La teladi Scaccia: indica la Presidenza d’Aula ma guarda al Parlamento

Se Niccolò Machiavelli, padre nobile della politica italiana e maestro dell’arte della mediazione, avesse assistito alle dinamiche del Consiglio Comunale di Frosinone, probabilmente avrebbe riscritto tutte le sue opere. Non soltanto «Il Principe» ma anche i «Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio»Perché quello che accade nell’aula di Palazzo Munari sfugge a qualsiasi teoria classica sulla pratica politica.

A Frosinone sono saltate tutte le più elementari regole. Il tratto comune (il filo rosso che unisce la maggioranza di centrodestra e l’opposizione di centrosinistra) è l’incapacità strutturale di trovare una sintesi e costruire una visione unitaria. Nell’immediato e in prospettiva. È questo il vero male oscuro, la cifra politica, della consiliatura Mastrangeli. Perché senza una coalizione unita non si governano i processi politici, si subiscono. Senza un’opposizione capace di fare squadra non si costruisce un’alternativa credibile. E diventa difficile persino immaginare di contendere il Comune, il prossimo anno, al sindaco Riccardo Mastrangeli.

Nel centrosinistra, però, questa prospettiva sembra non interessare. Tra Partito Democratico e Partito Socialista continua da quindici anni una sorta di competizione identitaria, una gara tafazziana a rivendicare la propria autonomia. Con un risultato scontato: sconfitta certa, come da tradizione. Ma tant’è.

Missione Apollo: «Questa Presidenza s’ha da fare»

(Foto © IchnusaPapers)

In questo contesto, la maggioranza convocata questa sera dal sindaco è chiamata a una vera Missione Apollo: trovare un accordo sull’elezione del nuovo presidente del Consiglio Comunale e ricostituire l’Ufficio di Presidenza. Non sarà una formalità. Anzi, è una cosa complicatissima. Ma è un passaggio obbligato: «Questa Presidenza s’ha da fare».

Non è una semplice licenza giornalistica di sapore manzoniano. Lo impone il parere legale del professor Enrico Michetti: senza la ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza il Consiglio non può esercitare pienamente le proprie funzioni, con il concreto rischio di paralizzare l’attività amministrativa. Niente Presidenza, niente delibere. Fine della partita. (Leggi qui: Il Comune risponde con il prof Michetti: il vicario può convocare, ma solo in un modo).

Antonio Scaccia (Foto © Massimo Scaccia)

Ma sarebbe un errore pensare che in queste ore si stia discutendo soltanto dell’elezione del presidente dell’assemblea. Sarebbe come guardare il dito anziché la luna. La partita in corso è molto più ampia: uno scontro tra prospettive politiche, leadership territoriali e futuri equilibri elettorali. Una battaglia che guarda prima alle elezioni comunali e poi, soprattutto, alle politiche. Ed è una partita che il vicesindaco Antonio Scaccia (leader della Lista per Frosinone e punto di riferimento territoriale di Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci) sta giocando fino in fondo.

La tela del ragno: 6 voti = 50% del potere

In questo momento Scaccia è il vero king maker della maggioranza. Ma il suo obiettivo va ben oltre la Presidenza del Consiglio. Il vicesindaco punta a dimostrare che esiste un nuovo baricentro politico all’interno della coalizione che sostiene Mastrangeli: un peso che potrebbe essere capitalizzato il prossimo anno sia alle comunali (qualora Vannacci decidesse di presentare un proprio candidato sindaco almeno nei capoluoghi) sia, soprattutto, alle future elezioni politiche. Lì si gioca la partita più importante: la ciccia. (Leggi qui: Frosinone: la scacchiera del Consiglio Comunale spiegata mossa per mossa).

Marco Ferrara al centro

I numeri, che hanno sempre la testa dura, raccontano una storia difficilmente contestabile. L’ultima votazione ha lasciato un dato inequivocabile: i sei voti ottenuti dal consigliere Marco Ferrara coincidono esattamente con l’area consiliare che oggi riconosce in Scaccia il proprio punto di riferimento. Ai quattro consiglieri della Lista per Frosinone si aggiungono i due del neonato gruppo misto «Mani Libere» — Marco Ferrara e Sergio Crescenzi. Il vicesindaco ha tessuto una tela del ragno politica capace di catturare consiglieri e costruire un’area di influenza autonoma.

E il dato assume un peso enorme se si considera che il Consiglio si riunisce ormai esclusivamente in seconda convocazione, con dodici consiglieri sufficienti: quei sei voti rappresentano il 50% della forza necessaria alla maggioranza per approvare le delibere. Scusate se è poco. Significa possedere un potere negoziale enorme, una concreta capacità di interdizione, la possibilità di trasformarsi nell’ago della bilancia di qualsiasi decisione.

Messaggio a Vannacci: «A Frosinone le carte le do io»

Roberto Vannacci a Frosinone con il suo coordinatore regionale, il vicesindaco Antonio Scaccia

Se Scaccia riesce a far eleggere Ferrara, o anche solo a diventare l’ago della bilancia, manda un messaggio chiarissimo al generale: «A Frosinone le carte le do io». Dimostrare oggi di controllare una parte determinante del Consiglio significa presentarsi domani come interlocutore imprescindibile per la corsa a sindaco, ma soprattutto per una candidatura al Parlamento. In politica il peso percepito, molto spesso, finisce per trasformarsi in peso reale.

È altrettanto evidente che il resto della maggioranza non resterà ferma. Fratelli d’Italia, la Lega e lo stesso Mastrangeli non possono permettersi di certificare una supremazia politica di Scaccia: accettare una Presidenza nata esclusivamente dalla sua capacità di orientare i numeri dell’Aula significherebbe riconoscere implicitamente un nuovo equilibrio interno, a un anno dalle elezioni.

Un rischio che nessuno appare disposto ad assumersi.

Doppio standard: Sementilli 24 ore, Sulli da settimane

Valentina Sementilli

A conferma della fragilità degli equilibri c’è poi un elemento tutt’altro che secondario. Identità Frusinate ha trasmesso al sindaco una PEC ufficiale (non un informale messaggio su WhatsApp) chiedendo la sostituzione dell’assessore Massimo Sulli con l’ex dirigente della Polizia di Stato Gianluca Di Trocchio. Risultato? Da settimane non si muove paglia. Tutto fermo, tutto sospeso.

Il confronto con quanto accaduto pochi mesi fa è inevitabile. Quando l’allora assessore Valentina Sementilli, eletta nella Lista Ottaviani, manifestò il solo pensiero di avvicinarsi a Fratelli d’Italia, la sua sostituzione con Mario Grieco arrivò in meno di ventiquattr’ore. Nemmeno il Corriere di Amazon Prime riesce a fare meglio.

Due situazioni diverse, due velocità completamente differenti. Il doppio standard. O, come avrebbe detto Antonio Di Pietro, il doppiopesismo. All’interventismo immediato di allora si contrappone un attendismo strategico di oggi, spiegato tutto dalla precarietà degli equilibri attuali: sostituire oggi un assessore potrebbe innescare un effetto domino dagli esiti imprevedibili. Peggio di Casamicciola.

Convergenza su Fabrizi: riportare la Presidenza a casa

Gianpiero-Fabrizi

In questo scenario LegaFratelli d’ItaliaIdentità FrusinateLista Ottaviani e lo stesso Mastrangeli sembrano intenzionati a convergere sul nome di Giampiero Fabrizi per la Presidenza. Una candidatura che punta a riportare quella carica nell’area politica che l’aveva espressa all’inizio della consiliatura. Il ragionamento è semplice: Fabrizi rappresenta una figura di continuità istituzionale, capace di non alterare ulteriormente equilibri già estremamente delicati.

Qualunque scelta, però, rischia di scontentare qualcuno. E in una consiliatura così fragile basta davvero un soffio per far crollare l’intero castello di carte.

Comunque vada la votazione, una considerazione appare ormai inevitabile. A Frosinone la politica non ha semplicemente smesso di volare alto. Ha smesso, da tempo, di volare.


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