Una grande “prova d’orchestra”, che aspetta ogni impresa al varco: osare la rivoluzione intelligente, cioè calare l’AI – l’intelligenza artificiale – nella realtà dei propri sistemi legacy e della propria organizzazione. “E noi siamo qui per questo. Siamo il partner che ciascuna impresa può avere al proprio fianco per porre l’AI a servizio di use case ad alto impatto”: parola di Carlo De Matteo, managing director Italia di Wonderful: un’impresa ambiziosa fin dal nome che, nata da due ambiziosi founders, Bar Winkler e Roey Lalazar, solo 18 mesi fa, ha già raccolto investimenti per 300 milioni di dollari, pari a una capitalizzazione di oltre 2 miliardi, e riscontrato l’arrivo di soci prestigiosi come il colosso del venture capital americano Insight Partners e come Index Venture. “Operiamo in 40 Paesi, e aumenteranno – aggiunge De Matteo – con 47 sedi in cui lavorano circa 650 persone altamente specializzate di cui oltre 400 dedicate a sviluppo e deployment. Abbiamo una caratteristica unica: la chiarezza di idee su dove andare e come. Insomma, il nostro obiettivo: “agentificare” le più grandi imprese sul mercato, mettendo a terra la potenza dell’AI trasformandola in un vero fattore di successo del business”. E allora con De Matteo, alla guida della sede italiana di Wonderful da fine ottobre 2025, Economy ha scoperto una realtà di successo, che affianca alle imprese i migliori esperti di AI: specialisti che, passo dopo passo, guidano le aziende attraverso le sfide di cambiamento dettate dall’AI oggi.
Partiamo dai numeri e dalla velocità. Diciotto mesi di vita, 300 milioni di dollari raccolti, una valutazione miliardaria. Da dove nasce questa accelerazione?
Il nostro HQ e centro di ricerca e sviluppo sono focalizzati sulla velocità: la curva di rilascio delle feature della nostra piattaforma anticipa di più di cinque mesi quella dei principali LLM. Anthropic, per fare un esempio concreto, ha lanciato il proprio agent builder due mesi dopo di noi, e non è un caso isolato.
In concreto, cosa fa la vostra piattaforma?
Siamo una piattaforma che opera nel campo dell’AI Applicata (“Applied AI”), rendendo l’AI facilmente fruibile alle aziende. La nostra è una piattaforma orizzontale: lavora su tutte le divisioni aziendali e attraversa i settori più diversi, dal banking all’insurance, dalle telco alla healthcare, fino a trasporti e logistica – sia in Italia che all’estero. Non nasce per un settore, nasce per trasformare un’intera impresa, qualunque sia il suo business.
Chi sono i vostri concorrenti, e a chi vi rivolgete?
I nostri competitor principali sono Gemini Enterprise e Microsoft Foundry. Il nostro segmento è quello della large enterprise. E la chiave di lettura di tutto ciò che produciamo è una sola: la “Enteprise Agentification”. La facciamo, però, in un modo molto vicino al cliente: lo stesso modello operativo reso celebre da Palantir.
Cioè?
Portiamo a casa del cliente i nostri Forward Deployed Engineer e Deployment Strategists: ingegneri esperti nel costruire agenti e altrettanto bravi a integrarli nei sistemi esistenti. Il loro compito è aiutare l’azienda ad accelerare l’adozione di strumenti che intervengono direttamente sui processi core aziendali, anziché focalizzarsi sulle aree marginali. I processi da sostituire poggiano spesso su tecnologie obsolete, e questo fa sì che la maggior parte delle aziende sia bloccata in una “paralisi” trasformativa. La nostra piattaforma produce efficienza, velocità e meno errori, basandosi sulla conoscenza reale dell’azienda, non su risposte preconfezionate.
Insomma, siete anche dei selezionatori di superconsulenti! Ma oggi, nella maggior parte delle imprese, chi guida davvero la trasformazione dell’AI?
Il problema è che oggi questa trasformazione, nella maggior parte dei casi, viene fatta dal basso: nascono agentini spontanei, senza una vera strategia né una governance. Ogni funzione fa un po’ per conto suo. Ed è qui che si apre il tema più delicato: quello della cosiddetta ‘agent citizenship’. La governance di queste nuove attività porta con sé anche nuovi profili professionali: non escludo che vedremo presto figure manageriali dedicate, fino a un vero e proprio Chief Agent Officer che riporta direttamente al CEO.
Il Politecnico di Milano sostiene che solo l’8% delle aziende ha davvero le idee chiare su come produrre la trasformazione agentica della propria impresa.
Come lo spiega?
Capire cosa significhi davvero diventare un’azienda ‘agentificata’ non è semplice: non basta adottare una tecnologia, bisogna ripensare i processi. Serve identificare le iniziative giuste, dare loro una priorità, quantificarne l’impatto atteso in termini di ricavi, costi ed esperienza del cliente. È un lavoro di mappatura e di strategia, prima ancora che di tecnologia. La maggior parte delle aziende oggi percepisce il potenziale dell’AI agentica, ma fatica a tradurlo in una roadmap concreta, e a trovare una soluzione tecnologica scalabile a supporto. Ed è esattamente qui che serve l’affiancamento di chi questo percorso lo ha già fatto molte volte: aiutiamo le imprese a passare dalla sperimentazione a un piano scalabile.
Quali obiettivi vi siete dati per il mercato italiano?
Abbiamo individuato un target di circa 400 grandi aziende italiane, con ricavi oltre i 500 milioni di euro. In questi sette mesi di discovery di mercato siamo entrati in contatto con moltissime di loro; con un buon numero stiamo dialogando, con ben 7 large enterprise siamo già attivi. Sono stato assunto a fine ottobre 2025 e oggi siamo già un team di 24 persone; invece, nel mondo, il gruppo conta centinaia di persone superspecializzate, in continua crescita.
Ci faccia degli esempi concreti: che cosa costruite davvero, per le imprese?
Lavoriamo su tre grandi famiglie di agenti. La prima sono gli agenti conversazionali: voice, chat, e e-mail agents. Qui la differenza semantica è importante. I vecchi chatbot e voice bot si basavano su una tecnologia diversa: capivano cosa dicevi e ti restituivano una risposta preconfigurata, ed è stata la loro rovina. Il voice agent è un’altra cosa: non solo non ti accorgi che è una macchina, ma quella macchina agisce davvero – fa prenotazioni, dà istruzioni, esegue transazioni. La seconda famiglia sono gli agenti di back office, che svolgono routine di processo spesso documentali: pensiamo alla gestione di un sinistro assicurativo, o a tutte quelle attività che oggi vengono svolte manualmente con grande dispendio di risorse e un alto tasso di errore. Qualsiasi azienda che abbia un processo può renderlo più veloce, più economico e più semplice, con effetti diretti sulla customer e employee experience. Se io aspetto più di 24 ore per l’attivazione di un contratto telefonico, è perché dietro ci sono molteplici sistemi, spesso legacy, da far dialogare con altrettanti sistemi che a loro volta richiedono “n” campi da compilare. La terza famiglia è quella delle applicazioni: con la nostra piattaforma puoi costruire un applicativo completo – front-end, back-end, database – semplicemente descrivendo nel prompt cosa vuoi ottenere. Il nostro agent-builder costruisce l’artefatto in poco tempo, senza dover fare una gara di sette mesi per scegliere e personalizzare un software.
Diciamo la verità, però: sul mercato qualche piattaforma simile alla vostra, a cercarla probabilmente la si trova. Come mai vincete voi?
Per il modello operativo: mettiamo le risorse a casa del cliente, un’intelligenza artificiale che viene applicata da persone altamente qualificate che lavorano passo dopo passo con le funzioni aziendali prioritizzando ciò che ha più impatto, non calando iniziative randomiche dall’alto. Stiamo diventando noti per la rapidità con cui portiamo un agente in produzione: circa quattro settimane, perché le nostre persone si siedono fisicamente accanto al cliente ed entrano in relazione diretta con i suoi sistemi. Siamo velocissimi in questo, e altrettanto veloci nello scalare, perché la piattaforma ha gli strumenti per una gestione continua degli agenti senza doverli portare offline per essere modificati. Molti dei nostri concorrenti costruiscono ottimi agenti, ma non hanno l’infrastruttura per farli scalare davvero. È proprio la qualità delle nostre pipeline agentiche a consentirci di raggiungere KPI estremamente ambiziosi e di trasformare l’intelligenza artificiale in un vantaggio concreto e misurabile.
Qual è, in sintesi, la posta in gioco per le imprese che vi ascoltano?
In un mercato libero, dove qualsiasi impresa può entrare nel mercato italiano con un modello operativo e di costi nativamente basato sull’intelligenza artificiale, mettendo in discussione gli operatori incumbent nel giro di pochi mesi, la domanda non è più se l’AI cambierà le aziende, ma se le aziende riusciranno a trasformarsi abbastanza in fretta per rimanere competitive. Non è una scelta tecnologica: è un’evoluzione che riguarda i processi, le competenze, la governance e i modelli operativi. Ed è questa la ‘prova d’orchestra’ che ogni impresa, prima o poi, dovrà affrontare.”
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Wonderful in breve
– Fondata nel 2025
– Oltre 650 professionisti nel mondo
– Presenza in oltre 40 Paesi
– Oltre 80 grandi organizzazioni supportate a livello internazionale
– Oltre 400 specialisti dedicati allo sviluppo e al deployment
– Sede di ricerca e sviluppo a Tel Aviv; presenza commerciale e operativa distribuita globalmente con una presenza locale dedicata
– Attiva in settori mission-critical: telecomunicazioni, energia e utilities, servizi finanziari, assicurazioni, healthcare, trasporti e logistica, turismo e hospitality, retail, industria manifatturiera, università e settore pubblico
– Piattaforma agentica, model-agnostic e cloud-agnostic: orchestra i migliori modelli disponibili sul mercato senza vincoli verso un singolo fornitore
– Modello operativo che combina tecnologia proprietaria, governance enterprise e deployment diretto presso i clienti, con team di Forward Deployment Engineer (FDE) e Deployment Strategist (DS)
– Tra gli investitori: Index Ventures, Bessemer Venture Partners, Insight Partners; tra i soci anche OpenAI
– Non sviluppa tecnologie per applicazioni militari o sistemi di difesa
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Sergio Luciano
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