#Finsubito news – Pensione a 64 anni dal 2027: il paradosso di chi guadagna meno


La possibilità di lasciare il lavoro prima dei 67 anni è prevista dal DDL di bilancio 2027 (varato dal Governo il 28 ottobre 2026 ed ora passata al parlamento per l’esame e votazione finale) con un fondo da 850 milioni di euro. Con la Manovra 2027 si torna a parlare di pensione a 64 anni, ma dietro questa prospettiva si nasconde una questione meno evidente: non tutti i lavoratori potrebbero beneficiarne.

Anzianità contributiva, importo dell’assegno e regole di calcolo rischiano di creare differenze importanti anche tra persone della stessa età. E mentre si discute di nuove uscite anticipate, alcuni requisiti sono destinati a diventare già più severi dal prossimo gennaio.

Pensione a 64 anni nel 2027: cosa prevede davvero la Manovra

Il disegno di legge di bilancio 2027, all’art. 52, prevede l’istituzione di un fondo da 850 milioni di euro per il triennio 2027-2029, destinato a finanziare interventi per accompagnare i lavoratori verso l’uscita dal mercato del lavoro.

L’obiettivo politico dichiarato (e fortemente perseguito dalla Lega di Matteo Salvini) è di favorire anche il pensionamento anticipato a 64 anni, ma occorre distinguere le intenzioni dalle norme.

Il testo approvato dal Governo, infatti, non introduce automaticamente la pensione a 64 anni dal 2027. Le modalità di utilizzo delle risorse dovranno essere stabilite attraverso un successivo provvedimento legislativo. Inoltre, bisogna considerare che la manovra è solo in fase embrionale. Il testo passa a Camera e Senato per essere esaminato, discusso, modificato, per poi essere approvato in via definitiva e approdare in Gazzetta Ufficiale entro la fine del 2026.

Tra le ipotesi discusse figura l’esenzione dell’uscita anticipata ai lavoratori che hanno contributi precedenti al 1996, oggi generalmente esclusi dall’anticipata riservata ai contributivi puri.

Si è parlato di una possibile combinazione di 64 anni di età e 36 anni di contributi. Questa formula, non costituisce comunque un requisito oggi approvato e non può essere considerata un diritto acquisito.

I requisiti già previsti cambiano dal 2027

Esiste già una pensione anticipata contributiva disciplinata dall’art. 24, comma 11, del decreto-legge n. 201/2011. Questa possibilità riguarda, in via ordinaria, chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.

Per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, nel 2027 occorreranno 64 anni e 1 mese di età e almeno 20 anni e 1 mese di contributi. Dal 2028 occorreranno 64 anni e 30 mesi di età oltre 20 anni e tre mesi di contributi. Incremento di 1 mese (nel 2027) e di ulteriori 2 mesi (dal 2028) anche per la pensione di vecchiaia (oggi fissata a 67 anni di età) senza alcun incremento invece per il requisito contributivo (che resterà a 20 anni).

Lo chiarisce la circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026. E’ inoltre prevista una finestra di tre mesi prima della decorrenza della pensione.

Ma l’età e i contributi non bastano. L’assegno maturato deve raggiungere almeno tre volte l’importo mensile dell’assegno sociale. Nel 2026 questa soglia corrisponde a 1.638,72 euro lordi mensili, considerando un assegno sociale di 546,24 euro. Per le lavoratrici con un figlio il limite scende a 1.529,47 euro; con almeno due figli diventa 1.420,22 euro. Gli importi del 2027 saranno aggiornati secondo i valori previsti per quell’anno.

Chi rischia di restare escluso nonostante i contributi versati

Il problema riguarda soprattutto chi ha avuto stipendi bassi oppure una carriera caratterizzata da contratti precari, interruzioni e periodi di lavoro ridotto.

Immaginiamo un lavoratore con 65 anni e 25 anni di contributi effettivi, tutti successivi al 1995. Se la pensione calcolata dall’INPS fosse di 1.200 euro lordi mensili, non potrebbe utilizzare l’attuale pensione anticipata contributiva. Pur avendo superato i requisiti anagrafici e contributivi, non raggiungerebbe l’importo minimo richiesto.

Situazioni simili possono interessare lavoratori part-time, autonomi con redditi contenuti e persone che hanno attraversato lunghi periodi di disoccupazione. C’è poi un’altra difficoltà: i contributi figurativi non valgono per raggiungere il requisito minimo di contribuzione effettiva previsto da questo specifico canale pensionistico.

La futura riforma che si vuole con la manovra 2027 potrebbe modificare alcune condizioni, ma senza regole definitive non è possibile sapere quali categorie saranno effettivamente ammesse.

La vera differenza potrebbe essere tra chi ha stipendi alti e bassi

Un sistema che permette di anticipare il pensionamento soltanto a chi raggiunge una determinata soglia economica finisce per favorire, a parità di altre condizioni, chi ha accumulato contributi più consistenti.

Il paradosso è evidente: chi ha guadagnato meno durante la vita lavorativa potrebbe essere costretto a lavorare più a lungo.

Si ricorda che per alcuni contributivi puri esiste anche l’alternativa di raggiungere la pensione di vecchiaia con almeno 5 anni di contributi e 71 anni di età (che diventano 71 e 1 mese nel 2027 ovvero 71 e 3 mesi dal 2028).

La questione decisiva, quindi, non è solo anticipare l’età pensionabile. E’ capire se la nuova misura finanziata dalla manovra 2027 consentirà davvero di uscire prima anche a chi ha avuto una carriera economicamente più debole. Finché non saranno definiti requisiti e beneficiari, la pensione a 64 anni nel 2027 resta una prospettiva da valutare ancora con prudenza, non una possibilità che sarà garantita a tutti.

Riassumendo

  • Pensione a 64 anni nel 2027: la Manovra prevede nuove risorse, ma nessun diritto automatico.
  • Il fondo da 850 milioni di annui finanzierà interventi pensionistici ancora da definire.
  • Dal 2027 aumentano i requisiti anagrafi e contributivi per la pensione anticipata.
  • L’accesso alla pensione anticipata richiede anche un assegno minimo mensile.
  • Lavoratori precari, part-time e con stipendi bassi rischiano maggiormente di restare esclusi.
  • La futura riforma dovrà chiarire requisiti e beneficiari, evitando nuove disparità tra lavoratori.


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