Il “Teorema” di Crotone, la geometria del potere: protagonisti e retroscena



TEOREMA, LA GEOMETRIA DEL POTERE NEL CROTONESE
Appalti, incarichi, relazioni: come l’indagine della Procura prova a ricostruire un sistema tra politica, affari e territorio

Fonte: U’Ruccularu 

Non è solo il nome di un’operazione giudiziaria. “Teorema” è, nelle intenzioni della Procura di Crotone, un metodo: ricostruire relazioni, seguire i flussi, collegare i punti.
Un’indagine coordinata dal procuratore Domenico Guarascio, la prima di questa portata da quando si è insediato poco più di un anno fa.
Secondo quanto emerge, punta a delineare non singoli episodi isolati ma un possibile assetto sistemico, capace di muoversi tra amministrazione pubblica, politica locale e interessi economici.
Le perquisizioni dei mesi scorsi e i recenti sviluppi cautelari rappresentano solo il primo livello di una vicenda che appare ancora in evoluzione.

Al centro dell’inchiesta compare la figura di Fabio Manica, destinatario di misura cautelare dopo l’interrogatorio di garanzia del 7 aprile.
Secondo l’impostazione investigativa, ancora da verificare nel corso del procedimento, Manica avrebbe avuto un ruolo rilevante nella gestione di interventi pubblici tra Crotone e l’hinterland: edilizia scolastica, impiantistica sportiva, lavori infrastrutturali e affidamenti connessi anche a fondi pubblici.
Gli investigatori stanno cercando di capire se tali attività rientrino nella normale dinamica amministrativa o se si inseriscano in un contesto più ampio, caratterizzato da relazioni strutturate e ricorrenti.

Accanto alla dimensione politico-amministrativa emerge un secondo livello, di natura più tecnica.
Tra i soggetti citati nelle ricostruzioni investigative figura Francesco Manica, coinvolto – secondo gli atti – in ambiti legati a rapporti societari e contrattuali. Per lui è stato disposto il divieto di dimora nella provincia. Gli accertamenti in corso riguardano la possibile funzione di queste strutture all’interno di un sistema più ampio: non solo come strumenti giuridici, ma come veri e propri ingranaggi operativi.

Oltre ai ruoli, c’è anche una geografia da ricostruire. L’inchiesta si sviluppa su un territorio preciso.
Nel dibattito pubblico, sempre più spesso, viene indicata Cirò Marina come uno dei punti nevralgici degli equilibri (locali).
Non si tratta di una conclusione giudiziaria, ma di una percezione diffusa tra osservatori e cittadini: un contesto in cui consenso elettorale, gestione amministrativa e relazioni politiche tendono a sovrapporsi.
In questo quadro si inserisce la figura di Sergio Ferrari, il cui ruolo politico e il cui peso elettorale vengono letti, a seconda delle interpretazioni, come espressione di leadership o come indice di una forte concentrazione di potere.

Uno degli elementi più rilevanti che emergono dall’analisi del contesto è la trasversalità politica.
Nel Crotonese, secondo diverse letture, le dinamiche di potere sembrano superare le appartenenze formali: cambi di schieramento, continuità nei rapporti, stabilità degli equilibri al di là delle sigle.
Un aspetto che, pur non costituendo di per sé un illecito, rappresenta uno dei punti chiave per comprendere il funzionamento del sistema locale.
Per comprendere la geografia del sistema ipotizzato dall’indagine, è necessario osservare chi lo rappresenta concretamente sul territorio.
In ogni architettura complessa esiste un punto di contatto tra chi decide e chi opera.
In questo caso, tale livello intermedio sembra emergere nelle figure dei professionisti riconducibili alla galassia Sinergyplus.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’ingegnere Luca Bisceglia avrebbe svolto un ruolo centrale nella generazione di opportunità operative, attraverso la creazione di società costituite ad hoc, funzionali – secondo l’ipotesi accusatoria – alla frammentazione degli affidamenti.
Un meccanismo che, se confermato, avrebbe consentito di mantenere gli incarichi al di sotto delle soglie previste per l’obbligo di gara pubblica.

Parallelamente, l’architetta Rosaria Luchetta sarebbe stata individuata come figura di raccordo, capace di intercettare i flussi di finanziamento legati ai principali programmi di sviluppo, tra cui il PNRR e i progetti di rigenerazione urbana, curando la gestione e la distribuzione delle prestazioni professionali connesse.
L’attenzione della Guardia di Finanza si è concentrata proprio sui capitoli di spesa più rilevanti per il territorio: fondi del PNRR, programmi di Agenda Urbana e, in particolare, il progetto di rigenerazione “Antica Kroton”.
Secondo la Procura di Crotone, i due professionisti avrebbero operato con l’obiettivo di consolidare il controllo sulla fase progettuale di tali interventi.
Un sistema che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe consentito la gestione di commesse per importi significativi, ponendosi in potenziale contrasto con i principi di trasparenza e concorrenza che regolano l’utilizzo di fondi pubblici, in particolare quelli di matrice europea.

Se i tecnici rappresentano la base operativa, al vertice della struttura individuata dagli inquirenti viene collocata la figura di Giacomo Combariati, ritenuto il punto di sintesi tra dimensione imprenditoriale e gestione tecnica.
Destinatario della misura cautelare in carcere, insieme a Fabio Manica, Combariati rappresenterebbe – secondo l’accusa – il soggetto incaricato di tradurre in operatività le relazioni e gli accordi maturati.
Il suo ruolo, nella ricostruzione investigativa, sarebbe stato quello di coordinare gli affidamenti, dirigere l’attività dei professionisti coinvolti e garantire continuità ai flussi economici derivanti dalle commesse pubbliche.
A rafforzare questo impianto accusatorio contribuiscono le attività di intercettazione: nei dialoghi acquisiti, gli indagati discuterebbero – secondo quanto riportato negli atti – della distribuzione degli incarichi e della gestione delle commesse con modalità ritenute dagli inquirenti indicative di un sistema organizzato.

L’inchiesta, nel frattempo, sembra intercettare anche un piano più alto.
Secondo ricostruzioni politiche, Sergio Ferrari avrebbe puntato a un assessorato regionale con delega all’Ambiente, ipotesi poi non concretizzatasi dopo il veto del governatore.
Un passaggio che, pur restando nel campo del retroscena politico, assume rilevanza se letto in relazione agli ambiti oggetto dell’indagine: lavori pubblici, infrastrutture, gestione dei servizi, anche in materia ambientale, dove gli indirizzi di Provincia e Regione risultano determinanti.

Dalle carte emergono inoltre riferimenti a rapporti tra soggetti locali e realtà economiche attive nel settore energetico, tra cui A2A ed Edison.
Gli atti parlano di ipotesi di intermediazione e relazioni economiche, precisando tuttavia che si tratta di elementi ancora in fase di verifica.
Come in ogni indagine di questo tipo, il punto centrale resta uno: i flussi economici.
Gli investigatori stanno analizzando rapporti commerciali, incarichi e movimentazioni per comprendere se esista una logica unitaria.
Non è la singola operazione a fare la differenza. È la continuità nel tempo.

Parallelamente agli sviluppi giudiziari emerge un dato politico. Il silenzio.
Poche dichiarazioni ufficiali, nessuna presa di posizione netta, nessuna ricostruzione pubblica dei fatti.
Un atteggiamento che, in un contesto di forte esposizione mediatica, viene letto da alcuni come prudenza, da altri come difficoltà nel gestire la fase.
L’indagine “Teorema” è tutt’altro che conclusa. I recenti sequestri documentali negli uffici della Provincia di Crotone indicano che l’attività investigativa è in pieno corso.
Gli interrogatori, le verifiche e l’analisi dei materiali acquisiti potrebbero portare a ulteriori sviluppi.
Al di là delle responsabilità penali, che spetterà alla magistratura accertare, questa vicenda apre una questione più ampia.
Come funzionano davvero i meccanismi del sistema decisionale locale?
Dove finisce la gestione amministrativa e dove inizia l’opportunità?
“Teorema” non è solo un’inchiesta. È un punto di osservazione. È un tentativo di mettere ordine.
Di collegare fatti, relazioni, interessi. E come ogni teorema, se dimostrato, non lascia spazio alle interpretazioni. Resta solo la struttura. E la domanda, a quel punto, non sarà più chi è coinvolto.
Ma quanto è esteso il perimetro.


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