Non è un bilancio, ma si legge come una radiografia. L’informativa che The Italian Sea Group ha diffuso oggi, 31 agosto, su richiesta della Consob ai sensi dell’articolo 114 del Testo Unico della Finanza, mette nero su bianco quanto la crisi del gruppo toscano sia entrata in una fase nella quale i numeri assumono un peso determinante. La società, quotata su Euronext Milan, è tenuta a informare periodicamente il mercato sull’evoluzione della propria situazione patrimoniale e finanziaria da quando ha intrapreso il percorso di regolazione della crisi d’impresa. L’aggiornamento, riferito al 31 luglio 2026, arriva in un momento chiave: proprio oggi scade il termine concesso dal Tribunale di Firenze per presentare il piano e la proposta ai creditori.
Il documento ripercorre innanzitutto le tappe della procedura. Il 16 marzo 2026 TISG e la controllata Celi S.r.l. avevano avviato una “composizione negoziata della crisi”, strumento previsto dal Codice della crisi d’impresa che permette a un’azienda in difficoltà di trattare con i creditori sotto la supervisione di un esperto indipendente, chiedendo nel frattempo delle “misure protettive”, ossia una protezione temporanea dalle azioni esecutive sul patrimonio aziendale. Il Tribunale di Firenze le aveva concesse per 120 giorni, fino al 14 luglio.
Nel frattempo, il 21 maggio, il Consiglio di Amministrazione aveva dovuto prendere atto di perdite tali da ridurre il capitale sociale sotto il minimo di legge, soglia superata la quale il codice civile impone agli amministratori di convocare l’assemblea e decidere se ricapitalizzare, trasformare la società o metterla in liquidazione. L’assemblea del 22 luglio ha preso atto della situazione senza, a quanto risulta dall’informativa, disporre interventi risolutivi in quella sede.
A fine giugno il percorso è cambiato: TISG ha chiesto l’archiviazione della composizione negoziata, mentre Celi S.r.l. resta al suo interno, e il 1° luglio ha depositato in Tribunale la domanda di accesso a una procedura di regolazione della crisi ai sensi dell’articolo 44 del Codice della crisi, la cosiddetta “domanda in bianco” o prenotativa, che consente all’azienda di riservarsi il tempo necessario per costruire un piano dettagliato mantenendo la protezione dai creditori. Il Tribunale ha risposto il 3 luglio concedendo sessanta giorni per il deposito, con scadenza il 31 agosto, e nominando tre commissari giudiziali – il professor Niccolò Abriani, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri – con il compito di vigilare sulla gestione nell’interesse dei creditori. L’udienza è fissata al 16 settembre.
Il dato finanziario centrale è rappresentato dalla posizione finanziaria netta (PFN), l’indicatore che misura l’indebitamento finanziario al netto della liquidità disponibile. Al 31 luglio quella del Gruppo TISG è negativa per 179,6 milioni di euro, con 148,9 milioni di debito bancario e appena 5,3 milioni di liquidità. Il dato più significativo non è però soltanto l’importo, quanto la sua natura: l’intero debito bancario risulta classificato come a breve termine, comprese le rate dei mutui a medio-lungo termine non pagate. La ragione è tecnica ma sostanziale: il mancato pagamento di alcune quote di capitale attribuisce alle banche la facoltà contrattuale di chiedere il rimborso immediato anche delle rate non ancora scadute. Gli istituti di credito non hanno finora esercitato questa possibilità e sono rimasti al tavolo delle trattative nell’ambito della procedura, ma la facoltà di richiedere il rimborso anticipato resta formalmente esercitabile.
A questo si aggiunge una voce che riguarda direttamente l’azionista di controllo: tra i debiti non correnti compare un finanziamento soci da 25 milioni di euro erogato da GC Holding S.p.A., la società che controlla TISG al 53,6%. Si tratta di un prestito infruttifero – che non genera quindi interessi né commissioni – e “postergato”, cioè subordinato rispetto al credito bancario: fino a quando gli istituti finanziatori non saranno stati completamente ripagati, GC Holding non potrà rivendicare il proprio credito in concorrenza con quello delle banche. Un sostegno finanziario dell’azionista che, per le modalità con cui è strutturato, lascia dunque priorità al ceto bancario.
Se la PFN misura l’esposizione finanziaria netta, la sezione dedicata alle “posizioni debitorie scadute”, cioè ai debiti per i quali il termine di pagamento è già trascorso senza che siano stati saldati, restituisce un’altra dimensione della crisi. Il totale a livello di gruppo raggiunge 270 milioni di euro: 48,7 milioni di debiti finanziari verso le banche, 85,7 milioni verso fornitori, 98,4 milioni verso società di factoring, 17,6 milioni di natura tributaria e 19,5 milioni di natura previdenziale. Non risultano invece debiti scaduti verso i dipendenti.
Per quanto riguarda i fornitori, le posizioni comprendono anche debiti già oggetto di accordi di stralcio, con riduzione dell’importo dovuto, e di rinegoziazione delle scadenze durante la composizione negoziata, accordi che dovranno ora essere ridiscussi nell’ambito del nuovo percorso di risanamento. Le esposizioni tributarie e previdenziali saranno invece oggetto, ove possibile, di una transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate e gli enti locali e di un piano di rateizzazione con gli enti previdenziali.
Sul fronte del contenzioso, dal 16 marzo TISG ha ricevuto 38 decreti ingiuntivi per un valore complessivo di 2,3 milioni di euro. Ventidue sono già stati chiusi, per un valore transatto di 408mila euro, mentre gli altri si trovano in varie fasi di opposizione o trattativa. Le misure protettive richieste ai sensi degli articoli 54 e 55 del Codice della crisi e confermate dal Tribunale il 6 luglio impediscono per un massimo di quattro mesi ai creditori di avviare o proseguire azioni esecutive o cautelari sul patrimonio aziendale.
Difficoltà emergono anche per le controllate. TISG Turkey ha ricevuto da un fornitore la richiesta di escussione di una fideiussione da 260mila euro e da un altro la richiesta di sequestro conservativo di beni aziendali per un debito di circa 300mila euro.
L’informativa dedica infine una sezione ai rapporti con le “parti correlate”, soggetti legati alla società da vincoli di controllo o collegamento per i quali sono previsti specifici obblighi di trasparenza verso il mercato. Oltre al già citato finanziamento soci da 25 milioni di GC Holding, emerge la cessazione del contratto di affitto con Santa Barbara S.r.l., relativo a un immobile utilizzato da TISG per attività commerciali con i clienti. Il rapporto non è stato rinnovato alla scadenza del quarto anno, l’8 febbraio 2026, con una conseguente riduzione del costo per affitti da 90mila a 15mila euro nel periodo di riferimento.
I numeri al 31 luglio restituiscono dunque la dimensione finanziaria della crisi: una PFN negativa per 179,6 milioni di euro, 270 milioni di posizioni debitorie scadute e un’esposizione bancaria interamente classificata a breve termine, mentre resta contrattualmente possibile la richiesta di rimborso anticipato da parte degli istituti finanziatori. Su questo quadro si innesta il passaggio decisivo della procedura: oggi, 31 agosto, scade il termine fissato dal Tribunale di Firenze per il deposito del piano e della proposta ai creditori. Saranno i contenuti di questi documenti a indicare su quali basi TISG intenda costruire il risanamento e la continuità aziendale, in vista dell’udienza fissata per il 16 settembre.
In fondo a questa pagina è possibile scaricare il documento originale inviato poco fa da The Italian Sea Group alla stampa.
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