Visioni di Pace al Milano Film Fest: programma gratuito


La novità reale sta nella modifica della geografia del festival. Visioni di Pace porta la sala cinematografica in dialogo con uno spazio civico milanese e trasforma il tema della pace in una sequenza di opere e incontri pubblici. Il controllo sul programma ufficiale del Milano Film Fest colloca questa scelta nel calendario della manifestazione diretta artisticamente da Claudio Santamaria, dal 4 al 9 giugno 2026.

Che cosa debutta e perché cambia la lettura del festival

Visioni di Pace nasce come sezione promossa dal Milano Film Fest in collaborazione con Unione Buddhista Italiana e Trending Peace. La formula è chiara: film, documentari, talk e panel a ingresso gratuito, con un impianto che considera la pace una pratica attiva di ascolto e confronto con la realtà. Il riscontro di ANSA conferma il debutto della sezione e la collocazione degli appuntamenti principali fra Anteo Palazzo del Cinema e Cascina Cuccagna.

Il punto editoriale è la scelta di trattare la pace come materia concreta, lontana dal contenitore celebrativo. Il festival la affida a materiali diversi per durata e linguaggio: il corto come soglia immediata e il documentario come campo di indagine. Gli incontri pubblici aggiungono uno spazio di elaborazione. Questa architettura rende la sezione più leggibile per chi entra in sala senza conoscere il percorso e più utile per chi vuole seguire il festival come laboratorio culturale.

Il 6 giugno all’Anteo: il blocco corti come mappa dei conflitti concreti

La prima tappa è sabato 6 giugno alle 15.00 in Sala Rubino all’Anteo Palazzo del Cinema. Il blocco corti mette insieme cinque traiettorie. Gauze, firmato da Noran Fikri Alezabi, Nicholas Arujah, Xinyue Ma, Yulin Yue e Xiaonan Zhou, segue un ragazzo palestinese di quattordici anni dentro una condizione di sopravvivenza raccontata con animazione; la scheda di Miyu Distribution ne conferma durata, produzione Gobelins e lingua araba. Dissection of an Incoherence in Crisis di Nausica Serra lavora invece su ego e invidia attraverso scene quotidiane, con un taglio che la scheda KVIFF registra come corto catalano del 2025.

Il blocco prosegue verso l’urgenza documentaria. La solidarietà non è reato: la storia di Seán Binder è il contributo di Valeria Solarino su una vicenda giudiziaria che ha riguardato il soccorso ai migranti in Grecia. Barren Lands – Terre Aride di Hervé Barmasse entra nel Kenya nord-occidentale e mette a fuoco il rapporto fra acqua, comunità pastorali e crisi climatica. I Once Dreamed About This Boat, realizzato da Factanza con SOS Mediterranee, porta al centro il salvataggio in mare sulla rotta del Mediterraneo centrale.

Il caso Seán Binder: il cortometraggio porta la pace sul terreno dei diritti

Il passaggio dedicato a Seán Binder merita un’attenzione specifica perché inserisce nella sezione una vicenda giuridica già definita nei suoi sviluppi più recenti. Amnesty International ha registrato nel gennaio 2026 l’assoluzione dell’attivista e dei coimputati davanti alla Corte d’appello di Lesbo. Dentro Visioni di Pace, quel caso funziona come verifica concreta di un principio: il linguaggio della pace diventa misurabile quando incontra la responsabilità di chi soccorre persone in pericolo.

Terre Aride: il clima entra nel programma come questione di convivenza

Barren Lands – Terre Aride tratta la crisi climatica come materia narrativa concreta. Il film di Hervé Barmasse, collegato al lavoro di Amref in Kenya, concentra lo sguardo su North Horr e sulle comunità che affrontano scarsità d’acqua e trasformazione degli equilibri locali. La presenza di questo titolo nel blocco corti sposta Visioni di Pace fuori dal perimetro diplomatico: la pace viene letta anche come possibilità concreta di restare in un territorio senza vederne crollare le condizioni essenziali.

Il 7 giugno all’Anteo: due lungometraggi, due geografie morali

Domenica 7 giugno la Sala Rubino apre alle 11.00 con Dear Ancestor, diretto da Nantenaina Lova ed Eva Lova-Bély. La scheda di Papang Films registra un’opera di 71 minuti in cui il 2067 diventa il punto di partenza per raccontare, attraverso una madre e una figlia, la lotta contro un progetto estrattivo legato alle terre rare fra Madagascar e Réunion. La scelta del futuro come cornice stringe il tema e obbliga lo spettatore a guardare le conseguenze come eredità.

Alle 16.30 arriva The Rain Won’t Let Us Fly, documentario di Ignacio Marín e Rubén Díez. Mailuki Films lo identifica come un lavoro spagnolo di 79 minuti sulla guerra in Ucraina, costruito sulle voci di chi vive il fronte e sulla trasformazione della vita quotidiana in condizione estrema. Nel percorso di Visioni di Pace il film occupa un punto severo: osserva il luogo in cui l’assenza di pace modifica case e memoria personale.

Casa UBI a Cascina Cuccagna: la giornata buddhista dentro il festival

La sezione esce dalla sola sala. Domenica 7 giugno, al primo piano di Cascina Cuccagna, il programma Casa UBI apre alle 12.00 con La bellezza, il potere, la morte: Marcello Ghilardi, docente di estetica all’Università di Padova, accompagna il dialogo con frammenti da Morte di un maestro del tè di Kei Kumai. Alle 16.00 Sara Fruner incontra Dario Doshin Girolami in La mente che evade. Il calendario pubblicato da Gate e dalla stessa Cascina conferma gratuità e prenotazione attraverso la piattaforma dedicata.

La parte serale rende ancora più esplicito l’incrocio tra cinema e pratica buddhista. Alle 18.30 viene proiettata la quinta tappa di Cammino nell’Italia buddhista, intitolata Il varco, la crepa, fine della pioggia, con dialogo insieme a Valerio Millefoglie, Ivan Carozzi e Sabrina Koren Montemurro. Alle 19.30 Il Grande Lebowski diventa materia di confronto in Dallo Zhuāngzǐ al Grande Lebowski passando per il Buddha, con Elena Seishin Viviani e Fabio Guarnaccia.

Perché questa sezione pesa nel disegno del Milano Film Fest

Visioni di Pace pesa perché lavora su una definizione operativa di pace. Il programma lega il soccorso in mare alla tutela dei diritti. Affianca poi la crisi climatica alla sopravvivenza dei territori e la guerra in Ucraina alla vita quotidiana ferita. Il risultato è una sezione che chiede al pubblico di riconoscere i luoghi in cui la pace diventa decisione pubblica.

La collocazione in due sedi aiuta questa lettura. L’Anteo garantisce il dispositivo della visione cinematografica, con tempi e attenzione protetti. Cascina Cuccagna porta il festival nel contesto urbano di una comunità che discute e si incontra. Il raccordo fra questi spazi è il vero elemento di metodo: l’opera viene prima guardata e poi restituita a un confronto dal vivo.

Accesso gratuito, capienza e prenotazioni: cosa deve sapere chi vuole partecipare

Il programma indica accesso gratuito per gli appuntamenti di Visioni di Pace. La gratuità va letta insieme alla capienza delle sale e alle modalità di registrazione previste dai canali ufficiali. Per il pubblico questo significa una cosa pratica: conviene scegliere in anticipo l’appuntamento, controllare la sede esatta e completare la prenotazione quando richiesta, soprattutto per la giornata di Cascina Cuccagna.

La distinzione fra Anteo e Cascina è utile anche per orientarsi. Il 6 giugno la priorità è la visione dei corti in Sala Rubino. Il 7 giugno la mattina e il pomeriggio restano concentrati sui due lungometraggi all’Anteo, poi la giornata buddhista sviluppa in via Cuccagna 2 un percorso autonomo con incontri e film in dialogo.


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 Junior Cristarella

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