La relazione di Schifani e le due Sicilie …


Ieri a Sala d’Ercole sono andate in scena due Sicilie. La prima è quella descritta dal presidente Renato Schifani: conti risanati, Pil in crescita, occupazione che aumenta, investimenti per miliardi, turismo da record e una Regione tornata credibile.

La seconda è quella raccontata dalle opposizioni: ospedali in affanno, liste d’attesa infinite, rifiuti ancora nelle discariche, infrastrutture incompiute e una maggioranza che fatica persino a garantire i numeri nelle commissioni.

In mezzo ci sono i siciliani. Che, più delle percentuali e delle dichiarazioni, conoscono bene il tempo necessario per prenotare una visita, percorrere una strada o ricevere acqua dal rubinetto.

 

La Sicilia di Schifani: conti in ordine e investimenti

 

Nella lunga relazione presentata all’Assemblea regionale, il governatore ha rivendicato quasi quattro anni di governo improntati al “rigore”, alla programmazione e al risanamento finanziario.

Il punto di partenza è quello dei conti. Schifani ha ricordato di avere ereditato una Regione con oltre quattro miliardi di euro di disavanzo, rendiconti arretrati e una credibilità finanziaria compromessa. Oggi, secondo il presidente, la Sicilia avrebbe un avanzo di amministrazione superiore ai cinque miliardi, mentre il rendiconto 2024 si è chiuso con un saldo positivo di 2,1 miliardi.

Le entrate tributarie sarebbero cresciute di circa cinque miliardi in tre anni, senza un aumento della pressione fiscale. Un risultato che, secondo il governo, avrebbe permesso alla Regione di migliorare anche il proprio giudizio presso le agenzie internazionali di rating.

Schifani ha poi citato la crescita del Pil, superiore a quella nazionale nel 2023 e nel 2024, e i dati sull’occupazione. Il presidente ha parlato di una Sicilia tornata capace di attrarre investimenti e di utilizzare le risorse europee, a partire dai 4,9 miliardi dell’Accordo per la coesione.

 

Rifiuti, acqua e assunzioni

 

Un ampio spazio è stato dedicato al ciclo dei rifiuti. Schifani considera l’approvazione del nuovo Piano regionale e il progetto dei termovalorizzatori di Palermo e Catania tra le principali riforme della legislatura.

Per i due impianti e per il completamento della rete sono previsti complessivamente 1,5 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è ridurre il conferimento in discarica al 10%, eliminare il trasferimento dei rifiuti fuori dalla Sicilia e abbassare i costi sostenuti dai Comuni.

Sul fronte idrico, il governo rivendica oltre 280 milioni di euro mobilitati per pozzi, sorgenti, reti e condotte, con il recupero di più di 2.300 litri d’acqua al secondo. Schifani ha ricordato anche la riattivazione dei dissalatori di Trapani, Gela e Porto Empedocle.

Il presidente ha inoltre annunciato nuove assunzioni nella macchina regionale: oltre 1.300 dipendenti sarebbero già entrati in servizio, altri 2.600 sono programmati e la Ragioneria generale dello Stato avrebbe autorizzato ulteriori 724 ingressi tra funzionari e dirigenti.

 

La sanità, il terreno dello scontro

 

È sulla sanità che la relazione del presidente e la realtà descritta dalle opposizioni si allontanano maggiormente.

Schifani ha rivendicato l’accordo con il governo nazionale che garantirà progressivamente alla Sicilia 630 milioni di euro in più ogni anno. Ha parlato di oltre un miliardo di investimenti per ospedali e strutture sanitarie, di 170 Case e Ospedali di comunità e di 60 milioni di euro aggiuntivi destinati alla riduzione delle liste d’attesa.

Per il Movimento 5 Stelle, però, il quadro è completamente diverso.

Nessuna riforma, sanità al collasso e infrastrutture in crisi: la Sicilia funziona solo nella relazione di Schifani, in realtà è un disastro”, ha dichiarato il capogruppo pentastellato Antonio De Luca.

Secondo De Luca, quella pronunciata dal governatore non sarebbe stata una relazione sull’attuazione del programma, ma “il racconto di una Sicilia che esiste soltanto nella narrazione del presidente”.

Il capogruppo del M5S ha ricordato che la Sicilia resta nelle ultime posizioni per i Livelli essenziali di assistenza e che le liste d’attesa continuano a essere un problema irrisolto.

Ha inoltre contestato a Schifani di non avere rimosso i direttori generali delle aziende sanitarie che non hanno ottenuto risultati significativi. Nel mirino anche i ritardi nell’applicazione della legge sugli screening neonatali per la Sma.

 

Di Paola: “Il peggior presidente di sempre”

 

Ancora più duro il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola.

Schifani è il peggior presidente di sempre anche in tema di sanità. Sta facendo peggio di Crocetta e Musumeci”, ha detto intervenendo dopo la relazione.

Secondo Di Paola, la sanità siciliana sarebbe organizzata più sulla base dei collegi elettorali che sulle esigenze dei cittadini. Critiche anche sulla gestione dei rifiuti e sul sovraccarico delle discariche, compreso l’impianto di Timpazzo.

Il dirigente pentastellato ha poi lanciato un messaggio agli altri partiti di opposizione: la coalizione alternativa al centrodestra deve presentarsi unita, altrimenti finirà per favorire la riconferma di Schifani.

Una dichiarazione che guarda già alle prossime elezioni regionali. Perché la relazione sul passato è stata anche, inevitabilmente, l’inizio della campagna elettorale sul futuro.

 

La questione morale e il caso Amata

 

Schifani ha affrontato anche il tema più delicato: le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti del centrodestra.

Il presidente ha rivendicato di avere assunto decisioni immediate quando necessario, ricordando la revoca dei due assessori espressione della Nuova Dc. Ha però difeso la scelta successiva di reintegrare il partito nella maggioranza, sostenendo che l’evoluzione delle indagini avrebbe ridimensionato l’ipotesi di un coinvolgimento sistemico.

Sul caso dell’assessora al Turismo Elvira Amata, Schifani ha richiamato il principio costituzionale della presunzione di innocenza, auspicando che possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.

La risposta del M5S è stata netta. Antonio De Luca ha ribadito la richiesta di discutere la mozione di censura contro Amata.

Per i Cinque Stelle, infatti, oltre alle responsabilità giudiziarie esiste una questione di opportunità politica ed etica: “Un politico, oltre a essere onesto, dovrebbe apparire tale”.

È il solito confine, stretto e scivoloso, tra garantismo e responsabilità politica. Un confine che all’Ars cambia spesso posizione a seconda di chi si trova, in quel momento, sotto indagine.

 

Forza Italia difende il presidente

 

A difendere la relazione è stato il capogruppo di Forza Italia, Stefano Pellegrino.

Secondo Pellegrino, Schifani ha portato in Aula “numeri e fatti concreti”, mettendo in difficoltà chi vive di proclami e di “like compulsivi”.

Il capogruppo azzurro ha respinto le critiche sul ciclo dei rifiuti, ricordando che la relazione dedica un’intera parte al nuovo Piano regionale, agli impianti e ai termovalorizzatori.

“La Sicilia cresce più del resto d’Italia, il Pil aumenta, l’occupazione sale, i conti sono risanati, il rating è migliorato e gli investimenti tornano”, ha sostenuto Pellegrino. Per Forza Italia, dunque, non si tratta di una realtà immaginaria, ma della fotografia di una Regione che avrebbe finalmente cambiato passo.

 

Ma intanto il Defr viene bocciato in commissione

 

A complicare la narrazione del governo è arrivato, quasi contemporaneamente, il voto della commissione Affari istituzionali dell’Ars.

Le parti di competenza del Documento di economia e finanza regionale sono state bocciate con quattro voti contrari e tre favorevoli. Hanno votato contro M5S, Pd e Sud chiama Nord. A favore Dc, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

La maggioranza ha spiegato l’incidente con l’assenza di alcuni deputati, impegnati in altre commissioni. Le opposizioni, invece, hanno parlato di un segnale politico e delle difficoltà di una coalizione tenuta insieme più dai numeri che da una visione comune.

È un dettaglio, certo. Ma mentre Schifani raccontava una Regione solida, il documento che dovrebbe indicarne la direzione economica inciampava in una commissione parlamentare.

 

La relazione e la vita reale

 

Il presidente ha presentato numeri importanti e risultati che non possono essere liquidati con una battuta. Il risanamento dei conti, il recupero dei rendiconti e il miglioramento del rating sono elementi concreti.

Ma una Regione non vive soltanto nei bilanci. Vive negli ospedali, negli autobus, nelle strade, nei Comuni senza personale, nelle campagne senza acqua e nelle famiglie che attendono mesi per una visita specialistica.

La domanda rimasta sospesa a Sala d’Ercole è proprio questa: la Sicilia descritta nella relazione di Schifani è già la Sicilia dei cittadini o è ancora soltanto quella che il governo promette di costruire?

La risposta, come ha ricordato lo stesso presidente, spetterà agli elettori. Ma prima arriverà l’ultimo anno di legislatura. E lì, più delle relazioni, conteranno i fatti.

Testo Relazione Del Presidente Schifani All’Ars by Redazione Tp24 




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