Negli ultimi anni il tema della parità di genere ha compiuto importanti passi avanti. La crescente attenzione alla trasparenza retributiva, col recente Decreto legislativo, la maggiore rappresentanza femminile nei ruoli decisionali e l’evoluzione del quadro normativo testimoniano un cambiamento concreto.
Eppure, quando si parla di inclusione, il rischio è obiettivamente quello di ridurre tutto a una questione di quote o percentuali. Va da sé che i numeri sono importanti, anzi sono fondamentali perché consentono di misurare i progressi e di assumersi delle responsabilità. Ma da soli non bastano. Dietro ogni dato ci sono persone, percorsi professionali, opportunità create o mancate.
Per questo il cambiamento richiede un approccio più ampio, capace di intervenire contemporaneamente su policy, processi, leadership e cultura, costruendo contesti nei quali ogni persona possa esprimere il proprio potenziale e il talento possa emergere senza essere limitato da aspettative o barriere che nulla hanno a che vedere con il merito.
Inclusione e equità parte di un’organizzazione che crea valore
«È una convinzione che guida anche il nostro approccio», ci dicono nel quartier generale di UniCredit, in una delle torri più belle di Milano, in Porta Nuova, di fronte alla Stazione Garibaldi. «Un approccio», sottolineano, «dove inclusione ed equità non vengono considerate iniziative parallele al business, ma parte integrante del modo in cui un’organizzazione crea valore nel lungo periodo».
Una visione coerente, fanno osservare dal gruppo bancario, con la strategia UniCredit Unlimited, che esprime l’ambizione di costruire «un futuro senza limiti, ampliando le opportunità, rimuovendo gli ostacoli che limitano il potenziale e creando valore sostenibile per clienti, persone, comunità e tutti gli stakeholder».
Dai numeri alla cultura

Misurare i progressi resta però essenziale. Oggi in UniCredit le donne rappresentano il 58% della forza lavoro, il 53% del consiglio di amministrazione e il 46% del Group executive committee. E nel Gruppo, il gender pay gap in ruoli comparabili è prossimo all’1%. Peraltro UniCredit è la prima e unica banca paneuropea ad aver ottenuto e rinnovato la certificazione globale Edge® in 10 Paesi. Risultati, obiettivamente importanti, che non vengono considerati un punto di arrivo, ma uno stimolo a continuare a lavorare affinché inclusione ed equità siano sempre più radicate nella cultura aziendale. Da questa visione nasce UnlimitHer.
Più che una campagna dedicata alla Giornata Internazionale della Donna, UnlimitHer è una piattaforma di Gruppo che unisce sensibilizzazione, empowerment e storytelling con l’obiettivo di alimentare una riflessione più ampia sui temi dell’inclusione, dell’equità e delle opportunità.
L’idea di fondo è semplice: il progresso non può mai essere dato per scontato e il cambiamento richiede continuità, partecipazione e consapevolezza. Tra le iniziative più rappresentative della piattaforma c’è il vodcast UnlimitHer (foto sopra, ndr), costruito attorno a una domanda semplice: cosa succede quando si mettono in discussione gli stereotipi?
Non racconto autoreferenziale
Come si procede? «Attraverso conversazioni autentiche con donne provenienti da mondi diversi, ogni episodio affronta uno stereotipo di genere ancora diffuso e mostra, attraverso esperienze concrete, come talento, leadership, coraggio e ambizione non abbiano età né genere», sottolineano da piazza Gae Aulenti. L’obiettivo non è proporre slogan o messaggi astratti, né raccontare UniCredit attraverso se stessa, ma dare spazio a storie capaci di ampliare le prospettive e incoraggiare altre persone a immaginare possibilità che forse non avevano mai preso in considerazione. Empowerment significa anche riconoscere il proprio valore. Promuovere una cultura più inclusiva significa anche aiutare le persone a sviluppare maggiore consapevolezza del proprio contributo.
Le 500 di I’m Remarkable
Numerose ricerche mostrano d’altra parte come le donne tendano più frequentemente a sottovalutare i propri risultati o a raccontare con maggiore cautela i propri successi. «Da questa consapevolezza», spiegano in UniCredit, «nasce anche la volontà di offrire alle donne del Gruppo l’opportunità di partecipare ai workshop I’m Remarkable, realizzati dalla non profit Rmrkblty, e che hanno già coinvolto oltre 500 colleghe». L’iniziativa aiuta le partecipanti a riconoscere e valorizzare i propri risultati, sviluppando una maggiore consapevolezza del proprio impatto professionale e personale.
UniCredit sta inoltre valutando la creazione di una rete di facilitatrici interne nei diversi Paesi, con l’obiettivo di rendere il programma sempre più accessibile e capillare.


Un cambiamento che coinvolge
UnlimitHer comprende anche una campagna di sensibilizzazione che prende vita negli spazi di lavoro, pensata per stimolare dialogo e consapevolezza sui temi dell’inclusione, oltre a collaborazioni esterne, come quella con il Corriere della Sera per il progetto Donne e Diritti: verso l’uguaglianza, nato per favorire una riflessione sui progressi raggiunti e sulle sfide ancora aperte. «Perché il cambiamento culturale», dicono dal Gruppo, «richiede partecipazione, alleanze e il coinvolgimento di tutta la società. In fondo è proprio questa l’ambizione di UnlimitHer: trasformare la consapevolezza in possibilità. Perché quando si ampliano le opportunità per le donne, si ampliano le opportunità per tutti».


In apertura, manifesti della campagna UnlimitHer all’interno del quartier generale UniCredit, foto ufficio stampa.
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Giampaolo Cerri
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