8mila metri quadri di spazi| Artribune


Nel Magazzino del Ferro, edificio dell’Arsenale adiacente alle Corderie, dov’è attualmente in corso la 61. Esposizione Internazionale d’arte curata da Koyo Kouoh, l’Archivio Storico delle arti Contemporanee della Biennale di Venezia, che documenta l’attività della Fondazione fin dalla prima Esposizione Internazionale d’Arte del 1895, trova finalmente una nuova casa.
Nel frattempo, a partire dal 2021, l’Archivio – finora ospitato nel padiglione Cygnus del parco VEGA di Porto Marghera, dov’era dagli Anni Duemila, dopo il trasferimento da Ca’ Corner della Regina – ha potenziato le sue attività, avviando in collaborazione con Università e Istituti di alta formazione il Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee.
Ma il traguardo del trasloco in Arsenale, dove le funzioni del polo di conservazione, studio e ricerca potranno ampliarsi ulteriormente, è certamente attesissimo.

La nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale all’Arsenale

In uno spazio di 8mila metri quadri, ci sarà modo di sperimentare come un archivio culturale possa svolgere un ruolo attivo nel presente, e per propiziare progetti di ricerca rivolti al futuro, anche grazie all’incremento costante dei fondi e delle collezioni conservati. Già oggi, nell’ambito del loro incarico, i Direttori Artistici dei diversi settori sono coinvolti direttamente nell’ideazione e nello sviluppo di progetti di ricerca fondati sui materiali d’archivio, finalizzati alla realizzazione di percorsi espositivi e progetti speciali.
I lavori per la trasformazione dello spazio storico, avviati nel marzo 2024, sono stati finanziati tra gli interventi strategici del Piano Nazionale Complementare (PNC) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per i Grandi Attrattori Culturali del Ministero della Cultura, su edifici del Comune di Venezia: il nuovo Archivio rappresenta uno degli interventi più complessi del percorso pluriennale di riqualificazione dell’Arsenale, del Lido e dei siti in terraferma operato dalla Biennale e iniziato nel 1999.

Il progetto di trasformazione del Magazzino del Ferro in sede dell’Archivio Storico della Biennale

Finanziato con 38 milioni di euro stanziati dal Ministero della Cultura, il progetto – sotto la direzione dell’architetta Arianna Laurenzi, sviluppato dal raggruppamento temporaneo composto da TA Torsello Architettura | Alberto Torsello e Studio SERES, dall’architetto Ottavio di Blasi & Partners, da Studio Milan Ingegneria per la progettazione strutturale e dalla società TFE Ingegneria per la progettazione degli impianti – ha previsto il recupero, il restauro conservativo e la valorizzazione di cinque edifici storici accorpati tra loro, parte del compendio Arsenale Sud di Venezia, che si estendono per oltre 200 metri parallelamente alle Corderie. Gli spazi accoglieranno aree polifunzionali dedicate alla consultazione cartacea e multimediale, alle attività College e di ricerca (attraverso una nuova infrastruttura integrata), workshop, mostre e produzione di progetti speciali, ma anche aree per deposito, catalogazione e restauro. Spazio anche per un ristorante. Il lavoro di conservazione – dislocato nell’edificio dei Congegnatori e Aggiustatori, lungo 90 metri – sarà agevolato da scaffalature compattabili su più livelli, laboratori di restauro, ambienti per la catalogazione e box climatici in grado di garantire condizioni termoigrometriche adeguate alla tutela del patrimonio documentale. Mentre si continua a lavorare sulla digitalizzazione dei fondi (audio, video e fototeca). E gli spazi di archiviazione beneficeranno di un significativo ampliamento, con circa 8mila metri lineari a disposizione rispetto ai 5mila della sede di Marghera.

La nuova sede dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia all’Arsenale. Photo Andrea Avezzù

La missione dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale

La nuova collocazione, pone l’Archivio al centro delle attività (Biennale Arte e Architettura, Festival di Danza, Musica, Teatro) dell’Arsenale, e attualizza l’impegno a farne un luogo vitale, di scambio continuo tra memoria e produzione, tra ricerca e creazione. Si compie, inoltre, il riavvicinamento con la Biblioteca specializzata nelle arti contemporanee e situata nel Padiglione Centrale ai Giardini, che è parte del patrimonio dell’ASAC insieme al Fondo Storico, che raccoglie oltre 10mila fascicoli, una vasta fototeca e mediateca, il Fondo Artistico, manifesti, rassegne stampa e materiali eterogenei, tra cui fotografie, carteggi, audiovisivi, partiture, opere d’arte e dischi in vinile. “Corre parallelo alla Biennale di Venezia il suo Archivio, e lo fa da 131 anni” sottolinea Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia La lungimiranza dei fondatori ha difatti garantito sin da subito all’istituzione una sua memoria, che dopo oltre un secolo diventa di diritto l’Archivio delle Arti Contemporanee più vasto al mondo. E così quel correre in parallelo si fa architettura, si fa luogo, proprio nel cuore di una delle sedi della Biennale e di Venezia, l’Arsenale. Finalmente l’ASAC ha una casa definitiva nella perpetua e vivissima fucina di Venezia”.

Il programma di attivazione dell’Archivio della Biennale all’Arsenale

Non stupisce, quindi, che la presentazione al pubblico della nuova sede, sia accompagnata da uno speciale programma di attivazione, protratto per tre giorni, dall’1 al 3 giugno, chiuso dalla giornata di Open Day prevista per mercoledì. Al centro, tutti i linguaggi universali delle arti contemporanee, per un cartellone che ha visto collaborare i Direttori Artistici dei diversi settori a partire dai materiali custoditi nell’Archivio.
Nel pomeriggio di lunedì 1° giugno (dalle ore 15.30 alle 17 e dalle 18 alle 19.30), il programma di performance prevede: Body as Archive, progetto della Biennale Danza sviluppato da Wayne McGregor con AISOMA, strumento coreografico alimentato dal machine learning; WATERMARKS, di e con Maria Magdalena Campos-Pons e Kamaal Malak; We Were Together, I Forget the Rest, azione performativa della Biennale Teatro, a cura di Willem Dafoe, dedicata al tema della memoria e costruita a partire dai materiali dell’Archivio Storico.
Il 2 giugno, invece, il programma si aprirà alle ore 11 con la lecture di Wang Shu e Lu Wenyu, curatori della Biennale Architettura 2027. Nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 17.00, saranno riproposte le performance Body as Archive, WATERMARKS e We Were Together, I Forget the Rest. Poi, alle 17.30, Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, converserà con cinque giovani studiose e studiosi di cinema. Alle 21.30, il concerto Yet Darkness Held No Seraphim di Caterina Barbieri, direttrice della Biennale Musica, ideato appositamente per i nuovi spazi dell’Archivio, con il light design site-specific di Marcel Weber alias MFO e i visual di Ruben Spini.
Mercoledì 3, il pubblico potrà accedere allo spazio dalle 11 alle 19, con visite guidate. Poi, al termine dei lavori di allestimento e di trasferimento dal VEGA di Marghera, la nuova sede dell’ASAC sarà aperta 365 giorni l’anno al pubblico. E promette una fruizione innovativa dei contenuti conservati dal polo.

Livia Montagnoli

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