Un vero e proprio programma per rendere l’Unione Europea “pronta alla guerra”. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dal progetto di relazione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) per il 2026, presentato lo scorso 24 agosto dalla Commissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento Europeo e firmato dalla relatrice francese Nathalie Loiseau.
Un documento denso di riferimenti , dalla Bussola strategica del 2022 al Libro bianco sulla prontezza per il 2030 , che fotografa un continente che si percepisce sempre più circondato da minacce, e che chiede alle istituzioni comunitarie di accelerare bruscamente sul fronte militare.
Un mondo più pericoloso ma si finanziano “le guerre per interposta persona”.
Il testo parte da una premessa netta: l’Europa starebbe affrontando “la più complessa combinazione di minacce militari e non militari” della sua storia recente, tra la guerra russa in Ucraina, le ricadute del conflitto in Medio Oriente, l’instabilità dal Sahel al Corno d’Africa e l’incertezza sul reale impegno degli Stati Uniti verso il continente.
La Russia viene indicata come “la principale minaccia alla sicurezza europea”, accusata di condurre una guerra ibrida fatta di sabotaggi di cavi sottomarini nel Baltico, incursioni di droni e violazioni dello spazio aereo “a un livello senza precedenti”, oltre a pressioni dirette su Moldova, Georgia e Armenia.
Manca, e non dovrebbe sorprendere, un riferimento alla strategia del finanziamento della guerra in Ucraina. Una guerra, da anni, condotta per interposta persona dall’attuale leadership di Kiev, come ricordano anche i dati sul crescente debito e fabbisogno del Paese. Orfana della relazione anche la nota sulle interferenze europee sull’Armenia che dall’influenza della Federazione Russa è passata a quella Ue. Una dinamica che , in una istituzione realmente democratica, dovrebbe far riflettere verso la legittimità delle interferenze dell’Ue nella sovranità dei Paesi extra-Ue.
Non manca un passaggio esplicito sugli Stati Uniti: il documento definisce la nuova strategia di sicurezza nazionale americana “una netta rottura” con la politica del dopo Guerra Fredda, esprime preoccupazione per l’annunciata riduzione della presenza militare USA in Europa e per le incertezze sul rispetto dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico. Parole dure anche sulla Groenlandia: il Parlamento “condanna fermamente” le ripetute minacce del presidente Trump di annettere l’isola danese, “anche con la forza”, ribadendo sostegno alla Danimarca.
Kiev al centro dell’architettura di sicurezza.
Larga parte della relazione è dedicata al sostegno all’Ucraina, la cui resistenza , si legge nel testo, “dura ormai più a lungo della Prima guerra mondiale”. Il Parlamento chiede un rafforzamento del sostegno militare, l’adozione dello scudo aereo europeo “European Sky Shield”, saluta il progetto di difesa aerea Freya e il prestito da 90 miliardi di euro approvato lo scorso aprile. Ma soprattutto rilancia un punto politicamente delicato: l’uso dei beni russi congelati, definito “un approccio giuridicamente solido”, chiedendone il trasferimento a una società veicolo come primo passo concreto.
Un “consiglio di sicurezza europeo” e il ruolo di Londra e Kiev.
Tra le proposte più ambiziose del documento spicca l’idea di istituire un vero e proprio consiglio di sicurezza europeo, un organismo in cui gli Stati membri interessati possano discutere strategia comune, cooperazione e condivisione di intelligence. Un’architettura di sicurezza rinnovata che, secondo la relatrice, dovrebbe includere anche Paesi europei non Ue: in particolare Regno Unito (che ha lasciato l’Unione anni fa), Ucraina e Norvegia. Il testo insiste inoltre sul concetto di un pilastro europeo della NATO “separabile ma non separato”, capace cioè di pianificare e condurre autonomamente un’operazione militare di ampio respiro sul continente, senza necessariamente dipendere da Washington.
Non manca una stoccata alla Turchia, Paese NATO ma accusato nel testo di “comportamento ambiguo” per le sue continue tensioni con Cipro e Grecia. Delle ambiguità europee, però, non se ne parla mai…
Le missioni sul terreno, dai Balcani a Gaza.
Il documento passa poi in rassegna le principali missioni PSDC attive nel mondo: dall’operazione Althea in Bosnia-Erzegovina, ritenuta “essenziale per la stabilità del Paese”, alla missione EUMAM a sostegno delle forze ucraine, fino alla forza navale ASPIDES nel Mar Rosso contro gli attacchi degli Houthi e all’operazione Atalanta al largo della Somalia. Critiche vengono invece riservate al rinnovo , giudicato “insufficiente” , di soli tre mesi per le missioni europee a sostegno della polizia palestinese e del valico di Rafah, che secondo il Parlamento limiterebbe la capacità di agire con continuità in un contesto già fragile come quello del cessate il fuoco a Gaza.
Il problema dei soldi: tra ReArm Europe e il rischio di una “Europa Potëmkin”.
Sul fronte finanziario, la relazione chiede che il prossimo bilancio pluriennale dell’UE (2028-2034) tenga pienamente conto della difesa come “nuova priorità essenziale”. Ma il testo non risparmia una critica severa al piano ReArm Europe, presentato come capace di mobilitare fino a 800 miliardi di euro: il Parlamento denuncia infatti “una forte discrepanza” tra gli annunci e l’attuazione concreta, mettendo in guardia contro il rischio di una “Europa della difesa Potëmkin“ , un’espressione tanto colorita quanto tagliente, che richiama i celebri villaggi di facciata fatti costruire per ingannare Caterina II, per indicare una difesa comune che promette molto più di quanto realmente realizzi.
Il Parlamento chiede infine un rafforzamento del proprio ruolo di controllo parlamentare, proporzionale , si legge nel testo , all’”aumento senza precedenti” della spesa europea per la difesa. Il documento, ancora in fase di progetto, dovrà ora seguire il consueto iter parlamentare prima di diventare risoluzione ufficiale dell’Assemblea di Strasburgo.
foto Ferenc Isza Copyright European Union 2022 – Source : EP
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