Le frontiere interne dell’Unione europea rappresentano allo stesso tempo un’opportunità e una sfida per il funzionamento di un mercato unico da 450 milioni di consumatori.
Grazie all’Unione europea e allo spazio Schengen, per milioni di cittadini che vivono nelle regioni dove un tempo esisteva un confine “duro” tra due Paesi – mentre oggi è diventato una barriera amministrativa porosa – è possibile ogni giorno andare al lavoro o a scuola, raggiungere un ospedale o fare impresa in un territorio confinante, anche se di un altro Stato.
Eppure, differenze normative, procedure amministrative poco coordinate e competenze distribuite tra diversi livelli istituzionali continuano a creare ostacoli che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini europei.
È proprio qui che entra in gioco la politica di coesione, che sostiene la cooperazione territoriale per ridurre le disparità tra regioni e rafforzare l’integrazione del mercato unico.
In questo percorso si inserisce il nuovo regolamento BRIDGEforEU (Border Regions’ Instrument for Development and Growth), entrato in vigore nel 2025 per rendere strutturale ciò che finora è stato costruito grazie ai programmi di cooperazione e altri strumenti europei.
L’obiettivo è affrontare gli ostacoli che ancora limitano l’esperienza condivisa di cittadini, amministrazioni e imprese nelle regioni di confine, creando strumenti permanenti capaci di individuarli e risolverli.
La cooperazione transfrontaliera che costruisce l’integrazione europea dal basso
Quando la cooperazione diventa sistema
BRIDGEforEU non nasce da zero, ma rappresenta l’evoluzione di un percorso costruito dalla politica di coesione europea attraverso strumenti come Interreg, che negli anni hanno permesso di individuare centinaia di ostacoli transfrontalieri e sperimentare possibili soluzioni.
L’obiettivo del nuovo regolamento è offrire agli Stati membri un quadro comune, lasciando però ampia libertà nell’organizzazione.
Ogni Paese potrà decidere se istituire uno o più Punti di coordinamento transfrontaliero, scegliendo il modello più adatto al proprio sistema: un organismo nazionale, una struttura condivisa con uno Stato confinante oppure un meccanismo che coinvolga direttamente le autorità regionali.
“Il regolamento è volontario e sostiene iniziative già esistenti dal basso verso l’alto”, spiega Jean-Pierre Halkin, capo unità della Direzione generale della Politica regionale e urbana della Commissione europea (Dg Regio).
Si tratta di una scelta che riflette la grande varietà dei territori di confine europei e la necessità di adattare gli strumenti alle diverse realtà amministrative.
Il valore aggiunto di questo approccio è quello di offrire un interlocutore chiaro a chi incontra un ostacolo.
“È essenziale che quando qualcuno ha un problema sappia a chi rivolgersi”, mette in chiaro Halkin. “Non deve più accadere che una persona venga indirizzata da un’amministrazione all’altra senza sapere chi sia realmente competente”.
Il regolamento non garantisce che ogni ostacolo venga automaticamente eliminato, ma introduce un processo trasparente, con tempi definiti e responsabilità precise.
Tra Italia e Francia
Se BRIDGEforEU rappresenta il nuovo quadro normativo, sono proprio i progetti della politica di coesione ad aver costruito negli anni le competenze necessarie per renderlo operativo.
Tra questi c’è per esempio Alcotraité, promosso nell’ambito del programma Interreg Italia-Francia, che ha coinvolto la Regione Liguria insieme ad altri partner italiani e francesi nell’analisi degli ostacoli che interessano il confine tra i due Paesi.
Secondo Marco Rolandi, funzionario responsabile Interreg della Regione Liguria, il progetto rappresenta già un primo tassello verso i futuri Punti di coordinamento previsti dal nuovo regolamento europeo.
“Dopo trent’anni di cooperazione e di progetti Interreg, a volte abbiamo ancora difficoltà a trovare gli interlocutori giusti per risolvere alcuni problemi”, racconta Rolandi.
Per questo motivo il partenariato ha lavorato per ricostruire il quadro delle competenze amministrative sui due lati della frontiera, coinvolgendo cittadini, enti locali, organismi di ricerca e associazioni.
Attraverso questionari, laboratori territoriali e confronti con tutti gli attori interessati sono stati analizzati problemi nei trasporti, nella sanità e nella gestione ambientale.
Il risultato è stato la costruzione di una sorta di “mappa delle competenze”, utile per capire quale amministrazione sia realmente responsabile per superare ciascun ostacolo.
L’esperienza ha mostrato come molti problemi non derivino da differenze legislative, ma dalla difficoltà di coordinare soggetti appartenenti ad amministrazioni diverse.
È il caso, per esempio, dei collegamenti ferroviari transfrontalieri tra Italia e Francia, dove in alcuni casi il problema non era rappresentato dalle norme, ma dalla mancanza di coordinamento tra gli enti responsabili della programmazione degli orari.
“È importante una governance multilivello”, spiega ancora Rolandi. “Devono essere coinvolti tutti i livelli, dalle città alle Regioni fino agli Stati, perché le competenze necessarie per risolvere un problema sono distribuite tra amministrazioni diverse”.
Per il funzionario della Regione Liguria, il lavoro svolto attraverso Alcotraité può già fornire una base concreta sulla quale costruire i futuri Punti di coordinamento, mettendo a disposizione strumenti già sperimentati come le schede di analisi degli ostacoli e il coinvolgimento diretto dei territori.
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Laboratori di cooperazione
Anche altri programmi della politica di coesione possono fornire basi solide per l’attuazione di BRIDGEforEU.
Tra questi, Interreg Central Europe ha sostenuto numerosi progetti dedicati alla cooperazione tra territori di confine di Paesi membri dell’Ue.
Un esempio concreto è BorderLabs CE, che coinvolge otto regioni di sei Paesi (Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria) nella sperimentazione di nuovi strumenti partecipativi per affrontare problemi legati alla mobilità, ai servizi sanitari, al turismo e alla gestione delle emergenze.
L’obiettivo è proprio quello di trasferire le soluzioni migliori sperimentate in un territorio anche in altri che partecipano al progetto.
Un’altra esperienza significativa arriva dal confine tra Ungheria e Slovacchia, dove il progetto #ACCESS ha già sviluppato un sistema strutturato per raccogliere, analizzare e monitorare gli ostacoli transfrontalieri.
“Da qui si parte per coordinare insieme il processo per arrivare a soluzioni comuni da una parte all’altra del confine”, ha spiegato Nikoletta Horváth, capa del dipartimento responsabile dei programmi Interreg del Ministero degli Affari esteri e del commercio ungherese.
Secondo Horváth, il successo del nuovo regolamento dipenderà dalla capacità di costruire “una rete che coinvolga ministeri, enti locali, università ed esperti giuridici”.
L’esperienza maturata con #ACCESS dimostra proprio che molti ostacoli non richiedono nuove leggi ad hoc, ma una migliore interpretazione delle norme esistenti o un maggiore coordinamento tra amministrazioni, anche di diversi Paesi.
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Il nuovo regolamento europeo BRIDGEforEU cercherà di rendere organico proprio questo approccio, partendo dal patrimonio di esperienze già nate e consolidate.
La sfida è quella di creare un sistema stabile e capillare, capace di accompagnare le segnalazioni provenienti dai territori fino all’individuazione delle possibili soluzioni.
I Punti di coordinamento transfrontalieri vanno considerati in questo senso come “iniziative di lungo periodo, sostenute da strutture credibili e risorse adeguate”, ricorda Halkin di Dg Regio.
Mentre Bruxelles potrà sostenere la fase iniziale attraverso finanziamenti dedicati, saranno soprattutto gli Stati membri a dover garantire continuità a queste strutture per rendere sempre più semplice la vita dei cittadini che vivono e lavorano nelle regioni di confine interno dell’Ue.
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