E alla fine, per trovare risorse aggiuntive nella manovra di Bilancio, vengono colpite di nuovo le pensioni. Parliamo degli assegni più elevati e della loro rivalutazione nel 2027.
La manovra da 26 miliardi di euro, che introduce l’esonero strutturale dal bollo per le auto fino a 80 kW di potenza, il taglio dell’IRPEF per il ceto medio, l’estensione della flat tax per le partite IVA e diversi bonus, sul fronte previdenziale porta anche una stretta.
Certo, vanno considerate anche le risorse stanziate per il nuovo fondo per la flessibilità in uscita: 850 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029. Uno stanziamento che potrà consentire al governo di introdurre successivamente nuove misure di pensionamento anticipato.
Per alcune pensioni, però, arriva la doccia fredda del ritorno a una rivalutazione meno favorevole per gli assegni più alti. Tradotto in termini pratici, significa aumenti più contenuti nel 2027 per chi percepisce trattamenti superiori a quattro volte il minimo INPS.
I motivi di una scelta spesso impopolare ma ormai pienamente legittima
Le risorse a disposizione, in una fase caratterizzata da forti vincoli di finanza pubblica e dalle note tensioni geopolitiche, impongono delle scelte. E tra queste il governo ha deciso di intervenire nuovamente sulla perequazione delle pensioni medio-alte.
Niente allarmismi, però: non vengono tagliati gli importi delle pensioni già maturate. La riduzione riguarda esclusivamente gli aumenti riconosciuti attraverso la perequazione.
Ogni anno, infatti, le pensioni vengono adeguate all’andamento dei prezzi sulla base dell’indice utilizzato per la rivalutazione, collegato al tasso di inflazione certificato dall’ISTAT.
Per il 2027 il dato definitivo non è ancora ufficiale. Le stime utilizzate in questa fase indicano una rivalutazione vicina al 2,9%, quindi intorno al 3%, ma bisognerà attendere il decreto ministeriale che fisserà il valore da applicare.
Il punto, però, è un altro. Il tasso pieno di rivalutazione verrà riconosciuto soltanto alle pensioni fino a un determinato importo. Superata quella soglia, la percentuale di inflazione effettivamente recuperata diminuirà progressivamente.
Anche oggi esiste un meccanismo che limita la perequazione delle pensioni più elevate, ma funziona per scaglioni. Questo significa che la riduzione della percentuale è applicata soltanto alla parte di pensione che supera determinate soglie.
Previsioni e Disegno di Legge
Nel 2027, invece, il disegno di legge di Bilancio prevede il ritorno a un sistema per fasce di importo complessivo, molto meno favorevole per le pensioni medio-alte.
Non è la prima volta che si adotta un sistema simile. La Corte costituzionale si è pronunciata più volte sui meccanismi di contenimento della perequazione e, anche nel 2026, ha giudicato non incostituzionale il sistema cosiddetto “a blocchi” utilizzato negli anni precedenti.
Questo non significa che qualsiasi riduzione della rivalutazione sia automaticamente legittima. La stessa Corte ha più volte richiamato il legislatore alla necessità di rispettare criteri di ragionevolezza, proporzionalità e temporaneità, bilanciando la tutela del potere d’acquisto dei pensionati con le esigenze della finanza pubblica.
Pensioni, cambia di nuovo la rivalutazione: meno aumenti nel 2027, ecco per chi
Quella prevista per il 2027 è, a tutti gli effetti, una nuova stretta sulla rivalutazione delle pensioni e supera il meccanismo più favorevole utilizzato nel 2026.
Quest’anno la perequazione funziona infatti per scaglioni:
- il 100% del tasso di rivalutazione si applica fino a quattro volte il trattamento minimo;
- il 90% si applica soltanto sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo;
- il 75% si applica sulla parte che supera cinque volte il trattamento minimo.
La differenza è importante perché, con questo sistema, una pensione che supera una determinata soglia non perde la rivalutazione più favorevole sulla parte precedente.
Nel 2027, invece, si tornerà a un meccanismo per fasce, analogo a quello utilizzato nel 2023. La percentuale spettante sarà quindi applicata, in linea generale, all’intero trattamento pensionistico in base alla fascia nella quale questo ricade. Fermo restando il meccanismo di salvaguardia previsto in prossimità delle soglie.
Considerando che il trattamento minimo INPS oggi è pari a 611,85 euro, le fasce utilizzate per determinare la rivalutazione 2027 sono le seguenti:
- fino a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.447,40 euro lordi mensili: rivalutazione al 100%;
- oltre 4 e fino a 5 volte il minimo, cioè fino a 3.059,25 euro: rivalutazione all’85%;
- oltre 5 e fino a 6 volte il minimo, cioè fino a 3.671,10 euro: rivalutazione al 53%;
- oltre 6 e fino a 8 volte il minimo, cioè fino a 4.894,80 euro: rivalutazione al 47%;
- oltre 8 e fino a 10 volte il minimo, cioè fino a 6.118,50 euro: rivalutazione al 37%;
- oltre 10 volte il minimo, quindi sopra 6.118,50 euro: rivalutazione al 32%.
Differenza con il 2026 ed esempi esplicativi
La differenza rispetto al 2026 è evidente. Superate le quattro volte il trattamento minimo, infatti, la percentuale ridotta non si applicherà soltanto alla quota eccedente, ma sarà determinata in base all’importo complessivo della pensione.
Sono comunque previste clausole di salvaguardia per evitare che chi supera di pochissimo una soglia finisca, dopo la rivalutazione, con un trattamento inferiore rispetto a chi si trova immediatamente sotto quella stessa soglia.
Se, per esempio, il tasso definitivo di rivalutazione fosse del 2,9%, una pensione fino a quattro volte il minimo beneficerebbe dell’intero 2,9% di aumento. Per una pensione compresa tra quattro e cinque volte il minimo, invece, l’incremento effettivo sarebbe pari all’85% del 2,9%, cioè circa il 2,47%.
Salendo di fascia, l’aumento si ridurrebbe ulteriormente: circa 1,54% tra cinque e sei volte il minimo, 1,36% tra sei e otto volte, 1,07% tra otto e dieci volte e appena 0,93% per gli assegni superiori a dieci volte il minimo.
Non si tratta quindi di un taglio nominale delle pensioni, ma di una perdita di rivalutazione rispetto all’inflazione. E più alto è l’assegno, maggiore sarà la quota di aumento che il pensionato non recupererà nel 2027.
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