Ritorno a Forlì il 23 giugno, teatro per Sara Pedri


Il valore di Ritorno sta nella sua architettura: prende un mito classico e lo porta dentro una ferita contemporanea senza trasformare il palcoscenico in commemorazione statica. Al centro resta una domanda operativa, molto concreta: che cosa accade quando una persona vede una violenza psicologica e decide di esporsi?

Guida alla lettura: l’articolo distingue i dati dell’evento, il dispositivo teatrale, la funzione di Nostos Aps e il contesto necessario sulla vicenda di Sara Pedri.

La scheda verificata dello spettacolo

Ritorno è programmato per il 23 giugno 2026 alle 21 all’Auditorium Conad Città di Forlì, in viale della Libertà 2. La formula dichiarata è teatro con musica dal vivo: testo e regia portano la firma di Gianni Guardigli, la scena è affidata ad Arianna Ninchi e l’esecuzione musicale dal vivo ad Alessandro Maltoni. L’acquisto dei biglietti passa dal circuito TicketSms, dato pratico utile perché concentra in un solo punto disponibilità e condizioni di accesso.

La destinazione del ricavato qualifica l’appuntamento. I proventi sono indirizzati a Nostos Aps, Associazione Nazionale Anti-Mobbing, per sostenere prevenzione, sensibilizzazione e supporto sul disagio lavorativo. Questo elemento sposta la serata oltre il normale calendario culturale: il biglietto diventa partecipazione a una rete di attività che dalla scena torna nelle scuole, nei luoghi di formazione e nei contesti dove il tema delle vessazioni resta più difficile da nominare.

Perché la data del 23 giugno conta

La data scelta coincide con il compleanno di Sara Pedri. In una produzione memoriale questo dettaglio cambia la temperatura dell’evento: il calendario non fa da sfondo e diventa parte della drammaturgia pubblica. Andare a teatro quel giorno significa entrare in un tempo preciso, dove il ricordo non viene affidato a una formula generica e prende la forma misurabile di un appuntamento cittadino.

Sara Pedri, ginecologa forlivese, scomparve in Trentino il 4 marzo 2021 quando aveva 31 anni. La sua vicenda è legata nel dibattito pubblico alle denunce sul clima di lavoro nell’ambiente sanitario trentino e alla difficoltà di tradurre l’esperienza delle pressioni psicologiche in categorie sociali e giuridiche comprensibili. Ritorno interviene proprio in quel punto: non sostituisce il lavoro dei tribunali e offre al pubblico una grammatica emotiva e civile per riconoscere l’isolamento.

Antigone come chiave, non come ornamento classico

La figura di Antigone permette allo spettacolo di parlare del conflitto tra norma e coscienza senza ridurre il mobbing a un caso individuale. Nel mito la protagonista sceglie di rispondere a una giustizia morale quando la legge umana diventa insufficiente. Nella trasposizione contemporanea il nucleo resta riconoscibile: una persona vede un’ingiustizia, misura il costo dell’intervento e capisce che il silenzio produce conseguenze.

Il riferimento a Sofocle funziona perché mette ordine in una dinamica spesso raccontata con parole approssimative. Il mobbing non vive soltanto nel gesto esplicito; nasce anche nella ripetizione, nell’emarginazione progressiva, nel controllo dei rapporti e nella trasformazione dell’ambiente in un dispositivo di pressione. Antigone consente di leggere questa materia con una lente più netta: la scelta morale non cancella la paura e la rende visibile.

La trama teatrale: Antonia e la lezione che cambia corpo

La protagonista scenica è Antonia, docente di lettere al liceo. La lezione sull’Antigone di Sofocle parte come pratica didattica e si incrina quando l’insegnante intercetta una situazione problematica che riguarda una studentessa. Da quel momento il testo antico smette di restare dentro il programma scolastico e comincia ad agire sulla coscienza della docente.

La scelta narrativa è efficace perché usa la classe come ambiente di soglia. Una scuola non rappresenta il luogo di lavoro sanitario di Sara Pedri e proprio per questo allarga il discorso: mostra come dinamiche di isolamento, paura del giudizio e difficoltà di denuncia possano attraversare contesti diversi. La domanda posta ad Antonia diventa allora professionale prima ancora che privata: quale responsabilità assume chi riconosce una lesione della dignità altrui?

La musica dal vivo come parte della drammaturgia

La presenza di Alessandro Maltoni in scena non va letta come accompagnamento decorativo. La musica dal vivo agisce dentro la struttura dello spettacolo, accompagna le fratture della parola e rende percepibile il tempo dell’isolamento. In una storia sulle pressioni psicologiche il suono dal vivo ha una funzione tecnica precisa: dà corpo a ciò che spesso resta sottotraccia nel comportamento di chi subisce.

L’impianto scenico utilizza elementi, luci e fonica come parte della costruzione drammaturgica. Questa scelta riduce il rischio di una narrazione didascalica. Il pubblico non riceve soltanto informazioni sul tema; viene portato dentro una percezione progressiva, dove l’aula, il mito e la memoria di Sara si toccano senza confondersi.

Nostos Aps e la memoria che diventa lavoro sul territorio

Nostos Aps nasce dal percorso portato avanti da Emanuela Pedri dopo la scomparsa della sorella. L’associazione lavora sul riconoscimento delle vessazioni e sul disagio lavorativo con una prospettiva che unisce prevenzione culturale e ascolto. La parola greca nostos, il ritorno, qui non indica soltanto nostalgia di casa: diventa il movimento con cui una comunità prova a riportare al centro chi è stato spinto ai margini.

Ritorno arriva dopo Le foglie non si riposano mai, produzione del 2024 dedicata a Sara Pedri e firmata ancora da Gianni Guardigli. La continuità tra i due lavori rivela una scelta editoriale e civile molto chiara: costruire memoria per accumulo di presenze pubbliche, non con un unico gesto celebrativo. Ogni nuova tappa aggiunge un luogo, una platea e un’occasione di alfabetizzazione sul linguaggio del mobbing.

Il quadro pubblico della vicenda Pedri

La scomparsa di Sara Pedri resta una ferita aperta anche per l’assenza del ritrovamento del corpo. Il profilo pubblico della vicenda passa da Cles, dal ponte di Mostizzolo, dal lago di Santa Giustina e dal reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, dove la giovane dottoressa aveva prestato servizio. Tenere distinti questi piani serve a evitare semplificazioni: una cosa è la memoria civile, altra cosa è il perimetro processuale.

Nel procedimento penale collegato alle accuse di maltrattamenti nel reparto trentino, l’ex primario Saverio Tateo e la vice Liliana Mereu sono stati assolti in primo grado il 31 gennaio 2025 con la formula perché il fatto non sussiste. La Procura di Trento ha poi impugnato la decisione. Questo passaggio chiarisce perché il tema del mobbing rimanga centrale anche fuori dall’aula giudiziaria: il nodo non riguarda soltanto il fatto storico e investe la capacità del diritto, del lavoro e della cultura di dare nome a condotte ripetute e ambienti stressogeni.

Il punto giuridico che il teatro rende leggibile

La discussione italiana sul mobbing vive da anni dentro un passaggio delicato: la sofferenza lavorativa può trovare tutela in ambito civile attraverso il dovere datoriale di protezione e in sede penale soltanto quando le condotte rientrano in fattispecie già previste, valutate caso per caso. Questa distinzione aiuta a capire la forza di Ritorno. Il teatro non decide responsabilità e illumina la zona dove prima nasce il danno: l’ambiente, la ripetizione, la perdita di riconoscimento.

Il pubblico competente troverà qui un punto spesso trascurato. Parlare di mobbing soltanto come aggressione frontale lascia fuori il meccanismo più difficile da provare: la progressione. Uno sguardo, una sottrazione di fiducia, un isolamento operativo e una parola usata per delegittimare producono effetti quando diventano sistema. La scena serve a rendere leggibile questa continuità senza trasformarla in formula astratta.

Forlì come luogo di restituzione pubblica

Forlì non ospita soltanto una data. La città è parte della biografia di Sara Pedri e per questo l’Auditorium Conad assume una funzione di restituzione. Il gesto teatrale torna nel territorio che l’ha conosciuta e consegna alla comunità un compito preciso: ascoltare una storia senza ridurla a simbolo consumato, riconoscendo che il lavoro sulla memoria richiede presenza e continuità.

L’iniziativa è sostenuta dal Comune di Forlì e da Italposa. Questo sostegno locale ha un peso concreto perché lega istituzioni, impresa e associazionismo a un tema che spesso resta confinato alla sfera privata di chi subisce. La dimensione pubblica della serata rende più difficile archiviare il disagio lavorativo come fragilità individuale e lo ricolloca tra le responsabilità collettive.

Cosa deve sapere chi vuole esserci

La serata inizia alle 21 e si svolge all’Auditorium Conad Città di Forlì. La scheda evento indica una durata serale ampia, compatibile con una produzione che intreccia parola scenica e musica dal vivo. Per l’accesso conviene verificare disponibilità e condizioni direttamente sul circuito di vendita indicato, perché capienza, posti e eventuali aggiornamenti logistici dipendono dall’organizzazione dell’evento.

La ragione pratica per prenotare in anticipo è semplice: il 23 giugno concentra memoria familiare, partecipazione cittadina e sostegno a Nostos Aps nella stessa sera. Chi acquista il biglietto non sceglie soltanto uno spettacolo; sostiene un progetto che vuole portare il tema delle vessazioni lavorative fuori dal lessico generico e dentro percorsi di prevenzione riconoscibili.


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 Junior Cristarella

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