Da ricerca pubblica a impresa globale per rivoluzionare la diagnosi dell’osteoporosi


LECCE – Echolight, nata a Lecce nel 2010 come spin-off dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, è una pmi innovativa ad alto contenuto tecnologico operante nel settore biomedicale. È stata fondata da un gruppo di tre ingegneri ricercatori del Cnr, esperti di bioingegneria e di applicazioni diagnostiche degli ultrasuoni, insieme a due imprenditori del settore con specifiche competenze commerciali e di marketing, con la missione di offrire alla comunità medica una soluzione ambulatoriale e priva di radiazioni ionizzanti per la prevenzione, la diagnosi precoce e il monitoraggio dell’osteoporosi. 

Da questa idea è nata la tecnologia proprietaria Rems (Radiofrequency echographic multi spectrometry), unica nel suo genere, che consente di misurare la densità minerale ossea senza utilizzare radiazioni ionizzanti direttamente a livello delle vertebre lombari e del femore prossimale, i siti anatomici di riferimento per la diagnosi dell’osteoporosi. 

Oggi Echolight conta oltre 80 unità, per la maggior parte si tratta di personale altamente qualificato, e più di mille utenti Rems in oltre 40 Paesi nel mondo, con una sede negli Usa, a Houston. Abbiamo rivolto alcune domande (riportate di seguito insieme alle risposte) a Francesco Conversano, Cto e co-fondatore della società insieme a Sergio ed Ernesto Casciaro, per comprendere le peculiarità del loro lavoro, contraddistinto da una transizione importante, quella che dall’attività di ricerca pubblica ha portato alla formazione di un’impresa globale, anche attraverso gli strumenti di sostegno alle imprese messi a disposizione dall’Unione Europea. Non a caso, Echolight ha ottenuto il Seal of Excellence, un marchio di qualità assegnato dalla Commissione Europea alle proposte progettuali presentate per bandi europei che hanno superato con successo tutte le soglie di valutazione. 

Su quale strumento europeo avete presentato una candidatura per riceve sostegno ? 

Abbiamo partecipato all’Eic Accelerator (programma di finanziamento dell’Unione Europea che sostiene startup e pmi nello sviluppo di innovazioni radicali ad alto rischio e impatto di mercato, ndr.) con il progetto Mars (Musculoskeletal assessment by radiation-free innovative solution). Il percorso è iniziato nel 2023 ed è durato circa tre anni, portandoci due volte all’interview finale a Bruxelles e all’ottenimento di due Seal of Excellence, l’ultimo a febbraio 2026. Mars è una soluzione ecografica portatile e priva di radiazioni ionizzanti per la valutazione della sarcopenia, una patologia caratterizzata dalla progressiva perdita di massa, qualità e forza muscolare, che interessa oggi circa 200 milioni di persone nel mondo e si stima che possa superare i 300 milioni entro il 2050. Attraverso acquisizioni ecografiche automatizzate della durata di pochi minuti e un software proprietario basato su intelligenza artificiale, Mars valuta quantità e qualità del tessuto muscolare e calcola parametri proprietari come il Sarcopenia Score e il Fall Risk Assessment, che forniscono al medico indicatori oggettivi sullo stato di salute muscolare, integrando informazioni relative alla massa di tessuto muscolare con informazioni relative alla sua qualità. 

Cosa ha significato concretamente ottenere il Seal of Excellence?

Il Seal of Excellence può essere valorizzato, a mio avviso, su due livelli. Il primo livello riguarda direttamente lo specifico progetto per il quale è stato ottenuto (nel nostro caso Mars): il Seal of Excellence certifica che il progetto ha superato positivamente una valutazione europea estremamente articolata e selettiva e può quindi facilitare l’ottenimento di finanziamenti alternativi. Da questo punto di vista stiamo provando a trovare una maniera efficace per ottenere questo genere di finanziamento tramite strumenti pubblici, in primis, ci auguriamo, possibili nuove misure dedicate da parte della Regione Puglia. 

Il secondo livello è più generale: il Seal of Excellence rappresenta un eccellente biglietto da visita che certifica in maniera oggettiva e autorevole la capacità dell’azienda di progettare innovazione ad alto livello. In questo contesto lo stiamo valorizzando nelle interlocuzioni per nuovi progetti di R&S, partnership e consorzi nazionali e internazionali.

Va inoltre considerato che fino a febbraio 2026 il nostro obiettivo prioritario era naturalmente ottenere il finanziamento diretto Eic. Solo da pochi mesi ci stiamo quindi concentrando pienamente sulla valorizzazione del Seal of Excellence attraverso canali alternativi, ed è fisiologico che il suo potenziale non sia stato ancora sfruttato completamente. 

Cosa significa per una pmi innovativa ricevere un Seal of Excellence e dover comunque trovare da sola i fondi? Come i meccanismi regionali-nazionali colmano questo divario?

Il Seal of Excellence dovrebbe rappresentare un anello di congiunzione tra politiche europee e regionali: l’Europa seleziona i progetti ritenuti eccellenti e le Regioni possono finanziare direttamente quei progetti, risparmiando tempi e costi di valutazione ed accelerando la crescita delle imprese più attrezzate per competere a livello internazionale. È proprio questa la logica per cui il Seal of Excellence è stato concepito ed è così che viene valorizzato dalle politiche regionali di altri Paesi europei. Per regioni come la Puglia, in particolare, potrebbe essere anche una leva strategica: sapere che il raggiungimento del Seal of Excellence può attivare un supporto regionale dedicato incentiverebbe più aziende pugliesi a partecipare all’Eic, aumentando sia le competenze del sistema imprenditoriale della regione sia le possibilità di attrarre direttamente risorse europee sul territorio.

Con quale ente e strumento regionale avete poi trovato copertura finanziaria dopo il mancato finanziamento diretto dell’Eic?

In realtà, finora non abbiamo ancora ottenuto una copertura finanziaria regionale collegata al Seal of Excellence del progetto Mars. La Regione Puglia ha comunque mostrato attenzione al tema. Tra l’altro, il Bando Pia rappresentava, a mio avviso, uno strumento potenzialmente molto efficace: prevedeva infatti la possibilità, per le pmi, di ottenere il finanziamento di progetti con Seal of Excellence senza ulteriore valutazione. La presentazione di nuove domande è stata però sospesa proprio all’inizio di marzo 2026. TecnoNidi è invece un positivo segnale di attenzione verso il Seal of Excellence, ma per dimensione e tipologia dei progetti non è, di fatto, uno strumento adatto a iniziative della scala di un Eic Accelerator. Il punto fondamentale è quindi allineare sempre meglio le caratteristiche degli strumenti regionali alla scala e alle caratteristiche dei progetti Eic.

Quanto ha pesato affidarsi a tali strumenti, in termini di importo e di tempistiche, rispetto al fabbisogno del progetto?

Come detto, non abbiamo ancora trovato uno strumento regionale che contempli i fabbisogni del progetto Mars. Nel frattempo l’azienda cerca naturalmente di portare avanti con risorse proprie le principali attività previste (sviluppo tecnologico, validazione clinica, percorso regolatorio e certificazione, valorizzazione della proprietà intellettuale), ma questo comporta inevitabilmente un rallentamento delle tempistiche rispetto ad un progetto completamente finanziato. Ed è proprio la tempistica l’aspetto più critico: nel deep-tech si compete direttamente a livello internazionale e perdere uno o due anni può significare perdere parte del vantaggio tecnologico o della finestra di mercato. Per questo un collegamento rapido tra Seal of Excellence e strumenti regionali avrebbe un valore particolarmente elevato.

Con il senno di poi, il Seal of Excellence ha aperto altre porte (investitori, partnership, ulteriori bandi)?

Più che attribuire al Seal of Excellence singole nuove opportunità, direi che esso rappresenta la certificazione finale di un importante percorso di crescita aziendale. L’Eic ci ha infatti costretto a migliorare progressivamente l’analisi del mercato e dei competitor, la strategia di valorizzazione della proprietà intellettuale, il coinvolgimento di stakeholder e investitori, il piano finanziario e il pitch. Ci ha soprattutto aiutato a guardare il progetto anche dal punto di vista degli investitori, rendendo Echolight più preparata nel confronto con potenziali nuovi partner e con i mercati internazionali.

Dal laboratorio Cnr al mercato globale: come si trasforma un brevetto di ricerca in un dispositivo medico venduto in circa 40 Paesi?

Con tanto lavoro, tanto studio e molta disponibilità a mettersi continuamente in gioco. Il brevetto è soltanto il punto di partenza. Nel nostro caso al brevetto sono seguiti prototipazione, studi multicentrici di validazione clinica, certificazioni, industrializzazione, costruzione di una rete scientifica e commerciale internazionale: il primo brevetto Rems risale al 2011, il primo prototipo al 2012 e il lancio internazionale al 2017. Parallelamente abbiamo dovuto acquisire competenze nuove: abbiamo seguito corsi sulla valorizzazione della proprietà intellettuale, scritto progetti e articoli scientifici dedicandovi spesso anche i week-end, le ferie e le notti, e quando un progetto non è stato finanziato o un lavoro scientifico non è stato accettato, abbiamo moltiplicato gli sforzi con l’obiettivo di trasformare un risultato negativo in uno stimolo a migliorare. Inoltre, il team aziendale, sotto la guida del founder e Ceo Sergio Casciaro, è stato in grado di sviluppare importanti competenze di marketing e creare una rete commerciale internazionale in costante crescita che ha consentito di raggiungere i risultati citati. Credo che sia questa combinazione di competenze, dedizione e perseveranza a trasformare una buona idea in un’innovazione reale. Poi il vero giudice è sempre il mercato.

Come mai la scelta di restare radicati nel Salento, nonostante una sede a Houston?

Nel Salento sono nate le competenze scientifiche e tecnologiche alla base di Echolight e qui abbiamo continuato a costruire un team altamente qualificato. La valorizzazione e lo sviluppo del territorio è parte integrante della mission aziendale: oltre allo sviluppo di nuove tecnologie medicali vogliamo dimostrare come il Sud, la Puglia ed il Salento possono essere non solo un luogo in cui vivere e trascorrere le vacanze, ma anche un luogo capace di offrire ai giovani opportunità professionali di alto livello e di attrarre talenti da altre regioni e anche dall’estero.

Nella sede di Lecce sono tuttora concentrate le varie attività aziendali, ed in particolare quelle di ricerca, sviluppo, produzione, marketing e commerciali. La presenza negli Stati Uniti serve invece a cogliere al meglio le opportunità commerciali offerte da uno dei principali mercati mondiali del biomedicale. Le due dimensioni sono complementari: sviluppare tecnologia e competenze partendo dalla Puglia per poi competere sui mercati globali.

Spesso l’osteoporosi viene considerata come un’epidemia silenziosa: qual è/quale sarebbe il potenziale impatto economico di una diagnosi più accessibile rispetto alla Moc tradizionale?

L’osteoporosi è una malattia silente, perché spesso viene scoperta soltanto dopo una frattura. In Italia il costo complessivo delle fratture da fragilità è dell’ordine dei 10 miliardi di euro all’anno. Rems è priva di radiazioni e facilmente trasportabile e può quindi rendere la densitometria più accessibile anche nell’assistenza di prossimità, nei reparti o al letto del paziente, con un potenziale forte impatto sulla riduzione delle attuali liste di attesa e dei costi legati alle fratture da fragilità. 

Uno studio del Cergas-Sda Bocconi ha stimato, considerando soltanto i costi diretti del percorso diagnostico, un risparmio medio di circa 40 milioni di euro per ogni milione di pazienti diagnosticati con Rems rispetto alla Moc tradizionale eseguita con tecnica Dxa. Uno dei maggiori benefici è però arrivare prima alla diagnosi e alla presa in carico dei pazienti, riducendo il numero delle fratture evitabili. Tenendo conto dei costi associati alle fratture da fragilità, anche una riduzione delle fratture dell’ordine del 10% genererebbe dei risparmi dell’ordine di 1 miliardo di euro ogni anno solo in Italia.

Dalla Terra allo Spazio: cosa ha significato e in cosa consiste la vostra collaborazione con la Nasa?

La collaborazione riguarda uno studio Nasa nel quale il bed rest viene utilizzato per simulare alcuni degli effetti fisiologici della microgravità. Rems è stata acquisita dalla Nasa per valutare la salute ossea e seguirne le variazioni durante il periodo di immobilizzazione. Per noi è una conferma molto prestigiosa dell’interesse generato dalla nostra tecnologia, che, essendo portatile e priva di radiazioni, risulta particolarmente adatta a misurazioni ripetute nel tempo, con prospettive interessanti anche per future applicazioni nel monitoraggio della salute degli astronauti direttamente nello spazio.


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