Lavitola e il business dei carbon credit


Seguire i soldi. È la regola più antica delle inchieste e questa volta il percorso parte dalle foreste africane, attraversa il mondo della pubblicità e della comunicazione, incrocia la famiglia Dell’Utri e arriva fino alla cena con Sigfrido Ranucci organizzata da Valter Lavitola dopo l’attentato contro il giornalista. A ricostruire il nuovo affare dell’ex direttore dell’Avanti! è un’inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha consultato contratti, documenti e accordi finanziari relativi a un gigantesco progetto sui carbon credit. Il denaro arriva da Neutralia, società partecipata dagli imprenditori Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni: i finanziamenti destinati all’operazione di Lavitola raggiungerebbero nel tempo circa 1,8 milioni di euro.

Nelle prime carte compare anche un altro nome: Marco Dell’Utri, figlio di Marcello, l’ex senatore di Forza Italia e storico braccio destro di Silvio Berlusconi. Dell’Utri junior avrebbe dovuto partecipare all’operazione, ma alla fine resta fuori e lui stesso, interpellato dal Fatto, esclude qualsiasi coinvolgimento effettivo. La storia diventa ancora più interessante quando la cronologia dei finanziamenti si sovrappone a quella della cena con Ranucci. Gianluca De Marchi, intervistato da Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera prima che emergessero questi documenti, aveva raccontato quell’incontro come sostanzialmente casuale e aveva liquidato con una battuta la possibilità che a tavola si fosse discusso proprio del business che già lo legava economicamente a Lavitola attraverso Neutralia: «Carbon credit? No. Parlammo di carboidrati».

Il progetto africano e il tentativo di coinvolgere Dell’Utri

Bisogna tornare al luglio 2024. Lavitola lavora a un progetto che punta alla generazione e commercializzazione di carbon credit attraverso concessioni in Africa, tra Camerun e Zimbabwe. Nelle sue prospettive il potenziale economico è enorme, ma per trasformarlo in un affare servono capitali. Entrano così in scena De Marchi e Mazzoni attraverso Neutralia, società distinta da Urban Vision e attiva nel settore della sostenibilità e dei crediti di carbonio. I due imprenditori sono conosciuti soprattutto per la loro lunga esperienza nel mondo della pubblicità: insieme a Daniela Valenza hanno fondato nel 2004 Urban Vision, diventata negli anni uno dei principali operatori italiani dell’Out of Home e del Digital Out of Home. Mazzoni ne è presidente, De Marchi amministratore delegato.

Almeno fino al 2 luglio 2024, secondo la ricostruzione del quotidiano, Lavitola cerca di convincere De Marchi, Mazzoni e Marco Dell’Utri a firmare l’accordo di investimento. In uno dei documenti compare persino l’ipotesi di un’«intestazione fiduciaria» in favore di Dell’Utri junior di una quota pari al 25% del capitale di Neutralia, formalmente in capo ai due imprenditori. Il progetto non si concretizza. «Sarà stata un’ipotesi che non ricordo e comunque non si è mai verificata», risponde Dell’Utri al Fatto, e infatti il suo nome scompare dall’accordo definitivo. Esiste però un rapporto professionale precedente: come ha ricordato il Corriere della Sera, Marco Dell’Utri aveva lavorato in Urban Vision fino al 2023. Un legame distinto dall’operazione Neutralia, alla quale non prenderà parte.

La causa a Marcello Dell’Utri e i primi 350mila euro

La cronologia diventa singolare proprio in quei giorni. Mentre cerca di coinvolgere Marco Dell’Utri nell’affare africano, il 19 luglio 2024 Lavitola cita in giudizio suo padre Marcello, i figli di Silvio Berlusconi e Marta Fascina, chiedendo sei milioni di euro tra compensi e indennizzi per attività che sostiene di avere svolto in favore dell’ex presidente del Consiglio. Sei giorni più tardi, il 25 luglio, De Marchi e Mazzoni firmano l’accordo relativo al progetto dei carbon credit senza Marco Dell’Utri. Il 9 agosto, secondo i documenti consultati dal Fatto, Neutralia comincia a trasferire denaro verso la società estera collegata all’operazione di Lavitola e i primi versamenti raggiungono complessivamente 350mila euro.

Nel giro di poco più di tre settimane, dunque, l’ex direttore dell’Avanti! tenta di portare Marco Dell’Utri nel proprio affare, cita in giudizio Marcello Dell’Utri e gli eredi Berlusconi per sei milioni, conclude l’accordo con De Marchi e Mazzoni e comincia a ricevere denaro da Neutralia. La causa contro gli eredi dell’ex premier avrà poi un esito negativo: secondo quanto ricostruito dal Fatto, Lavitola non porterà prove sufficienti a sostegno delle proprie richieste e perderà. Marcello Dell’Utri e Marta Fascina non si costituiranno. Il rapporto economico con Neutralia, al contrario, prosegue e i finanziamenti riconducibili all’operazione raggiungerebbero complessivamente circa 1,8 milioni di euro.

Al centro il carbon credit

L’intesa riguarda un progetto societario collegato a concessioni africane e alla produzione di carbon credit. Tra i sottoscrittori originari compare anche Giuseppe Lavitola, figlio di Valter. Nel marzo 2026, secondo le carte raccontate dal quotidiano, De Marchi e Mazzoni avrebbero inoltre accettato di versare altri 47mila euro al mese fino al novembre successivo e di tenere Giuseppe Lavitola indenne da responsabilità relative all’operazione. Nel frattempo il giovane avrebbe assunto un incarico come consigliere in una delle società riconducibili ai due imprenditori. Solo successivamente De Marchi e Mazzoni avrebbero potuto chiedere a Valter Lavitola la restituzione del finanziamento complessivo, insieme al 25% dei ricavi delle concessioni già operative per tutti gli anni della loro durata.

La cena con Ranucci e la versione di De Marchi

È su questo scenario che si innesta la cena al Cefalù Bistrot dopo l’attentato contro Sigfrido Ranucci. Al tavolo siedono il giornalista, Valter Lavitola, De Marchi e Mazzoni. Quando emerge per la prima volta la notizia dell’incontro, però, non è ancora pubblico un elemento fondamentale: gli ultimi due hanno già da tempo rapporti economici con Lavitola legati al progetto dei carbon credit. Ranucci ha dichiarato al Fatto di non saperne nulla e ha escluso con decisione di conoscere l’esistenza dei finanziamenti quando si trovò a cena con i due imprenditori.

Anche la versione fornita da De Marchi al Corriere della Sera merita oggi di essere riletta alla luce delle nuove carte. L’amministratore delegato raccontò che lui e Mazzoni erano ancora al lavoro nella sede di Urban Vision vicino al Vaticano quando Giuseppe Lavitola propose di andare a mangiare nel locale del padre: «Giuseppe Lavitola, un ragazzo brillante che lavora con una società del nostro gruppo, Urban Venture, a quel punto ci buttò lì: “Mio padre ha un ristorante di pesce”». La presenza di Ranucci, secondo De Marchi, rappresentò una sorpresa: «L’incontro con Ranucci è avvenuto in modo totalmente casuale e fortuito. Ci siamo uniti al tavolo con loro ed è durato pochissimo».

De Marchi non nascose di essere stato contento di incontrare il conduttore di Report: «Oggettivamente, non mi è sembrato di stare a tavola con un delinquente bensì con uno dei giornalisti più quotati del momento». Alla domanda sul perché non si fosse interrogato sulla presenza di Ranucci a cena con Lavitola, rispose invece: «Io non sapevo bene neanche che Lavitola fosse un pluripregiudicato. Dico la verità, su questo non sono molto ferrato. Sapevo come tutti che aveva avuto problemi ai tempi di Berlusconi ma nulla di più».

«Carbon credit? No, parlammo di carboidrati»

Il passaggio più interessante dell’intervista riguarda però direttamente il business africano. Il Corriere chiese a De Marchi se quella sera avessero parlato di carbon credit. «No. Parlammo di carboidrati», rispose ridendo l’imprenditore, spiegando che stava seguendo un trattamento per dimagrire e che la conversazione aveva toccato quell’argomento. Alla domanda sull’estraneità di Urban Vision ai fatti replicò senza esitazioni: «Totalmente». Su questo punto le nuove carte non modificano il quadro: l’affare finanziario descritto dal Fatto passa attraverso Neutralia e non emerge alcun coinvolgimento di Urban Vision nell’operazione. Allo stesso modo, nessun elemento collega De Marchi, Mazzoni o Urban Vision all’attentato contro Ranucci.

I documenti modificano però il contesto nel quale leggere quella cena. Quando De Marchi e Mazzoni siedono al tavolo con Lavitola e Ranucci non sono soltanto due imprenditori arrivati casualmente nel ristorante attraverso l’invito di Giuseppe: attraverso Neutralia finanziano già da tempo il progetto sui carbon credit dell’ex direttore dell’Avanti!. Questo non dimostra che durante la cena si sia parlato dell’affare. De Marchi lo esclude e Ranucci sostiene di ignorare completamente quei rapporti economici. Ma è un’informazione che il giornalista, secondo la sua versione, non possedeva e che l’opinione pubblica avrebbe conosciuto soltanto in seguito.

Nella stessa intervista De Marchi parla con particolare affetto anche di Giuseppe Lavitola: «Questo ragazzo di vent’anni, straordinario, brillante, appena laureato a 22 anni è un peccato… Noi siamo ogni giorno a tenerlo su perché adesso si sente in colpa. A causa di quell’invito siamo finiti tutti sui giornali». Giuseppe, tuttavia, non compare nella vicenda soltanto come il giovane che suggerì il ristorante del padre: figura anche tra i sottoscrittori dell’accordo originario sui carbon credit e, secondo le carte pubblicate dal Fatto, nel frattempo avrebbe assunto un incarico come consigliere in una delle società riconducibili a De Marchi e Mazzoni.

L’incrocio con Report e il filo dei soldi

C’è infine un’altra coincidenza temporale che richiede cautela ma merita di essere registrata. Nel maggio 2025 Report trasmette un’inchiesta sulla maxi evasione fiscale contestata al gruppo Kering, proprietario di Gucci. A quella data l’accordo tra Neutralia e il progetto dei Lavitola sui carbon credit risale già a circa dieci mesi. La successione delle date non dimostra alcun collegamento tra le due vicende e Ranucci afferma di non conoscere il rapporto economico tra Lavitola, De Marchi e Mazzoni. Non emergono elementi che dimostrino il contrario.

Resta dunque la traccia finanziaria. Nel luglio 2024 Lavitola cerca capitali per il progetto africano e prova inizialmente a coinvolgere anche Marco Dell’Utri, che non entrerà nell’operazione e oggi esclude qualsiasi accordo. De Marchi e Mazzoni firmano invece attraverso Neutralia. Arrivano i primi 350mila euro e il rapporto prosegue fino a raggiungere, secondo i documenti pubblicati dal Fatto Quotidiano, circa 1,8 milioni. Negli stessi giorni Lavitola tenta di ottenere attraverso una causa sei milioni dagli eredi Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Marta Fascina per i servizi che sostiene di avere reso all’ex premier, ma perde la causa.

Un incontro casuale?

Quando, molto tempo dopo, De Marchi e Mazzoni finiscono al Cefalù Bistrot insieme a Ranucci, il rapporto finanziario con Lavitola esiste quindi già da tempo. De Marchi sostiene che l’incontro con il giornalista sia stato «totalmente casuale e fortuito» e che di carbon credit non si sia parlato. Ranucci afferma di non sapere che gli altri commensali fossero legati da un affare economico. Le carte pubblicate dal Fatto non smentiscono queste dichiarazioni, ma aggiungono un elemento che allora mancava: dietro quella cena esisteva già una relazione d’affari da molti mesi e un investimento destinato a raggiungere circa 1,8 milioni di euro. È questo, al di là delle coincidenze e delle suggestioni, il dato dal quale l’inchiesta sui nuovi affari di Valter Lavitola deve ripartire.


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