Il Museo Moderno di Buenos Aires esplora il potenziale costruttivo della natura


Il Museo d’Arte Moderna di Buenos Aires celebra i suoi 70 anni con Abitare il futuro, un programma che riunisce più di dieci mostre e un ricco calendario di attività pubbliche, didattiche ed editoriali. Il progetto del Museo Moderno propone di affrontare diversi spazi geografici, dagli oceani e dai fiumi alle foreste, all’attività vulcanica, ai cieli e al cosmo, per sollevare interrogativi sul nostro rapporto con l’ambiente naturale e sociale e sulle sfide che l’umanità deve affrontare di fronte al futuro.

In questo contesto viene presentata Naturaleza arquitecta, a cura di Patricio Orellana in collaborazione con Victoria Noorthoorn, direttrice dell’istituzione. La mostra propone di riconoscere la natura come protagonista delle pratiche creative e sociali, in quanto architetta, artista ed entità politica a pieno titolo.

Il punto di partenza è il concetto di “foresta culturale”, sviluppato dall’architetto brasiliano Paulo Tavares, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia del 2023. Da questa prospettiva, i territori naturali appaiono come spazi costruiti anche da relazioni sociali, economiche, storiche e politiche. L’architettura e l’arte si incontrano così con altre forme di organizzazione della vita e con territori che vanno oltre lo sguardo esclusivamente umano.

Paulo Tavares, “bosque cultural”, “Naturaleza arquitecta”, courtesy Museo Moderno.

Il percorso è organizzato in due grandi sale. La prima assume la forma di un grande tavolo a forma di fiume, sul quale vengono esposti progetti artistici e architettonici legati ai territori della regione. Accanto ai materiali di artisti e collettivi, il Dipartimento di Educazione del Museo Moderno propone attività interattive rivolte a diversi tipi di pubblico. Tale percorso inizia con le ricerche di Paulo Tavares sull’Amazzonia brasiliana, intesa come spazio architettonico, e prosegue con i progetti di m7red e Casa Río Lab, che mappano territori attraversati da processi ecologici, economici e politici, dai fiumi che circondano Buenos Aires fino al bacino del Rio de la Plata.

Viene inoltre presentato l’eredità di Nicolás García Uriburu, figura fondamentale per comprendere i legami tra arte e attivismo ecologico in Argentina. Il progetto Utopía del Sur riprende tale eredità attraverso grandi riserve destinate alla tutela ambientale e al reinserimento di specie vulnerabili.

La natura come spazio di collaborazione tra le specie emerge nella ricerca di Tomás Saraceno, che utilizza le ragnatele come modelli di organizzazione e cooperazione. Da parte sua, Florencia Levy affronta i paesaggi segnati dall’estrattivismo e dagli strati materiali e storici che vi permangono. La mostra comprende inoltre una sezione dedicata al poeta cileno Raúl Zurita, la cui produzione è strettamente legata alla sperimentazione sul paesaggio.

La seconda sala propone un rapporto più diretto con il corpo e i sensi. Qui sono esposte due grandi opere realizzate appositamente per la mostra dall’artista di Rosario Manuel Brandazza, ispirate al fiume Paraná. Una di esse è un murale realizzato con il fango del fiume stesso. L’altra documenta una sfilata ideata dall’artista, in cui decine di modelle percorrono il Paraná a bordo di chiatte, trasformando il fiume in un’enorme passerella.

Manuel Brandazza, mural, “Naturaleza arquitecta”, courtesy Museo Moderno.

Le acque compaiono anche in un disegno di Adriana Bustos legato alla leggenda di La Maldonado e al ruscello che rimane nascosto sotto Buenos Aires. Da un altro territorio, due opere cinematografiche dell’artista brasiliano Jonathas de Andrade sono ambientate in spazi costieri e fluviali del nord-est del Brasile. In O Peixe, la routine dei pescatori si trasforma in un gesto inquietante: l’abbraccio degli uomini ai pesci fino alla loro morte. La scena apre una riflessione sul nostro rapporto ambivalente con altre forme di vita. In Jangadeiros e canoeiros, le vele create dai pescatori compongono una coreografia sull’acqua, dove colore e forma acquisiscono una potenza visiva che dialoga con la tradizione astratta brasiliana.

Adriana Bustos (Bahía Blanca, 1965) “La fuga”, 2024 Grafite su tela, courtesy Museo Moderno.

La pittura offre altri approcci al paesaggio. Valeria Maggi e Rayana Rayo, artista brasiliana che ha svolto una residenza a Casa Heredia, costruiscono scenari fantastici in cui la natura appare attraversata da una forte dimensione sensoriale e soggettiva. Nelle loro opere, il paesaggio si trasforma in uno spazio di percezione e immaginazione, dove le forme naturali si spostano verso territori ambigui ed evocano altri modi di relazionarsi con l’ambiente circostante. La pittura smette così di funzionare come una rappresentazione stabile della natura per diventare un campo aperto all’esperienza, alla memoria e alla costruzione di mondi possibili.

Valeria Maggi (Tucumán, 1985), “Río rojo”, 2024, Olio su tela, Collezione Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, courtesy Museo Moderno.

Naturaleza arquitecta rivolge lo sguardo anche a ciò che rimane sotto la superficie. Le radici di Virginia Buitrón, i lavori sui vulcani di Eduardo Navarro e Sebastián Roque e le ricerche di Julián D’Angiolillo sull’estrazione energetica consentono di avvicinarsi agli strati materiali che sostengono i territori. In altre opere, sono gli animali a permettere di spostare la prospettiva umana. Il film di Rivane Neuenschwander e Cao Guimarães, gli acquerelli di formiche di Ariel Cusnir e le maschere animali di Florencia Rodríguez Giles introducono altre forme di percezione e propongono di immaginare relazioni diverse tra le specie.

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Florencia Rodríguez Giles. “Naturaleza arquitecta”, courtesy MAMBA
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Eduardo Navarro, 2014 “Poema volcánico”, “Naturaleza arquitecta”, courtesy Museo Moderno

Il percorso culmina con un’opera monumentale di Felix Shumba, artista dello Zimbabwe che quest’anno rappresenta il suo Paese alla 61ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Invitato appositamente dal Museo Moderno, Shumba costruisce un grande paesaggio notturno utilizzando carboncini ricavati dal legno delle foreste della sua terra natale, Bulawayo. La foresta appare come una creatura fantastica che occupa lo spazio e ricambia lo sguardo del visitatore.

In Naturaleza arquitecta, la natura smette di fungere da sfondo per diventare materia attiva della creazione. Fiumi, foreste, argilla, radici, vulcani, animali e territori segnati dall’estrattivismo appaiono come spazi in grado di generare memoria, conoscenza e forme di relazione. In dialogo con Abitare il futuro, la mostra propone così uno sguardo sui modi in cui costruiamo il nostro legame con il pianeta e sulla possibilità di immaginare altre forme di abitarlo.

Felix Shumba, Mural, “Naturaleza arquitecta”, courtesy Museo Moderno, ph Guido Limardo

Abitare il futuro

Naturaleza arquitecta fa parte di Abitare il futuro, il programma 2026 del Museo Moderno, che celebra i 70 anni dell’istituzione. L’iniziativa riunisce più di dieci mostre e un calendario di programmi pubblici, didattici ed editoriali che si estende per tutto l’anno.

Il programma si articola attorno a diversi spazi geografici ed ecosistemi, con particolare attenzione alle relazioni tra arte, design, natura, architettura e urbanistica. Tra le mostre inaugurate durante la Settimana dell’Anniversario figurano Moderno y MetaModerno: Edición 70 Aniversario, Océano interior, Naturaleza arquitecta, Ariel Cusnir: Desde el origene Ana Gallardo: Materiales para la memoria.

Naturaleza arquitecta rimarrà aperta fino a febbraio 2027.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su exibart.ar


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