L’usura non bussa più soltanto alle porte della povertà estrema. Entra in casa con una bolletta che non si riesce a pagare, con una separazione che svuota il conto corrente, con una malattia inattesa, con un prestito acceso per restare a galla. È così che il debito smette di essere un problema economico e diventa una trappola. E quando ci si accorge che la porta si è chiusa alle spalle, spesso è già troppo tardi.
È in questa zona grigia del sovraindebitamento che si apre la porta dell’usura. Una porta che raramente si spalanca all’improvviso. Più spesso si socchiude lentamente, mentre una persona perde progressivamente la capacità di far fronte ai propri impegni economici, si isola, rinuncia a chiedere aiuto e finisce per rivolgersi a circuiti illegali che promettono soluzioni immediate ma conducono a una spirale di dipendenza e sofferenza. Un fenomeno che nella provincia di Frosinone assume una rilevanza particolare, in un territorio alle prese con trasformazioni profonde del mercato del lavoro e con le incertezze legate alla crisi industriale che investe alcuni dei suoi principali poli produttivi.
Di questo si è discusso nel convegno «Cerca la Pace e perseguila, prevenire l’usura per un’economia a favore del bene comune», organizzato dalla Fondazione Goel e dall’Abbazia di Montecassino, in collaborazione con la Banca Popolare del Cassinate, nel Salone San Benedetto dell’Abbazia.
«L’usura rende schiavi del debito»
Ad aprire i lavori è stato il Padre Abate di Montecassino, Dom Luca Fallica, che ha richiamato con forza la tradizione biblica, nella quale l’usura viene condannata non soltanto come ingiustizia economica ma come autentico peccato sociale. Fallica ha ricordato le recenti parole di Papa Leone XIV rivolte alla Consulta antiusura: il Pontefice ha definito l’usura «una delle forme più gravi di sfruttamento della persona, capace di schiacciare individui e famiglie fino a renderli schiavi del debito». Una pratica che non produce soltanto danni economici ma genera crisi familiari, disagio psicologico, esclusione sociale e, nei casi più estremi, persino pensieri suicidari. Parole che assumono un significato particolare in una fase storica segnata dall’aumento delle disuguaglianze e dall’emergere di nuove vulnerabilità economiche.
«L’usura prospera dove non c’è relazione»: questo è stato uno dei concetti più ricorrenti emersi durante il confronto. Prima ancora dei numeri esiste una dimensione umana del fenomeno. Chi si trova in una situazione di sovraindebitamento tende spesso a chiudersi in se stesso, a vivere il debito come una colpa personale, rinunciando a cercare sostegno.
150 famiglie aiutate, oltre 2 milioni erogati dal 2011
Luciano Gualzetti, presidente della Consulta Nazionale delle Fondazioni Antiusura, ha evidenziato il ruolo fondamentale svolto dalle fondazioni nel fornire ascolto, accompagnamento e supporto economico a chi non riesce più ad accedere al credito legale. L’educazione finanziaria, ha sottolineato, rappresenta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione: imparare a gestire le proprie risorse, distinguere i bisogni reali dai consumi superflui e pianificare le spese costituisce oggi una vera forma di tutela sociale.
Particolarmente significativa la testimonianza di Maria Rosaria Lauro, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Goel, realtà nata nel 2007 per volontà delle diocesi del territorio e dell’Abbazia Territoriale di Montecassino.
Nel solo 2025 la Fondazione ha sostenuto 14 famiglie, con interventi economici complessivi pari a 271.860 euro. Dal 2011 al 2025 le famiglie aiutate sono state 150, mentre le erogazioni complessive hanno raggiunto 2.175.435,21 euro. Nello stesso anno gli ascolti effettuati sono stati 20, dato che testimonia come dietro ogni richiesta di aiuto vi sia un percorso complesso fatto di difficoltà economiche ma anche di accompagnamento umano e psicologico.
Numeri che fotografano soltanto una parte del problema, perché una quota significativa di persone in difficoltà continua a non rivolgersi a nessuno, spesso per vergogna o per la mancata conoscenza degli strumenti disponibili.
La Legge 108 esiste ma i cittadini non lo sanno
A richiamare l’attenzione sugli strumenti normativi esistenti è stata la giudice della Corte Costituzionale Antonella Sciarrone Alibrandi. La Legge 108 del 1996 rappresenta ancora oggi il principale argine istituzionale contro l’usura: non si limita a reprimere il fenomeno sul piano penale ma punta soprattutto alla prevenzione. Il sistema costruito dal legislatore attribuisce un ruolo centrale alle fondazioni antiusura riconosciute, che gestiscono fondi finanziati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Attraverso i quali vengono fornite garanzie per consentire a famiglie, privati e piccole imprese di accedere al credito legale quando il sistema bancario tradizionale non è più in grado di sostenerli.
Il problema, ha osservato la giudice, è che troppo spesso i cittadini ignorano l’esistenza di queste opportunità. Ed è qui che emerge la sfida principale: informare. Perché quando una persona cade nella rete dell’usura, la capacità di denunciare diventa estremamente difficile. La dipendenza economica e psicologica che si crea è talmente forte da rendere rarissimi i casi di emersione spontanea del fenomeno.
La lezione di Montecassino
Le riflessioni emerse durante il convegno assumono una rilevanza particolare per la provincia di Frosinone. La crisi che interessa il comparto automotive e l’indotto legato a Stellantis, la frammentazione del mercato del lavoro, il progressivo aumento del costo della vita e le difficoltà di accesso ai servizi rappresentano fattori che possono aumentare il rischio di sovraindebitamento. Per questo il contrasto all’usura non può essere considerato soltanto una questione giudiziaria o finanziaria: è un tema che riguarda la coesione sociale, la capacità delle istituzioni di fare rete, il ruolo delle comunità locali.
Nelle conclusioni affidate a Dom Luca Fallica è emersa forse la sintesi più efficace dell’intera giornata: «Per cercare la pace occorre volgere il male in bene, la menzogna in verità, l’iniquità in giustizia». Un richiamo che va oltre il tema dell’usura e che chiama in causa l’intera comunità. «La Regola di San Benedetto – ha ricordato l’Abate – inizia con un ‘tu’ e si conclude con un ‘noi’».
È probabilmente questa la lezione più importante emersa da Montecassino: l’usura si combatte prima di tutto ricostruendo relazioni, fiducia e comunità. Perché nessuno resti solo davanti al peso dei propri debiti.
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