Pubblichiamo la lettera di un gruppo di insegnanti che, in possesso del diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/02 raccontano una vicenda che ha tenuto banco per parecchi anni, ma sulla quale sembrano essersi spenti i riflettori. Non per i contenuti della sentenza definitiva dell’Adunanza Plenaria, quanto per l’effetto che essa ha generato. Da un lato i licenziamenti, dall’altro chi lavora ancora con riserva o addirittura assunto.
“Gentile Redazione, scriviamo questa lettera per portare alla Vostra attenzione una situazione tanto paradossale quanto drammatica, che riguarda la vita professionale e personale di moltissimi insegnanti italiani: il calvario dei docenti diplomati magistrali.
Siamo docenti diplomati magistrali che, per anni, hanno garantito il funzionamento della scuola pubblica italiana, spesso con contratti annuali rinnovati di anno in anno. Alcuni di noi insegnano da oltre vent’anni, entrando ogni settembre nelle classi con la stessa responsabilità, la stessa professionalità e lo stesso impegno dei colleghi di ruolo.
Molti di noi sono stati immessi in ruolo con contratto a tempo indeterminato, hanno superato positivamente l’anno di prova e formazione, sono stati confermati come idonei all’insegnamento e hanno prestato servizio per anni da docenti di ruolo. Poi, dopo l’esito dell’Adunanza Plenaria, alcuni sono stati licenziati anche dopo anni di contratto a tempo indeterminato, ritrovandosi improvvisamente ricacciati nel precariato.
Si tratta di una vicenda paradossale e profondamente ingiusta: prima lo Stato ci ha riconosciuti come docenti capaci e idonei, poi ha cancellato il nostro percorso professionale, come se anni di servizio, valutazioni positive, anno di prova superato e lavoro svolto nelle scuole non avessero alcun valore.
Non chiediamo privilegi. Chiediamo che venga riconosciuta la realtà dei fatti: siamo insegnanti che hanno lavorato, formato alunni, garantito continuità didattica, superato prove e valutazioni, e che oggi si ritrovano nuovamente precari dopo essere stati licenziati da un sistema che prima ci ha utilizzati e poi abbandonati.
Per questo chiediamo alle istituzioni un intervento chiaro, definitivo e rispettoso della dignità dei lavoratori.
La nostra condizione presenta gravi contraddizioni che riteniamo non possano più essere ignorate. Utili per l’emergenza Covid, ma non per il ruolo. Risultiamo “idonei” quando c’è da stipulare contratti a termine per coprire le storiche carenze di organico.
Siamo stati considerati essenziali quando c’era da prestare servizio, spesso a rischio della salute, durante il periodo dell’emergenza Covid. Abbiamo tenuto in piedi la scuola nei momenti più difficili, ma per lo Stato non sembriamo più meritevoli di una cattedra stabile.
L’infrazione delle direttive europee
Questo meccanismo ci condanna a un precariato senza fine, in contrasto con il principio europeo che limita l’abuso reiterato dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione e nel comparto scuola.
Il paradosso del titolo abilitante
Il Diploma Magistrale è stato riconosciuto come titolo abilitante dal Decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 15 maggio 2014. Nonostante ciò, il valore del nostro titolo viene continuamente svuotato, creando un cortocircuito istituzionale che colpisce lavoratori che hanno già dimostrato sul campo la propria professionalità.
Una disparità di trattamento inaccettabile
Nelle scuole italiane si assiste a una vera e propria disparità. Ci sono colleghi che, pur possedendo il nostro stesso diploma, sono stati assunti e oggi sono docenti di ruolo. Altri lavorano da anni con riserva, in attesa di sentenze. Noi, invece, siamo stati depennati dalle GaE e licenziati. Stesso titolo, stesso lavoro, destini opposti.
La continuità didattica negata
A pagare le conseguenze di questa situazione non siamo solo noi docenti, ma anche gli alunni e le loro famiglie. Ogni anno molti di noi vengono assegnati a scuole o classi diverse, con la conseguente interruzione del rapporto umano ed educativo costruito con i bambini. Dietro ogni spostamento ci sono bambini che perdono un punto di riferimento, famiglie che restano disorientate e percorsi educativi che vengono interrotti. In molti casi, gli alunni vivono con sofferenza il distacco da insegnanti con cui avevano costruito fiducia, stabilità e relazione.
Un’ulteriore disparità nel reclutamento scolastico
Vorremmo inoltre sollevare una questione di equità che riguarda le diverse forme di reclutamento nella scuola. In questi anni sono stati previsti percorsi che consentono l’assunzione di docenti, in particolare sul sostegno, anche attraverso canali straordinari legati al possesso del titolo di specializzazione e al servizio svolto.
Non intendiamo in alcun modo mettere in discussione la professionalità dei colleghi specializzati sul sostegno, né il valore fondamentale del loro lavoro con gli alunni più fragili. Riteniamo però necessario evidenziare una contraddizione evidente: se il legislatore riconosce il valore del titolo, dell’esperienza maturata e della continuità didattica per alcuni docenti, non si comprende perché lo stesso principio non venga applicato anche ai diplomati magistrali che hanno prestato servizio per anni, talvolta per decenni, nella scuola pubblica.
La beffa delle restituzioni
Come se non bastasse il trauma del licenziamento, molti di noi stanno subendo un accanimento burocratico estremamente gravoso. La Ragioneria Territoriale dello Stato richiede oggi la restituzione di somme percepite, con l’aggiunta degli interessi. Ci viene chiesto di rimborsare il compenso per un lavoro che abbiamo regolarmente svolto nelle classi, garantendo il diritto allo studio degli alunni.
Il tradimento della politica
La nostra vicenda è stata più volte richiamata nel dibattito politico. Molti rappresentanti istituzionali se ne sono fatti carico in campagna elettorale o quando sedevano nei banchi dell’opposizione. Tuttavia, una volta al governo, le promesse non si sono tradotte in una soluzione definitiva. Siamo madri, padri e professionisti che hanno dato anni della propria vita alla scuola pubblica, spesso garantendo il servizio nelle sedi più disagiate. Essere licenziati dopo aver superato l’anno di prova è un’umiliazione; sentirsi chiedere indietro somme guadagnate onestamente è un’ulteriore ferita; essere ignorati dalle istituzioni è inaccettabile.
Per queste ragioni chiediamo al Governo e al Ministero dell’Istruzione e del Merito di assumersi la responsabilità politica e istituzionale di sanare questa ferita attraverso una soluzione legislativa definitiva.
Chiediamo, in particolare, che venga riconosciuto il servizio effettivamente svolto, il valore del titolo abilitante, l’anno di prova superato, la professionalità maturata sul campo e la necessità di garantire continuità didattica agli alunni.
Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo giustizia, coerenza istituzionale e rispetto per lavoratori che per anni hanno servito la scuola pubblica italiana.
Confidiamo nella Vostra attenzione e in un intervento concreto, non più rinviabile, affinché venga posta fine a un’odissea che calpesta la dignità dei lavoratori e indebolisce la continuità della scuola pubblica.
Cordiali saluti,
Un gruppo di docenti diplomati magistrali
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