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Per l’81% dei vertici aziendali internazionali il Continente è diventato più importante nelle decisioni di investimento degli ultimi tre anni. Germania, Regno Unito e Francia guidano le preferenze. Ma l’Italia sale al quarto posto: il 33% delle aziende intervistate prevede di investire nel Paese. Il sondaggio Deutsche Bank
L’Europa appare più attrattiva agli occhi delle imprese internazionali di quanto suggerisca il dibattito sulla sua competitività. È questa la principale indicazione della Sentiment Survey 2026 di Deutsche Bank Global, condotta su 1.200 dirigenti senior di società da almeno 100 dipendenti con sede in 13 mercati extraeuropei e già attive nel Continente o interessate a entrarvi nei prossimi cinque anni. Il 35% degli intervistati indica infatti la sponda orientale dell’Atlantico come la regione oggi più attrattiva per la propria azienda, davanti non sola all’Asia-Pacifico (24%) e ai Paesi Latam (5%) ma anche al Nord America (19%) e alla Cina (6%). Una percezione che si scontra però con alcuni ostacoli ancora da rimuovere e che rischiano di frenare gli operatori, a partire dalla frammentazione del mercato unico.
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Una rilevanza in aumento
Il rafforzamento dell’interesse non riguarda soltanto le nuove opportunità. Per l’81% dei leader aziendali l’Europa è diventata più centrale nelle decisioni di investimento rispetto a tre anni fa: il 28% la considera molto più importante e il 53% moderatamente più importante, mentre il 3% ritiene invece che abbia perso peso. Una dinamica che si riflette anche nei piani di espansione, con il 61% delle aziende già presenti che prevede di ampliare le proprie attività nei prossimi cinque anni e un 33% di quelle non ancora basate entro i confini continentali intenta a pianificare o valutare attivamente un primo ingresso. La stabilità rappresenta una parte importante di questa attrattività: il 71% del campione parla infatti di un’area altamente o abbastanza resiliente di fronte alle sfide economiche e geopolitiche, una percentuale che sale all’82% tra le imprese del Medio Oriente mentre si ferma al 71% nell’Asia-Pacifico e al 65% nelle Americhe.
Dalla domanda ai nuovi investimenti
L’interesse per l’Europa non è legato soltanto alla sua dimensione come mercato di consumo. Il 73% delle aziende già attive vende infatti beni o servizi a clienti europei e il 59% dispone di strutture commerciali o distributive nell’area. Soprattutto, il 99% considera lo considera importante per la crescita della propria azienda come destinazione dei propri prodotti nei prossimi tre-cinque anni. È sul fronte industriale che emerge però uno dei divari più interessanti: solo il 19% delle società già presenti produce in loco, ma il 92% di tutti gli intervistati ritiene che l’area sarà importante nei prossimi tre-cinque anni per ricerca e sviluppo o stabilità delle catene di approvvigionamento. Per il 51% questo ruolo sarà addirittura molto importante. La survey suggerisce quindi un possibile ampliamento della presenza internazionale che va oltre le fasi a valle della filiera.
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Crescita e innovazione
Tra i punti di forza attribuiti all’Europa, le opportunità di crescita sono indicate dal 74% degli intervistati. Al 71% si colloca la capacità di innovazione, soprattutto in relazione al potenziale dell’intelligenza artificiale. Seguono le relazioni internazionali, indicate dal 70%, e la stabilità economica e di mercato, al 68%. Il dato sull’innovazione è particolarmente significativo perché amplia la lettura dell’attrattività oltre la tradizionale dimensione della stabilità. Nella valutazione delle imprese internazionali, il Continente può cioè rappresentare anche un polo per lo sviluppo tecnologico e per l’applicazione dell’AI È proprio questa combinazione tra resilienza, capacità innovativa e opportunità di sviluppo a sostenere una percezione complessivamente positiva, nonostante le criticità che emergono quando la valutazione si sposta dalle caratteristiche del Continente alle condizioni operative concrete.
Germania davanti, Italia quarta
La Germania si conferma la principale destinazione: il 56% delle 1.200 aziende intervistate la inserisce tra i primi tre mercati di interesse. Seguono il Regno Unito, indicato dal 47%, e la Francia, al 35%. L’Italia occupa il quarto posto, con il 33% delle aziende che prevede di investirvi. L’interesse è particolarmente elevato tra le imprese degli Emirati Arabi Uniti, dove raggiunge il 54%, dell’Arabia Saudita (46%) e degli Stati Uniti (41%). Per le aziende messicane, inoltre, il nostro Paese rappresenta la seconda destinazione più attrattiva.
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Il limite è dentro il mercato unico
A fronte dei giudizi positivi sulle prospettive, la survey evidenzia anche una serie di ostacoli che riguardano soprattutto il funzionamento del mercato unico. Il principale riguarda le difficoltà nei rapporti transfrontalieri: per il 43% riducono di molto significativa l’attrattività, mentre un altro 42% ritiene che abbiano comunque un impatto. La questione si riflette anche nella valutazione dei costi e dei tempi necessari per operare localmente, con meno di metà degli intervistati a ritenere che il continente abbia un vantaggio rispetto ad altre regioni su fattori come la competitività del costo del lavoro (42%) e il regime fiscale (44%) o i costi energetici (47%) e la velocità delle procedure di approvazione e autorizzazione (47%). Il risultato è un quadro a due velocità: da una parte, un’area considerata innovativa e capace di offrire opportunità di crescita; dall’altra, un sistema nel quale frammentazione e costi possono ridurre l’attrattività degli investimenti.
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