Scopri come funziona il merito creditizio, quali dati analizzano gli istituti finanziari per calcolare il rischio e come aumentare le probabilità di ottenere liquidità evitando brutte sorprese o rifiuti.
Prima o poi, nel corso della vita, arriva per tutti il momento di fare i conti con un progetto importante che richiede risorse superiori a quelle che abbiamo in tasca. Che si tratti di comprare casa o di affrontare una spesa imprevista, l’idea di rivolgersi a un istituto di credito diventa concreta. L’offerta sul mercato è vasta e, una volta individuata la soluzione che ci permette di aumentare la nostra capacità di spesa e scelto l’intermediario giusto, resta un unico grande interrogativo. Non basta, infatti, decidere di volere un aiuto economico; bisogna essere ritenuti idonei a riceverlo.
Molti utenti si domandano cosa controlla la banca prima di concedere un prestito e la risposta è meno scontata di quanto sembri. L’istituto finanziario non si limita a erogare denaro sulla fiducia, ma deve sottoporre il cliente a una vera e propria radiografia. Dalla teoria alla pratica, per avere l’ok serve superare un esame attento. Si tratta di una valutazione tecnica che misura l’affidabilità e la capacità di rimborso, trasformando la nostra vita economica in dati da analizzare per capire se siamo “meritevoli” di ottenere quei soldi.
Che cos’è il merito creditizio e come si valuta?
Quando ci presentiamo in banca, la questione centrale che l’operatore deve risolvere è riassumibile nel concetto di merito di credito. Questa definizione tecnica serve a esprimere due aspetti fondamentali del soggetto che ha davanti:
Non bisogna pensare che esista una formula matematica magica o un piano predefinito per i consumatori (“consumer plan”) a cui attenersi ciecamente, come invece accade quando si finanzia il business plan di un’impresa. Per valutare se un privato cittadino merita il credito, l’unica strategia possibile è effettuare una diagnosi approfondita. Si tratta di un’analisi sia qualitativa che quantitativa che prende in esame il profilo economico-finanziario del richiedente, andando a scandagliare i suoi comportamenti di pagamento, non solo quelli attuali ma anche quelli passati.
Quali regole seguono le banche per decidere?
Per capire se la nostra richiesta verrà accolta, dobbiamo tenere ben presenti tre premesse indispensabili che guidano l’operato degli intermediari.
La prima riguarda le politiche di rischio: ogni istituto ha le proprie e si basa sui dati statistici in suo possesso, definiti credit scoring. Questo significa che il rifiuto da parte di una banca non implica automaticamente un rifiuto da parte di tutte; a un “no” potrebbe corrispondere il “sì” di un altro intermediario con parametri diversi.
La seconda premessa riguarda il reddito: il livello delle entrate è l’elemento chiave per decidere se erogare il finanziamento e per stabilire l’importo della rata. Esiste una prassi consolidata secondo la quale non si dovrebbe mai finanziare una somma che comporti una rata superiore al 30% del reddito disponibile del richiedente.
Infine, va ricordato che l’affidabilità creditizia non è un giudizio morale sulla persona. È semplicemente una stima tecnica del livello di rischio, elaborata anche sulla base delle indicazioni fornite dai Sistemi di informazioni creditizie (Sic).
Come prepararsi per avere un quadro chiaro?
Per calcolare il merito creditizio, chi deve prestarci i soldi prenderà in considerazione una lunga serie di informazioni: dati sul passato, sulla situazione attuale e sulle prospettive future. Tanto più completo sarà il quadro che forniremo, tanto più precisa sarà la valutazione del finanziatore. Questo permette alla banca di formulare una proposta di finanziamento che sia davvero vicina alle esigenze e alle caratteristiche del cliente.
Per questo motivo, è buona norma arrivare allo sportello avendo già un quadro chiaro di quanto si “vale” finanziariamente. Costruirsi nel tempo una buona storia creditizia rappresenta la referenza più efficace per ottenere un prestito. La trasparenza bidirezionale tra consumatore e finanziatore è sempre un vantaggio per entrambe le parti.
Oggi esistono strumenti online che permettono di monitorare la propria affidabilità ancora prima di rivolgersi a un finanziatore. Per chi non ha una storia creditizia alle spalle (magari perché è al primo prestito), anche portare prove del regolare pagamento di bollette e utenze può aiutare informalmente, sebbene in Italia le Centrali rischi non monitorino ufficialmente questi tracciati, a differenza di quanto accade in altri Paesi.
Cosa succede in caso di bocciatura o anomalie?
Se analizzando la storia creditizia emergono delle anomalie, come ritardi nei rimborsi di precedenti finanziamenti o debiti insoluti, la probabilità di sentirsi negare il prestito diventa ovviamente molto più alta.
In questi casi, esistono comunque delle alternative per ottenere liquidità. Una delle formule più sicure è la cessione del quinto dello stipendio o della pensione: questa modalità offre maggiori garanzie al finanziatore poiché la rata viene trattenuta direttamente alla fonte mensilmente. Un’altra opzione è presentare la firma di un co-obbligato o di un terzo fideiussore, ovvero una persona che si impegni a garantire il pagamento qualora il richiedente principale non fosse in grado di farlo.
Bisogna sapere che, in caso di rigetto della richiesta, il rifiuto è a insindacabile giudizio dell’istituto di credito, il quale non è tenuto a fornire una motivazione. Tuttavia, il richiedente ha un diritto fondamentale: deve essere messo al corrente se esistono informazioni negative che lo riguardano presenti su banche dati interne o esterne all’intermediario.
Verificare se ci sono dati negativi che condizionano l’accesso al credito e accertarsi della loro correttezza è quindi un passaggio essenziale per l’autodiagnosi del proprio merito creditizio.
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Angelo Greco
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