La notizia riguarda la funzione culturale che Catania assume dentro un progetto già passato da Roma e Milano. Il Museo dei Saperi diventa il punto in cui la ricerca fotografica nata attorno al Colosseo incontra l’Accademia di Belle Arti e la presenza industriale di MAIRE sul territorio.
Coordinate essenziali: mostra aperta dal 28 maggio al 30 giugno 2026, sede in Piazza Università 2 e ingresso libero secondo gli orari del Museo dei Saperi.
Cosa è accaduto al Rettorato
La presentazione si è svolta il 28 maggio 2026 nella cornice del Rettorato dell’Università di Catania. Il progetto fotografico è stato accompagnato dall’apertura della mostra al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, dove il percorso resterà accessibile al pubblico fino al 30 giugno.
La mattinata ha unito confronto istituzionale e dialogo con gli artisti prima dell’inaugurazione. In questo ordine si legge la natura del progetto. in-genium funziona come dispositivo di formazione culturale applicata, con la mostra come parte visibile di un lavoro più ampio.
La lettura di Lina Scalisi
Lina Scalisi interviene con un ruolo doppio: prorettrice dell’Università di Catania e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania. La sua definizione di progetto visionario va letta dentro un quadro preciso. L’Accademia viene presentata come soggetto che traduce la memoria dei luoghi in metodo progettuale.
Quando Scalisi richiama la centralità dell’uomo nell’uso della tecnologia, il passaggio supera il registro valoriale. Indica una condizione didattica: la tecnologia diventa cultura solo se chi la interpreta sa leggerne conseguenze e limiti dentro la forma sociale che produce. La stessa impostazione trova riscontro nella ricostruzione di Adnkronos sull’intervento della prorettrice.
La genesi: residenza, fotografia e volume
Il nucleo creativo nasce da una residenza d’artista a Roma coordinata da Carmelo Nicosia, direttore della scuola di fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Il percorso ha coinvolto allievi e maestri delle Accademie coinvolte, con Catania affiancata a Brera e Roma nella rilettura dei luoghi simbolo della tecnologia antica.
Il risultato esce dalla sola dimensione espositiva. Il progetto vive anche nel volume pubblicato da Silvana Editoriale e nel podcast Futuro Anteriore, prodotto da Chora Media e narrato da Jacopo Veneziani. Questo allargamento del formato spiega perché in-genium agisca come archivio espanso: immagine e testo si affiancano alla voce per offrire accessi diversi allo stesso problema.
I sei lemmi che guidano la mostra
L’allestimento si organizza attorno a sei lemmi del mestiere dell’ingegnere: progettare, misurare, canalizzare, miscelare, sollevare e riutilizzare. La forza del percorso sta nel trasformare parole tecniche in strumenti di lettura visiva.
La Domus Aurea viene letta come campo del progettare, la Curia Iulia e il Foro Romano come misurazione del sacro e del bello. I sistemi idrici fra Horti Farnesiani, Casa delle Vestali, Fontana delle Pelte e Cloaca Massima entrano nel lemma canalizzare. Il Colosseo appare nella dimensione del sollevare attraverso i montacarichi sotterranei, mentre la Domus Tiberiana consente di ragionare sul riutilizzo come pratica già inscritta nell’antico.
Il punto tecnico è sottile. Ogni lemma evita la nostalgia archeologica e costringe il visitatore a leggere l’antico come un sistema operativo: organizzazione dello spazio, gestione dell’acqua, trasferimento dei pesi, uso delle materie e reimpiego delle strutture. La tecnologia contemporanea entra così in una genealogia, con il passato trattato come laboratorio di soluzioni.
Perché Catania pesa nella strategia di MAIRE
La tappa catanese va letta come scelta di contesto, più che come trasferta. Nel novembre 2024 NEXTCHEM, società del gruppo MAIRE, ha inaugurato in città l’NX Engineering District al Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia. Il centro è stato pensato per sviluppare soluzioni tecnologiche e ingegneristiche avanzate per la transizione energetica, con l’obiettivo dichiarato di contare più di 200 ingegneri e tecnici qualificati.
Dentro questa geografia, la mostra produce un effetto concreto: trasforma l’idea di ingegnere umanista in una domanda di competenze. Catania viene trattata come ambiente in cui studenti d’arte, universitari e profili tecnici possono riconoscere una filiera possibile fra immaginazione visiva e applicazione industriale.
Il Museo dei Saperi come sede necessaria
Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane è una sede coerente perché raccoglie il patrimonio scientifico e storico dell’ateneo in un luogo con funzione didattica aperta alla città. La mostra inserisce nel museo una domanda sul futuro della tecnica senza spostarla fuori dalla memoria universitaria.
Dal punto di vista del visitatore, la collocazione semplifica l’accesso: Palazzo Centrale d’Ateneo, Piazza Università 2, ingresso libero. Gli orari del museo prevedono apertura dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 13:00 e dal lunedì al giovedì dalle 14:30 alle 17:00; il sabato è collegato alla prenotazione per gruppi organizzati.
Come leggere il percorso senza ridurlo a una mostra fotografica
Il modo più utile per attraversare in-genium è seguire i lemmi come funzioni. Progettare riguarda la capacità di ordinare spazio e materia partendo dall’idea iniziale. Canalizzare porta il visitatore oltre il tema dell’acqua, verso il modo in cui un’infrastruttura governa territorio e vita quotidiana.
Riutilizzare è il lemma più vicino alla sensibilità contemporanea. In un tempo in cui la transizione energetica richiede riduzione degli sprechi e circolarità dei processi, vedere il riuso dentro l’antico aiuta a superare una semplificazione diffusa: sostenibilità e innovazione crescono dalla capacità di riconfigurare ciò che esiste.
Cosa cambia per Accademia, università e territorio
La ricaduta più concreta riguarda la posizione dell’Accademia di Belle Arti dentro i processi d’innovazione. Qui la fotografia agisce sulla tecnologia e ne mostra la costruzione culturale. Per un territorio che vuole trattenere competenze, questo passaggio pesa perché lega immaginazione visiva e applicazione industriale.
La nostra lettura è che in-genium funzioni da prova generale di metodo. Il problema tecnico portato dall’industria incontra lo spazio critico dell’università; l’Accademia aggiunge il linguaggio visivo che rende il cambiamento leggibile. La formula ha valore se diventa continuità didattica e se il dialogo fra arte e ingegneria resta dentro percorsi formativi stabili.
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Junior Cristarella
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