Giornata mondiale della Leucemia mieloide cronica: dalla rivoluzione molecolare alla sfida della remissione senza farmaci


Como, 22 settembre 2026 – Trasformare una patologia neoplastica un tempo infausta in una condizione cronica gestibile, garantendo ai pazienti un’aspettativa e una qualità di vita sovrapponibili a quelle della popolazione generale. È questo il bilancio straordinario che accomuna la comunità scientifica internazionale in occasione della Giornata mondiale della Leucemia mieloide cronica (LMC), promossa ogni anno il 22 settembre, una data simbolica che richiama la traslocazione cromosomica tra i cromosomi 9 e 22, all’origine del cosiddetto “cromosoma Philadelphia”, marcatore genetico della malattia.

Negli ultimi due decenni, l’introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare (gli inibitori delle tirosin-chinasi) ha radicalmente cambiato la storia clinica della LMC. Oggi l’attenzione si è spostata verso la diagnostica molecolare e verso traguardi clinici un tempo impensabili, come la possibilità per una parte selezionata di pazienti – circa il 40-50% di chi mantiene una risposta profonda e stabile per diversi anni – di sospendere in sicurezza le terapie mantenendo la malattia sotto controllo (Treatment-Free Remission).

Per approfondire l’evoluzione delle cure e le modalità diagnostico-terapeutiche della malattia, abbiamo rivolto alcune domande allo specialista ematologo dottor Davide Sirocchi, referente dell’Ambulatorio di Ematologia della Medicina Interna del Sant’Anna, diretta dal professor Alessandro Squizzato.

Dottor Sirocchi, che cos’è la Leucemia Mieloide Cronica e come si giunge oggi a una diagnosi tempestiva?

“La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) è una malattia del sangue caratterizzata dalla proliferazione anomala ed eccessiva delle cellule della linea mieloide, dovuta a un’alterazione genetica ben precisa: la formazione del gene di fusione BCR::ABL1. Nella maggior parte dei casi questa alterazione deriva dalla traslocazione tra i cromosomi 9 e 22, che dà origine al cosiddetto cromosoma Philadelphia. Oggi la diagnosi può essere spesso molto tempestiva. In molti casi la malattia viene scoperta casualmente attraverso un semplice emocromo, spesso eseguito di routine o per altri motivi, che può evidenziare un aumento dei globuli bianchi, talvolta associato anche ad alterazioni della conta piastrinica o dell’emoglobina. Il sospetto viene poi confermato attraverso la ricerca del trascritto BCR::ABL1, anch’essa tramite un prelievo di sangue. Al momento della diagnosi è poi suggerito eseguire l’agoaspirato del midollo osseo, un esame che serve al medico ematologo per ottenere ulteriori informazioni, analizzandone la morfologia e ottenendo dati citogenetici. Le tecniche ultrasensibili a nostra disposizione, come la RT-PCR, permettono di monitorare lo stato di malattia del paziente tramite semplici prelievi di sangue, senza la necessità di effettuare agoaspirati midollari in maniera seriata nel paziente che sta rispondendo bene al trattamento”.

In che modo i farmaci a bersaglio molecolare hanno rivoluzionato la prognosi di questa malattia?

“La storia della LMC rappresenta uno degli esempi più importanti della rivoluzione portata dalla terapia a bersaglio molecolare in oncologia e in oncoematologia. Il punto fondamentale è che il gene BCR::ABL1 produce una proteina con attività tirosin-chinasica anomala, che mantiene le cellule leucemiche in una condizione di proliferazione continua. I farmaci chiamati inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) sono stati progettati proprio per bloccare questa proteina. Il primo di questi farmaci, imatinib, ha cambiato radicalmente la storia naturale della LMC. Oggi disponiamo di diverse generazioni di TKI e di asciminib, un farmaco che agisce sulla proteina BCR::ABL1 con un meccanismo d’azione diverso rispetto ai TKI tradizionali. Questo ci permette di avere un ampio ventaglio di farmaci a disposizione e di scegliere la terapia più adatta in base alle caratteristiche del paziente, della malattia e agli eventuali effetti collaterali. Oggi l’obiettivo non è semplicemente ottenere la normalizzazione dell’emocromo. Attraverso la misurazione quantitativa del trascritto BCR::ABL1 nel sangue possiamo infatti monitorare in maniera estremamente sensibile la quantità di malattia residua, potendo valutare la profondità della risposta e capire precocemente se il trattamento sta funzionando. La conseguenza più importante è stata quindi un cambiamento radicale della prognosi: per la maggior parte dei pazienti con LMC in fase cronica, la sopravvivenza può oggi avvicinarsi a quella della popolazione generale di pari età. La LMC è così diventata uno dei modelli più significativi di come la conoscenza del meccanismo molecolare di una neoplasia possa trasformare una malattia potenzialmente letale in una patologia cronica controllabile”.

Che cos’è la “Remissione Libera da Trattamento” (TFR) e quando diventa un obiettivo raggiungibile?

“La Remissione Libera da Trattamento, o Treatment-Free Remission (TFR), rappresenta uno degli obiettivi più ambiziosi raggiunti negli ultimi anni nella gestione della LMC. Tradizionalmente, il paziente che rispondeva alla terapia con un TKI continuava ad assumere il farmaco per tutta la vita. Oggi sappiamo invece che una parte dei pazienti che raggiunge una risposta molecolare molto profonda e stabile può interrompere il trattamento mantenendo la malattia sotto controllo. È importante chiarire che TFR non significa necessariamente che la leucemia sia stata definitivamente eradicata. Significa piuttosto che, dopo la sospensione della terapia, il paziente rimane in remissione senza dover assumere il TKI. Per questo è fondamentale continuare un monitoraggio molecolare molto stretto: se la malattia dovesse ricomparire a livelli clinicamente significativi, la terapia può generalmente essere ripresa con elevata probabilità di ottenere nuovamente una risposta. Non tutti i pazienti possono interrompere il trattamento. In genere si prende in considerazione la TFR nei pazienti con LMC in prima fase cronica, che abbiano ricevuto una terapia con TKI per un periodo sufficientemente lungo e abbiano mantenuto per diversi anni una risposta molecolare profonda (DMR). Circa il 40-50% dei pazienti selezionati riesce a mantenere la remissione dopo la sospensione del trattamento. La TFR rappresenta quindi un ulteriore passo avanti: l’obiettivo della terapia non è più soltanto vivere a lungo con la malattia controllata, ma, per una parte dei pazienti, arrivare a una situazione in cui sia possibile vivere senza terapia, mantenendo però un controllo molecolare rigoroso”.

Come si articola il percorso di cura e monitoraggio per i pazienti seguiti presso l’Ematologia di Asst Lariana?

“Il paziente può accedere presso il Servizio di Ematologia dell’ospedale Sant’Anna principalmente attraverso due modalità: con impegnativa del medico di medicina generale, dopo che quest’ultimo abbia riscontrato all’emocromo un quadro sospetto per LMC, oppure tramite richiesta di specialisti ospedalieri, sempre a seguito del riscontro di alterazioni tipiche o sospette. Il medico ematologo, dopo aver visitato il paziente, prescrive gli accertamenti necessari a confermare la diagnosi e a definire le caratteristiche della malattia e del paziente. Sulla base di questi elementi viene quindi individuato il trattamento più appropriato e viene avviato un percorso di monitoraggio periodico attraverso visite mediche ed esami ematici. Una parte importante del monitoraggio viene effettuata attraverso la biologia molecolare, che consente di valutare nel tempo la risposta al trattamento mediante prelievi di sangue. In base alle caratteristiche territoriali e alle esigenze del paziente, i prelievi periodici possono essere effettuati presso i punti prelievo di Asst Lariana presenti sul territorio oppure direttamente presso il Day Hospital medico. I medici ematologi si avvalgono inoltre del supporto e delle competenze del Laboratorio di Genetica Medica, diretto dal dottor Piergiorgio Modena, che si occupa dell’esecuzione degli esami citogenetici e molecolari. L’obiettivo è quindi garantire un percorso di cura continuativo e coordinato, dalla diagnosi alla scelta e alla gestione della terapia, fino al monitoraggio nel tempo della malattia”.


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