Pisa – Il delicatissimo, aspro e sempre più polarizzato dibattito nazionale sulla complessa convivenza forzata tra i grandi predatori selvatici e le attività umane continua purtroppo ad arricchirsi di pagine drammatiche e inchieste penali, trasformandosi sempre più spesso in un vero e proprio scontro a fuoco aperto nelle nostre campagne. La tensione sociale, da tempo latente tra le associazioni ambientaliste e il mondo agricolo e venatorio, è definitivamente esplosa in seguito a due gravissimi fatti di cronaca che hanno macchiato di sangue le regioni del Centro Italia, accendendo i riflettori su una vera e propria emergenza gestionale. L’ultimo e più macabro ritrovamento è avvenuto nella giornata di martedì scorso, quando la carcassa insanguinata di una femmina di lupo, confermata dai veterinari come un prezioso e raro esemplare in fase riproduttiva, è stata rinvenuta abbandonata e priva di vita in una brulla zona sottomonte situata all’interno della provincia di Pisa. L’animale selvatico è stato brutalmente giustiziato a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in via del Paduletto, nel territorio comunale di Vecchiano. Un’esecuzione crudele e spietata che non le ha concesso una morte pietosa e rapida: secondo le primissime e raccapriccianti indiscrezioni trapelate, la lupa non sarebbe morta subito dopo l’impatto letale del proiettile, ma avrebbe agonizzato atrocemente per diverse ore prima di spirare definitivamente a causa delle gravissime ferite riportate. L’intera e pesante carcassa è stata immediatamente posta sotto rigoroso sequestro giudiziario e trasferita in giornata dai Carabinieri Forestali presso le strutture specializzate dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, che provvederà ad eseguire una meticolosa autopsia balistica per cercare di risalire all’arma utilizzata dal bracconiere.
Orrore nel Pisano: femmina riproduttiva e cucciolo uccisi a fucilate
A sollevare pubblicamente il caso e a presentare un formale esposto-denuncia contro ignoti presso le autorità competenti è stato Maurizio Baglioni, attivissimo e determinato responsabile nazionale del Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi.
Le dichiarazioni di Baglioni dipingono un quadro a tinte fosche, rivelando un dettaglio ancora più inquietante: non si tratterebbe affatto di un caso isolato. Il sindacalista ha infatti denunciato apertamente il contemporaneo e sospetto ritrovamento di un giovanissimo cucciolo di lupo, trovato morto non molto distante dalla carcassa della madre riproduttiva, precisamente nella località di Arena Metato (nel limitrofo comune di San Giuliano Terme). In questo secondo caso, le indagini formali sulle reali cause del decesso sono attualmente ancora in pieno corso, ma l’ombra scura del bracconaggio organizzato si allunga minacciosa sull’intero territorio pisano. Il sindacato ambientalista non usa mezzi termini e fa strategicamente corrispondere, calendario alla mano, la tempistica del vile e mortale ferimento della lupa esattamente «al giorno dell’apertura generale e ufficiale della stagione venatoria in tutta la regione Toscana». «L’evidente coincidenza temporale con l’apertura della caccia», ha tenuto a precisare diplomaticamente ma fermamente Baglioni, «non costituisce, da sola e giuridicamente, una prova inconfutabile della colpevolezza e della responsabilità diretta di un singolo cacciatore o dell’intera categoria venatoria. Tuttavia, alla luce dei fatti, riteniamo assolutamente e urgentemente necessario che venga minuziosamente verificato dalle Forze dell’Ordine chi fosse formalmente autorizzato, presente e armato in quell’esatta area territoriale interessata dal crimine, per capire quali attività venatorie o di altra natura fossero in corso. Il fucile illegale non è gestione del territorio, non è prevenzione dei danni, e certamente non è convivenza civile».
Agricoltori e politica: i danni alle greggi e il via libera agli abbattimenti
I due lupi brutalmente uccisi a colpi di fucile nel territorio pisano si inseriscono in un contesto sociale già fortemente esasperato dal moltiplicarsi esponenziale dei casi di avvistamenti notturni nei centri abitati e dalle crescenti, rabbiose lamentele provenienti dal mondo agricolo e pastorale toscano.
«Il vero, drammatico problema economico non è limitato soltanto alla conta del singolo animale d’allevamento fisicamente ucciso e sbranato dai lupi», ha denunciato pubblicamente Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana. «Subire un improvviso e feroce attacco notturno da parte di un lupo o di un ibrido selvatico provoca uno shock e uno stress psicofisico enorme sull’intero gregge superstite, una condizione patologica che può arrivare a compromettere definitivamente e irreparabilmente l’intero ciclo produttivo e vitale degli animali, causando nei mesi successivi una netta riduzione della preziosissima produzione di latte e ingenerando gravissimi problemi anche nella normale riproduzione stagionale». I numeri snocciolati dall’associazione di categoria parlano chiaro: dal 2021 fino ai primissimi mesi del 2025, sono arrivate sulle scrivanie regionali toscane ben 1.096 segnalazioni certificate e complete di esatta geolocalizzazione satellitare relative alla presenza del lupo. Una pressione numerica altissima, che ha recentemente spinto politicamente il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ad accogliere e ratificare ufficialmente il controverso “declassamento” giuridico (in gergo tecnico downlisting) dello status di protezione rigorosa e intoccabile della specie. La nuovissima normativa nazionale ha persino individuato matematicamente il numero massimo di lupi selavatici legalmente “prelevabili” (ossia abbattibili) annualmente per contenere l’emergenza: un tetto fissato a 180 esemplari in tutta Italia, di cui 22 riservati esclusivamente alla Toscana.
L’allarme del biologo: “Uccidere a caso distrugge il branco e peggiora i danni”
Di fronte alla rabbia degli allevatori e alle scellerate e criminali iniziative dei bracconieri armati, la scienza cerca faticosamente di far sentire la propria voce razionale e competente.
Il biologo esperto Marco Del Frate, che collabora stabilmente e attivamente con il Parco di San Rossore per l’attento monitoraggio e la tutela della specie, invita tutti alla massima prudenza, ricordando che «esiste un rigido protocollo normativo ben preciso, dettato da leggi europee, che porta alla valutazione scientifica del grado di confidenza o di effettiva pericolosità di un singolo individuo problematico. Solo dopo questa analisi si può attivare una catena di intervento che può passare dall’utilizzo di metodi incruenti di dissuasione acustica fino alla rimozione definitiva (generalmente tramite la cattura incruenta in gabbia) di individui considerati specifici e pericolosi». Del Frate lancia però un fortissimo e preoccupato allarme contro il bracconaggio selvaggio e incontrollato: la cosiddetta giustizia “fai da te” armata di fucile a pallettoni non è solo un gravissimo reato penalmente perseguibile ed eticamente sbagliato, ma è soprattutto un enorme e autolesionistico errore gestionale. «Sparare a caso nel mucchio rischia seriamente di acuire in maniera drammatica una situazione già di per sé molto problematica», avverte severamente il biologo. «L’uccisione indiscriminata di determinati individui adulti, infatti, determina inesorabilmente la completa e disastrosa destrutturazione interna dell’intero branco. All’interno di un branco consolidato, la perdita repentina e violenta di alcuni soggetti dominanti può alterarne per sempre i fragili equilibri sociali e venatori. Rimanendo improvvisamente orfani e privi della guida degli individui più adulti ed esperti nella caccia alle grandi prede selvatiche, gli esemplari più giovani si trasformano in un incontrollabile gruppo di adolescenti scalmanati abbandonati a se stessi, che, incapaci di cacciare nel bosco, finiscono inevitabilmente per attaccare le prede umane più facili, ovvero i greggi chiusi nei recinti, causando ancora più danni economici agli allevatori rispetto a prima».
Il dramma in Umbria: la mobilitazione per salvare la cucciola Zira
La terribile teoria del biologo toscano trova una tragica e straziante conferma pratica in quanto sta accadendo in queste drammatiche ore nella vicina regione Umbria, dove cinque giovanissimi cuccioli di lupo, tutti piccoli fratelli inermi facenti parte originariamente della medesima e numerosa cucciolata, sono improvvisamente rimasti orfani della madre, vagando completamente sperduti nei boschi in condizioni disperate di forte denutrizione e gravemente affetti dalla terribile rogna sarcoptica.
Per questi fragili e indifesi animali è iniziata una disperata, commovente e tragica corsa contro il tempo. Purtroppo, uno dei piccoli è stato ritrovato esanime e senza vita ai margini di una strada dopo essere stato brutalmente investito nella notte da un’auto pirata, mentre un secondo fratellino (soprannominato Twin) non è purtroppo sopravvissuto alla fame e alla malattia, spirando tragicamente dopo giorni di inutile agonia nonostante le assidue cure ricevute. Una terza cucciola, affettuosamente ribattezzata Zira dai suoi salvatori, è invece fortunatamente ancora viva e lotta come una leonessa per non arrendersi, assistita giorno e notte senza sosta dagli instancabili e generosi volontari dell’associazione di recupero Wild Umbria. Gli ultimi due fratelli dispersi, purtroppo, sono ancora liberi sul territorio e, nonostante le incessanti chiamate e segnalazioni dei cittadini, non sono ancora stati individuati dai soccorritori. A raccontare la straziante genesi dell’emergenza è stata la stessa onlus sulla propria seguitissima pagina social. “Cinque fratelli, una sola e debole possibilità di salvezza”, è il triste e rassegnato incipit del lungo e commosso post con cui Wild Umbria ha ufficialmente lanciato una necessaria e urgente raccolta fondi pubblica per riuscire a sostenere le altissime e gravose spese mediche delle cure destinate alla piccola superstite.
«Zira presentava una grave zampa fratturata, un quadro clinico fortemente denutrito ed era letteralmente e dolorosamente devastata su tutto il corpicino dalla rogna». La lupa è stata immediatamente sottoposta a un delicatissimo e costoso intervento chirurgico ortopedico e ora si trova in degenza controllata presso il centro di recupero specializzato per animali selvatici dell’associazione, dove viene amorevolmente assistita. «Il lunghissimo e ripido percorso riabilitativo che Zira ha davanti a sé è ancora terribilmente incerto. In pochissimi giorni questa enorme emergenza locale ha già richiesto importanti e non preventivate risorse economiche vitali per pagare le insostenibili cure veterinarie chirurgiche, per acquistare i farmaci specifici salvavita e per garantire una complessa e costosa alimentazione dedicata». Per questo motivo, l’appello disperato dei volontari è rivolto al cuore grande di chiunque possa permettersi di contribuire con una minima donazione monetaria, ma anche a chi, pur non avendo disponibilità, può semplicemente aiutare la causa decidendo di condividere il link della raccolta fondi sui propri profili social. «Per lei, oggi, possiamo ancora fare la nostra piccola ma vitale parte per restituirle, un domani, il bosco e la libertà», conclude speranzosa Wild Umbria.
Per chiunque volesse contribuire a salvare la piccola Zira, è possibile donare visitando la pagina ufficiale: https://gofund.me/ed61d8bff
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