Spesa del sabato, leggere l’etichetta in 30 secondi: i cinque punti che contano davvero


Al supermercato non compriamo soltanto un alimento. Compriamo anche una promessa: “naturale”, “senza”, “leggero”, “ricco di proteine”, “sostenibile”.

Alcune di queste espressioni rispettano regole precise. Altre mettono in evidenza una sola qualità e lasciano in secondo piano tutto il resto. Intanto l’Europa sta rafforzando le norme contro il greenwashing, per limitare dichiarazioni ambientali generiche e marchi di sostenibilità privi di verifiche indipendenti.

Non serve diventare esperti di nutrizione o trascorrere minuti davanti a ogni confezione. Bastano 30 secondi, se sappiamo dove guardare e in quale ordine.

Primi 5 secondi: qual è il vero nome del prodotto?

La scritta più grande è quella scelta per attirare l’attenzione. Può indicare il gusto, richiamare un ingrediente oppure promettere leggerezza, naturalità e benessere. Il vero nome dell’alimento si trova spesso poco più in basso e con caratteri meno evidenti: “bevanda al gusto di…”, “preparazione a base di…”, “prodotto da forno con…”.

È questa denominazione a dirci che cosa abbiamo realmente in mano.

Subito dopo conviene controllare il peso. Due confezioni quasi uguali possono contenere 400 e 300 grammi. Quello che sembra il prodotto più conveniente potrebbe semplicemente offrire meno alimento. Per confrontare i prezzi bisogna quindi guardare il costo al chilogrammo o al litro riportato sullo scaffale.

C’è poi un’indicazione particolarmente utile. Se un ingrediente viene richiamato nel nome o messo in evidenza attraverso parole e immagini, normalmente deve esserne specificata la percentuale. Se sulla confezione compaiono fragole enormi, per esempio, possiamo cercare quanta fragola sia davvero presente nel prodotto.

Da 5 a 10 secondi: quali ingredienti vengono prima?

Gli ingredienti non sono elencati casualmente: compaiono in ordine decrescente di peso al momento della preparazione. Quello presente in quantità maggiore viene prima, gli altri seguono.

Non bisogna però trasformare questa informazione nella formula “lista corta uguale prodotto buono”. Una lista lunga non è sinonimo di alimento pericoloso e la presenza di un additivo autorizzato non rende automaticamente peggiore tutto ciò che contiene.

Il confronto diventa utile quando mettiamo fianco a fianco prodotti della stessa categoria. Fra due cereali per la colazione possiamo verificare quali cereali occupino i primi posti e dove compaiano gli ingredienti usati per dolcificare. Fra due sughi possiamo confrontare pomodoro, olio e sale. Fra due yogurt possiamo osservare il rapporto tra latte, frutta e altri ingredienti.

Il principio è semplice: confrontare sempre alimenti destinati allo stesso uso. È in quel momento che l’ordine degli ingredienti comincia davvero a parlare.

Da 10 a 20 secondi: il riferimento che permette il confronto

Per confrontare due prodotti bisogna andare direttamente ai valori riferiti a 100 grammi o 100 millilitri. È la base comune che impedisce alle dimensioni della confezione o della porzione suggerita di confondere il confronto.

La voce “di cui zuccheri” comprende tutti gli zuccheri presenti, anche quelli naturalmente contenuti nel latte o nella frutta. Non permette, da sola, di sapere quanti siano stati aggiunti durante la produzione: per capirlo bisogna tornare all’elenco degli ingredienti.

Anche i grassi vanno letti senza automatismi. Oltre alla quantità totale interessa la voce “di cui saturi”, ma un prodotto non diventa preferibile soltanto perché contiene pochi grassi, soprattutto se presenta contemporaneamente molto zucchero o sale.

Il sale merita attenzione nel confronto fra pane, cracker, formaggi, salumi, conserve, salse e piatti pronti. La fibra, quando dichiarata, può aiutare a scegliere fra pane, biscotti e cereali simili.

Una singola riga non decide se un alimento sia “buono” o “cattivo”. Ma, fra due prodotti comparabili, zuccheri, grassi saturi, sale e fibra permettono di scegliere quello più adatto alle proprie esigenze e alla frequenza con cui sarà consumato.

Da 20 a 25 secondi: quanto ne mangeremo davvero?

Qui si nasconde uno degli equivoci più frequenti.

I valori per 100 grammi servono a confrontare. Quelli per porzione servono a capire che cosa mangeremo realmente. Ma la porzione proposta sulla confezione non sempre coincide con quella che siamo abituati a mettere nel piatto.

Un sacchetto da 60 grammi, per esempio, potrebbe riportare i valori di una porzione da 30. Se lo consumiamo interamente, calorie, zuccheri, grassi e sale assunti saranno il doppio di quelli indicati per la singola porzione.

La domanda da porsi è molto concreta: la porzione dichiarata corrisponde a quella che mangerò? Se la risposta è negativa, bisogna adattare i numeri alla quantità reale.

Questo non significa che le porzioni indicate siano necessariamente ingannevoli. Sono un riferimento, ma vanno riconosciute per ciò che sono: una quantità proposta, non la fotografia automatica delle nostre abitudini.

Ultimi 5 secondi: che cosa promette la confezione?

Ora possiamo tornare sul frontespizio della confezione.

“Fonte di fibre”, “ricco di proteine”, “light” e “senza zuccheri aggiunti” non sono espressioni completamente libere: nell’Unione europea devono rispettare condizioni definite. Non descrivono però tutto il prodotto.

“Senza zuccheri aggiunti” significa che non sono stati aggiunti zuccheri né altri alimenti utilizzati per dolcificare. Il prodotto può comunque contenere gli zuccheri naturalmente presenti nei suoi ingredienti.

“Light” indica generalmente una riduzione di almeno il 30 per cento rispetto a un alimento simile e la confezione deve precisare che cosa sia stato ridotto. Non significa automaticamente “salutare”, “dietetico” o adatto a essere consumato senza limiti.

Anche “sostenibile”, “verde” ed “ecologico” richiedono attenzione. Le nuove regole europee puntano a rendere le dichiarazioni ambientali più concrete e verificabili e a limitare i simboli di sostenibilità creati senza sistemi di certificazione riconosciuti.

Una confezione riciclabile non modifica la quantità di sale presente nello snack. Un alimento con un buon profilo nutrizionale, a sua volta, non è necessariamente quello con il minore impatto ambientale. Salute delle persone e salute del pianeta sono collegate, ma non sono intercambiabili.

Leggere un’etichetta non significa cercare il prodotto perfetto né dividere il supermercato in alimenti permessi e proibiti. Significa sapere che cosa stiamo comprando, in quale quantità lo mangeremo e quanto siano solide le promesse riportate sulla confezione.

La formula da ricordare durante la spesa è questa:

Nome vero → primi ingredienti → valori per 100 grammi → porzione reale → frontespizio della confezione.

Trenta secondi non cambiano da soli l’intera alimentazione. Ma possono cambiare una scelta. E, prodotto dopo prodotto, rendere più consapevole tutto il carrello.

Bibliografia essenziale

  1. Reuters. Is greenwashing finally being hung out to dry? [Internet]. 2026 Sep 18 [citato il 19 settembre 2026]. Disponibile da: https://www.reuters.com/sustainability/is-greenwashing-finally-being-hung-out-dry–ecmii-2026-09-18/

  2. Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea. Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori [Internet]. Bruxelles: Unione europea; 2011. Disponibile da: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2018-01-01/eng

  3. European Commission. Nutrition claims [Internet]. Brussels: European Commission [citato il 19 settembre 2026]. Disponibile da: https://food.ec.europa.eu/food-safety/labelling-and-nutrition/nutrition-and-health-claims/nutrition-claims_en


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