucraina alla NATO, sapendo che gli USA hanno sempre dichiarato di non sostenere tale eventualità, apre scenari e discussioni infinite. Sta cambiando la posizione statunitense? Ci chiediamo.

Sappiamo che una tale decisione determinerebbe una dura reazione di Mosca, non certo rassicurante.

Cosa nasconde tutto ciò?

https://kyivindependent.com/nato-chief-arrives-in-kyiv-day-after-mass-russian-strike/

https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/06/03/8037623/

Zelensky minaccia di licenziare i funzionari per i ritardi nelle forniture di missili Patriot

La tensione in seno alla presidenza ucraina cresce dopo gli attacchi russi su Kiev. In tale contesto, Oleg Sukhov, esperto giornalista ucraino di Kiev Independent, nel pomeriggio del 3 giugno pubblica un articolo decisamente “audace”, descrivendo con dettagli inediti la situazione interna esistente nei palazzi del potere a Kiev. Questo breve documento appare significativo perché smonta alcuni pilastri della narrazione che ci viene offerta.

“Il presidente Volodymyr Zelensky ha minacciato di licenziare i funzionari ritenuti responsabili dei ritardi nella fornitura all’Ucraina dei sistemi di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense.

La dichiarazione giunge in un momento di carenza di sistemi di difesa aerea in Ucraina, mentre l’attenzione e le risorse statunitensi si sono spostate verso la guerra con l’Iran.

I commenti di Zelensky fanno seguito al grave attacco russo del 2 giugno, che ha causato almeno 22 morti e oltre 100 feriti in tutta l’Ucraina.

«Ho tenuto una riunione su ulteriori modalità di fornitura di sistemi di difesa aerea e missili all’Ucraina», ha dichiarato su Telegram. «Abbiamo già un accordo al più alto livello politico sull’acquisto dei sistemi Patriot e ora si attende l’attuazione di tale accordo a livello finanziario, legale e tecnico. Il processo si è protratto troppo a lungo».

Zelensky ha affermato che all’incontro hanno partecipato rappresentanti del Ministero della Difesa, del Ministero degli Esteri, del Consiglio di Sicurezza Nazionale e di Difesa e dell’Ufficio del Presidente. Ha affermato che il contratto per le forniture Patriot deve essere accelerato e che «i funzionari coinvolti hanno la responsabilità personale di ottenere risultati».

«Purtroppo, ad oggi, non sono ancora state completate nemmeno le basi legali per questo contratto», ha aggiunto Zelensky. «Ho fissato una scadenza definitiva: una settimana per tutte le fasi preparatorie. Mi aspetto un rapporto entro venerdì: o ci sarà chiarezza sull’attuazione del nostro accordo Patriot, oppure si dovranno prendere decisioni importanti in merito al personale».

In seguito, il 3 giugno, ha dichiarato che l’Ucraina aveva raggiunto un accordo con gli Stati Uniti e altri alleati per l’acquisizione dei sistemi di difesa aerea Patriot.

«La lista d’attesa per i sistemi Patriot si misura in anni», ha aggiunto Zelensky. «Potremmo iniziare a ricevere questo nuovo pacchetto (di sistemi Patriot) intorno al 2030, il che per me era inaccettabile… Quindi c’è stato un accordo con alcuni Paesi che potevano cedere il loro posto in coda in modo che noi potessimo ricevere un sistema Patriot. Ma si può occupare quel posto in coda solo se si è pagato il contratto. E noi dobbiamo pagarlo».

Tuttavia, ha affermato, l’Ucraina inizialmente non è stata in grado di pagare i sistemi di difesa aerea a causa di un ritardo nell’erogazione di un prestito di 90 miliardi di euro (105 miliardi di dollari) da parte dell’UE all’inizio di quest’anno.

Ad aprile, Zelensky aveva affermato che l’Ucraina stava affrontando una grave carenza di missili di difesa aerea Patriot.

«La situazione è talmente critica che non potrebbe andare peggio», ha affermato Zelensky, aggiungendo che la guerra in Medio Oriente sta influenzando negativamente l’Ucraina e riducendo le sue possibilità di ricevere aiuti militari.

Nello stesso mese, il 16 aprile, Zelensky ha incaricato il comandante dell’aeronautica militare ucraina di contattare i partner che si erano impegnati a fornire missili per il sistema di difesa aerea Patriot e altre piattaforme, a causa della crescente carenza di intercettori.

Nel mese di maggio, Zelensky ha anche inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti Donald Trump avvertendo del peggioramento della carenza di sistemi di difesa aerea dell’Ucraina, in particolare per quanto riguarda le capacità di difesa contro i missili balistici.”

Altri operatori dell’informazione ucraina, attraverso diversi social media e diverse piattaforme, hanno riportato il clima esistente nella presidenza ucraina, decisamente incandescente. Zelensky si sarebbe infuriato, minacciando tutti i collaboratori.

https://kyivindependent.com/zelensky-threatens-to-fire-officials-for-delays-in-patriot-missile-supplies/

Il discorso serale di Zelensky mira, forse, a stemperare i toni interni

Il prode astuto guitto di Kiev, nel consueto incontro serale del 3 giugno, stempera i toni, non parla di adesione alla NATO, decidendo tuttavia di concentrare gran parte del discorso proprio sulla visita di Rutte in Ucraina.

Leggiamo insieme alcuni brevi stralci:

“Oggi Mark Rutte si trovava in Ucraina, insieme agli ambasciatori di tutti gli Stati membri della NATO. Si è riunito il Consiglio Ucraina-NATO. Rappresentanti di tutti i Paesi alleati erano presenti qui, in Ucraina, dopo che la Russia ha tentato di estromettere i nostri partner dal Paese e di intimidire le ambasciate.

Il risultato è stato un incontro altamente simbolico a Kiev e il messaggio principale è chiaro: l’Ucraina deve essere sostenuta maggiormente, soprattutto in settori come le capacità antibalistiche.

I nostri partner hanno deciso di fornire nuovi contributi all’iniziativa PURL (Prioritised Ukraine Requirements List) – programma della NATO per canalizzare e coordinare gli aiuti militari destinati all’Ucraina – che arriveranno a giugno. Questo sarà d’aiuto.

Stiamo anche facendo tutto il possibile per accelerare il lavoro dell’Europa sulle proprie capacità antibalistiche: è fondamentale che l’Europa abbia i propri sistemi, i propri missili per la difesa.

La capacità di costruire un sistema antibalistico europeo esiste e ci sono anche tutte le condizioni necessarie per la produzione. Le decisioni politiche devono essere attuate il più rapidamente possibile.

Sono grato a tutti i Paesi che stanno collaborando con noi in questo compito: Francia, Norvegia, Germania, Danimarca, Svezia, Italia e altri.

L’Europa diventerà veramente più forte quando questo obiettivo sarà raggiunto. Non se, ma quando. Accadrà, ma il tempo è un fattore cruciale e dobbiamo essere più agili.

Abbiamo discusso con il Segretario generale della NATO del Vertice NATO di Ankara: l’Ucraina è stata invitata e saremo rappresentati. L’aspetto fondamentale è che il Vertice produca risultati concreti per l’Ucraina. La difesa antibalistica è uno dei possibili risultati.

Oggi ho parlato anche con Keir, il Primo Ministro del Regno Unito. Ci stiamo preparando per negoziati e incontri, che riguardano sia gli armamenti per la nostra difesa sia la nostra diplomazia, la nostra diplomazia congiunta con l’Europa, per avvicinare la fine della guerra.

L’Europa ha bisogno di una propria voce, di una propria posizione e di un proprio contributo a tutti gli sforzi diplomatici che possono aiutare a porre fine a questa guerra.

Il formato E3 – Regno Unito, Francia e Germania – è efficace. Oltre ai Paesi nordici.

Oggi ho parlato anche con Jonas, il Primo Ministro norvegese. Ti ringrazio per il tuo sostegno, Jonas.

Naturalmente, gli Stati Uniti: siamo in contatto quotidiano con loro. Ci aspettiamo che spostino la loro attenzione dalla questione iraniana alle questioni europee.

La guerra che la Russia ha scatenato contro l’Europa è, di fatto, una guerra che sta conducendo contro l’intero mondo democratico, e ognuno deve fare la propria parte per fermare l’aggressione russa e i suoi continui tentativi di destabilizzare tutti coloro che la circondano”.

https://www.president.gov.ua/en/news/speeches

San Pietroburgo: l’Europa non è ancora in grado di presentare idee concrete per i colloqui sull’Ucraina

Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin, a margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, tuttora in corso, ha voluto ribadire, incontrando la stampa internazionale, che:

“La Russia non ha ancora visto alcun segnale che indichi che l’Europa possa presentare idee valide per i negoziati sull’Ucraina.

L’Europa è totalmente assente da tutto questo schema. È assente proprio a causa della sua posizione ostile e distruttiva nei confronti della Russia.

Tuttavia, la Russia non si chiude al dialogo. Ma, se l’Europa ha delle idee costruttive e valide, allora dovrebbe esprimerle, dovrebbe proporcele. Solo allora valuteremo quanto siano valide.

Finora non ci sono segnali che l’Europa sia in grado di presentare idee valide.

Inoltre, Galuzin ha voluto ricordare che la posizione della Russia sul tema dei negoziati per trovare una soluzione pacifica, sia politica sia diplomatica, alla crisi ucraina è ben nota.

Non abbiamo interrotto questi negoziati nel 2022, quando un accordo reciprocamente accettabile era ormai a portata di mano. L’iniziativa è partita dall’Europa.

Nello specifico, il rappresentante dell’Europa era una personalità molto nota di nome Boris Johnson, all’epoca Primo Ministro della Gran Bretagna, o meglio, semplicemente della Gran Bretagna, che ormai non è più grande.

Abbiamo l’intesa di Anchorage (tra USA e Russia) ed è questa che può costituire la base per un accordo”.

https://tass.com/politics/2141307

La portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, lancia duri strali nei confronti dell’Ucraina in relazione agli attacchi alla centrale nucleare, agli attacchi nel Mar Nero e alla distruzione di un autobus civile colmo di passeggeri inermi.

30-31 maggio: attacchi ucraini alla centrale nucleare di Zaporozhye (ZNPP)

“Le autorità di Kiev sembrano aver smesso di tentare di celare la propria natura criminale e terroristica.

Il 30 maggio, le Forze Armate di Kiev, utilizzando droni, hanno colpito la sala macchine dell’unità n. 6 della centrale nucleare di Zaporozhye e, il 31 maggio, hanno preso di mira l’officina dei trasporti dello stesso impianto.

Solo per pura fortuna si sono evitate vittime e gravi danni alle infrastrutture della centrale.

Queste azioni sconsiderate dimostrano ulteriormente e in modo lampante che le Forze Armate di Kiev restano pronte ad adottare le misure più estreme, comprese quelle volte a compromettere la sicurezza nucleare e fisica della più grande centrale nucleare d’Europa.

Siamo convinti che Kiev, insieme ai suoi alleati americani ed europei, sia pienamente consapevole delle catastrofiche conseguenze che tali provocazioni comportano per il mondo intero, eppure il regime di Kiev ha ripetutamente dimostrato un’insensibile indifferenza per la vita umana.

La responsabilità ultima di questi sviluppi ricade interamente sui sostenitori occidentali dell’Ucraina, che persistono nel rifornire Kiev di nuove e continue forniture di armi e armamenti.

Ci auguriamo che anche l’Occidente, alla fine, si renda conto che, colpendo gli impianti nucleari con le armi fornite, Kiev si comporta di fatto come un bambino piccolo con una pistola carica, creando così una minaccia anche per i propri finanziatori.

Ci aspettiamo che il Segretariato dell’AIEA e il Direttore generale Rafael Grossi forniscano una valutazione obiettiva e proporzionata delle azioni di Kiev.

Le minacce deliberatamente orchestrate dal regime di Zelensky, che nella sua furia anti-russa sta prendendo di mira una centrale nucleare russa, non possono essere ignorate.

La leadership dell’AIEA deve chiamare le cose con il loro nome, altrimenti tutti i suoi appelli a garantire un adeguato livello di sicurezza nucleare e fisica, nonché l’adesione a qualsiasi “principio” e “pilastro” proclamato da Rafael Grossi, perderanno ogni credibilità”.

https://mid.ru/en/foreign_policy/international_safety/regprla/2113972/

2 giugno 2026: risposta della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, a una domanda dei media in merito agli attacchi del regime di Kiev nel Mar Nero.

Domanda: La sera del 28 maggio, una nave turca, battente bandiera di Vanuatu e con a bordo merci in viaggio da Odessa alla Turchia, è stata attaccata da un drone. Secondo la Marina ucraina, l’attacco sarebbe stato opera di un UAV russo. È vero? In caso affermativo, quali implicazioni potrebbe avere questo incidente per le relazioni russo-turche?

Maria Zakharova: “Siamo preoccupati per la significativa escalation dell’attività terroristica del regime di Kiev nel Mar Nero, che sta peggiorando la situazione e aumentando i rischi per la navigazione civile.

Continuiamo a ritenere che l’eliminazione di tutte le minacce alla sicurezza nella regione rimanga un elemento cruciale per qualsiasi soluzione globale alla crisi che coinvolge l’Ucraina.

A questo punto, tuttavia, stiamo assistendo a uno schema ricorrente: le Forze Armate ucraine stanno conducendo incursioni in stile gangster contro le navi, utilizzando USV (navi di superficie senza equipaggio) o UAV, attribuendone la responsabilità alla Russia.

Abbiamo preso atto dell’ennesima provocazione volta a destabilizzare la regione del Mar Nero, ovvero l’attacco a petroliere da parte di droni navali ucraini il 28 maggio, vicino alla costa turca e allo stretto del Bosforo.

Queste azioni, dirette contro navi mercantili civili, hanno dimostrato ancora una volta il totale disprezzo della giunta di Kiev per i principi e le norme del diritto internazionale, pur negando sistematicamente qualsiasi coinvolgimento in tali incidenti.

A nostro avviso, queste provocazioni, che non sono altro che atti terroristici, devono essere oggetto di un’indagine approfondita e imparziale.

Meritano inoltre una chiara risposta pubblica e una condanna da parte di tutti gli Stati costieri, che hanno una responsabilità particolare nel garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero.

Naturalmente, sia gli ideatori sia gli esecutori di questi atti criminali devono essere chiamati a risponderne.

Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare strettamente con Ankara nell’interesse di individuare le migliori modalità per stabilizzare la regione del Mar Nero ed esercitare un’influenza efficace su Kiev.”

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2114150/

3 giugno 2026: commento della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, sull’attacco delle forze ucraine a un autobus di linea nella Repubblica Popolare di Donetsk

“Il regime di Kiev ha dimostrato ancora una volta la sua disumana natura nazista, commettendo un altro crimine cinico e sanguinoso.

Nelle prime ore del 3 giugno, un autobus di linea in viaggio da Mosca a Simferopol è stato bombardato nel centro del distretto urbano di Yenakiyevo, nella Repubblica Popolare di Donetsk.

L’interno è stato completamente distrutto dalle fiamme. Sette persone sono morte e altre undici, tra cui un bambino, sono rimaste ferite in modo più o meno grave.

Condanniamo fermamente questo attacco terroristico. Esprimiamo le nostre sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e auguriamo una pronta guarigione ai feriti.

Il Comitato investigativo russo ha aperto un’indagine penale sull’attentato terroristico. Sono in corso le fasi di accertamento dei dettagli del crimine e dell’identità di tutti i soggetti coinvolti.

È opportuno notare che, in seguito al bombardamento, sono stati avvistati droni da ricognizione delle Forze Armate ucraine nei cieli sopra il luogo della tragedia, apparentemente intenti a documentare le conseguenze di questo crimine di guerra.

Il regime di Kiev, sconfitto sul campo di battaglia, cerca di sfogare la sua impotente rabbia su civili indifesi. Questo è esattamente ciò che fecero gli invasori nazisti e i loro scagnozzi banderisti più di 80 anni fa, quando fuggirono dai territori occupati, presagendo l’imminente sconfitta.

Chiediamo a tutti i governi responsabili, alle organizzazioni internazionali competenti e ai media indipendenti di condannare con fermezza questo brutale attacco terroristico a Yenakiyevo.

Insabbiare questo crimine, come altre brutali atrocità perpetrate da Kiev, equivale ad avallare le politiche misantropiche del regime di Zelensky.”

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2114439/

San Pietroburgo: il dialogo tra Mosca e Washington prosegue ed è destinato a intensificarsi a breve

Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i Paesi stranieri e direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), ha dichiarato alla stampa internazionale che la Russia e gli Stati Uniti mantengono un dialogo costante e che si prevede un’ulteriore intensificazione delle comunicazioni bilaterali nel prossimo futuro.

“Restiamo in contatto con i nostri colleghi americani. Le comunicazioni avvengono più volte a settimana e il dialogo prosegue.

Credo che vedremo passi più concreti in questo dialogo nel prossimo futuro.

Gli oppositori del dialogo tra Russia e Stati Uniti continuano a diffondere disinformazione e a cercare di creare tensioni dove non ce ne sono.

Il dialogo è teso, ma apprezziamo l’iniziativa di pace dimostrata dal team del presidente Trump.”

https://tass.com/politics/2141331

Conclusione

Entrando questa mattina nel mio studio, mentre bevevo un caffè, mi sono imbattuto in un piccolo quadro dalla cornice color crema che da molti anni mi accompagna.

In questo quadro sono riportate, su un foglio di carta ormai consumato, alcune celebri frasi di Platone.

Le ho lette e rilette, dicendo a me stesso: sono ancora drammaticamente attuali.

“Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni.

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, un servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti e le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non apparire troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.

In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.”

Platone, La Repubblica, Libro VIII

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




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