La sequenza degli interventi al Policlinico di Bari mostra una logica tecnica precisa: captazione locale dell’acqua per il verde, irrigazione a goccia, superfici drenanti sul camminamento, vegetazione rampicante sul muro di cinta. Il quadro complessivo consente di leggere l’operazione come un passaggio di adattamento climatico applicato a uno spazio sanitario ad alta intensità d’uso.
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Cosa è stato realizzato nel campus ospedaliero
Il pozzo artesiano di attingimento ha una funzione irrigua dichiarata. La destinazione d’uso separa il fabbisogno clinico dalla manutenzione del verde: l’acqua di falda sostiene una fascia vegetale chiamata a migliorare il microclima degli spazi esterni e a rendere più stabile la riqualificazione del perimetro ospedaliero.
La misura è stata individuata dentro LIFE RESYSTAL, programma europeo nato per rafforzare la capacità degli ospedali di affrontare caldo estremo, siccità, precipitazioni intense e stress sugli impianti. Nel caso barese la traduzione pratica passa dall’acqua e dalla vegetazione, due leve che incidono direttamente sulla fruibilità degli accessi e sull’esposizione termica di chi attraversa l’area.
Il percorso verde da circa 500 metri
Il nuovo tracciato pedonale misura circa 500 metri e collega il parcheggio Amtab del Polipark, la fermata delle Ferrovie Appulo-Lucane e il padiglione Asclepios del pronto soccorso. La sua funzione supera il semplice collegamento: il camminamento mette insieme accessibilità, sicurezza dei flussi pedonali e riduzione dell’impermeabilizzazione grazie a materiali drenanti.
La fascia tattile per ipovedenti inserisce il tema dell’adattamento climatico dentro una progettazione inclusiva. Il dettaglio è rilevante perché un percorso ombreggiato e drenante perde efficacia se resta difficile da percorrere per una parte degli utenti; qui la sostenibilità viene agganciata alla mobilità reale di pazienti, accompagnatori e operatori.
Perché l’irrigazione a goccia è il nodo di efficienza
L’impianto a goccia a basso consumo rende coerente il ricorso all’acqua di falda. Portare acqua al verde senza controllare la distribuzione avrebbe creato una manutenzione fragile; la goccia concentra l’apporto vicino all’apparato radicale e riduce le dispersioni superficiali, aspetto decisivo in un contesto urbano esposto al caldo estivo.
Il pozzo va quindi letto come una sorgente tecnica dentro un sistema più ampio. Acqua, tubazioni, programmazione irrigua e specie vegetali devono funzionare insieme per evitare che il corridoio verde resti una riqualificazione iniziale priva di continuità biologica.
La scelta delle specie lungo muro e siepe
I rampicanti indicati per la parete verde sono rincospermo, gelsomino giallo e bignonia. La siepe continua sul lato nord utilizza arbusti mediterranei come corbezzolo, lantana sellowiana, mirto e rosmarino, una combinazione che privilegia rusticità, copertura vegetale e adattamento al clima locale.
La parete a verde sul muro di cinta a ovest ha un ruolo specifico: schermare superfici esposte e verificare quanto l’ombreggiamento naturale possa ridurre le temperature superficiali. Il dettaglio sulle specie e sull’impostazione della fascia vegetale aiuta a distinguere un intervento ornamentale da una soluzione climatica di prossimità.
Centraline ambientali: la parte misurabile del progetto
Le centraline installate rilevano qualità dell’aria, temperatura, umidità e condizioni del suolo. Questo passaggio sposta il progetto dalla percezione del miglioramento alla misurazione: l’ospedale può osservare l’effetto delle soluzioni adottate sul microclima e sul benessere delle persone che attraversano l’area.
Il direttore dell’area tecnica Claudio Forte ha ricondotto il monitoraggio alla valutazione dell’impatto di pozzo, irrigazione, nuove alberature e superfici drenanti. La lettura è corretta sul piano gestionale: senza dati ambientali continui, un intervento di adattamento resta difficile da calibrare nelle stagioni successive.
Perché un ospedale è un banco di prova complesso
Il Policlinico di Bari è un sito ospedaliero di grande scala: la documentazione progettuale lo descrive con 1.550 posti letto, 32 edifici e una superficie costruita di circa 230.000 metri quadrati. In un complesso con queste dimensioni, anche un intervento esterno ha ricadute pratiche su percorrenze, attese e gestione degli accessi.
La dimensione ospedaliera rende più severo il test. Un viale verde in un parco può essere fruito in modo libero; un percorso tra parcheggio, fermata ferroviaria e pronto soccorso serve persone con tempi, fragilità e bisogni diversi. Per questa ragione il progetto barese è interessante: applica l’adattamento climatico a un luogo dove il comfort esterno incide sull’esperienza di cura prima dell’ingresso in reparto.
Il perimetro europeo di LIFE RESYSTAL
LIFE RESYSTAL è registrato nella banca dati pubblica LIFE con riferimento LIFE20 CCA/GR/001787. La scheda progettuale indica l’avvio al 1 settembre 2021, la chiusura al 28 febbraio 2026, un budget eleggibile di 4.793.561 euro e un contributo Ue di 2.635.225 euro.
L’obiettivo del programma è aumentare la capacità di adattamento climatico delle infrastrutture sanitarie europee. La parte fisica visibile a Bari dialoga con strumenti di metodo sviluppati dal progetto: valutazione di rischio e vulnerabilità, analisi costi-benefici delle soluzioni, pianificazione dell’adattamento e gestione delle crisi climatiche.
La presentazione dei risultati e la strategia aziendale
I risultati e il bilancio delle attività sono stati presentati il 28 maggio 2026 nell’area tecnica dell’azienda ospedaliero-universitaria. La scelta del luogo ha un valore pratico: l’intervento riguarda manutenzione, impianti, verde e misurazione ambientale, quindi ricade prima di tutto sulla capacità tecnica dell’ospedale di governare lo spazio fisico.
Il direttore generale Antonio Sanguedolce ha collegato l’adattamento climatico alla gestione degli spazi esterni, delle risorse idriche e del microclima urbano. Nella stessa cornice rientrano la nuova centrale di trigenerazione e la riqualificazione degli impianti, già richiamate nella strategia ambientale aziendale e coerenti con una lettura integrata dei consumi.
Cosa cambia per utenti e gestione quotidiana
Per chi arriva al Policlinico, il cambiamento concreto sta nella qualità del tragitto: più ombra potenziale, superfici che assorbono meglio l’acqua piovana e un percorso leggibile verso il pronto soccorso. La presenza del verde lungo il muro perimetrale introduce una barriera vegetale che può attenuare l’esposizione delle superfici dure nelle ore calde.
Per la gestione aziendale, il valore si misura nel tempo. Le centraline consentono di verificare se il verde riduce davvero le temperature locali, se il suolo mantiene condizioni compatibili con la vegetazione e se l’acqua distribuita dal sistema a goccia mantiene l’efficienza prevista. Qui la parola chiave è continuità: un progetto climatico resta credibile quando conserva dati confrontabili stagione dopo stagione.
La nostra lettura tecnica
La deduzione più solida è che il Policlinico stia trasformando il bordo dell’ospedale in una piattaforma di adattamento climatico a bassa invasività. L’intervento utilizza opere puntuali e misurabili: un pozzo per l’acqua, una rete di irrigazione efficiente, piante selezionate per copertura e sensori ambientali per leggere gli effetti.
Il progetto resta proporzionato alla sua scala. Un pozzo da circa 21 metri interviene su una porzione della vulnerabilità climatica di un grande ospedale; la sua importanza sta nel metodo che introduce, perché collega progettazione del verde, gestione idrica e dati ambientali dentro la manutenzione ordinaria di una struttura sanitaria complessa.
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Junior Cristarella
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