In Sicilia NEOS_VLTRA, spazio culturale di Villa Yulia a Vittoria


Tra i paesaggi assolati della Sicilia sud orientale nasce un nuovo progetto che intreccia arte contemporanea, spiritualità e botanica. Si chiama NEOS_VLTRA e porta la firma di Roberto Riccio, imprenditore e fondatore di Galileo Global Education Italia, che dopo oltre vent’anni nel mondo della formazione ha scelto di restituire qualcosa alla terra iblea che negli ultimi anni lo ha accolto e ispirato. A Vittoria, nel Ragusano, prende così forma uno spazio a cielo aperto interamente autofinanziato, negli spazi di Villa Yulia, residenza estiva dedicata alla memoria della madre di Riccio, attorno alla quale si estendono sette terreni agricoli trasformati in un percorso immersivo tra installazioni site specific e vegetazione autoctona. A inaugurare il programma il 10 settembre 2026 è la mostra Beyond the Wall / Oltre il Muro, sviluppata intorno a un monumentale recinto brutalista in cemento dove gli artisti Roberto Riccio, SexsDreams (Gioele Carradengo), Elisabetta Trombello, Mikel Ayad, Ezio Cinciarella, Enry Mottola, Tatjana Zonca, Marcella Occhipinti, Gianmarco Canzonieri e Mahmoud Abdelmged.si sono cimentati in opere capaci di dialogare con lo spazio e con il territorio.

Intervista a Roberto Riccio

Come e quando nasce NEOS_VLTRA?
In questa fase della vita mi sono fatto una domanda che torna spesso: “Che cosa non sto ancora facendo e che invece potrei realizzare?” Non cercavo un nuovo posto dove vivere, cercavo un posto dove poter finalmente diventare la versione più vera di me stesso. Ed è così che è iniziata a balenarmi l’idea di NEOS_VLTRA: partendo da Villa Yulia, la mia residenza estiva, il cuore di tutto questo sogno. Tutto quello che sto costruendo è dedicato a mia madre Giuliana, scomparsa nel 2019. Con delicatezza e forza, lei mi ha insegnato il valore delle radici, della cura e della bellezza. Ogni pietra, ogni pianta, ogni scelta stilistica qui porta il suo ricordo. Questo non è solo un progetto culturale, immobiliare o agricolo… è anche un atto d’amore verso di lei. E così che poco alla volta, ho acquistato i sette terreni agricoli intorno alla Villa, unendo pezzo dopo pezzo questo piccolo angolo di paradiso: è stato un ritorno a casa.

Neos Vältra (render)

Nel progetto convivono arte contemporanea, botanica e spiritualità. Quanto conta, oggi, superare la distinzione tradizionale tra spazio espositivo e paesaggio naturale?
Oggi ritengo che superare la distinzione tradizionale tra spazio espositivo e paesaggio naturale non sia più solo una scelta estetica, ma una necessità culturale e quasi etica. Viviamo in un’epoca di profonda disconnessione: l’arte contemporanea è spesso confinata in “white cube” asettici, mentre la natura viene vissuta come sfondo o risorsa da consumare. Rompere questa barriera significa restituire all’arte la sua vocazione originaria di esperienza totale, capace di coinvolgere corpo, mente e spirito. Quando l’opera dialoga direttamente con le piante, il suolo, la luce naturale e i cicli stagionali, accadono diverse cose fondamentali: l’arte diventa più umile e più potente allo stesso tempo, perdendo il controllo totale sull’ambiente e guadagnando autenticità e vitalità. Il visitatore non è più solo spettatore, ma parte di un ecosistema vivo e l’esperienza acquista una dimensione immersiva, sensoriale e, per molti, spirituale.

Cosa si ottiene in questo modo?
Si crea un ponte concreto tra cultura e natura, proprio nel momento storico in cui questo ponte è più fragile e necessario. L’arte non parla più “della” natura, ma vive “dentro” di essa e con essa. Si apre una dimensione botanica e spirituale che l’arte tradizionale di galleria fatica a raggiungere: il tempo lento della crescita delle piante, la ciclicità, la precarietà, la sacralità del vivente.
In sintesi, superare questa distinzione non è un dettaglio progettuale, è un atto di riconnessione. È una risposta artistica alla crisi di senso del nostro tempo: non più arte “sul” mondo, ma arte che abita il mondo insieme agli altri esseri viventi.

La mostra di debutto di NEOS_VLTRA: un confine per andare oltre

Chi saranno i protagonisti della mostra di debutto NEOS_VLTRA?
Non ho cercato nomi famosi a tutti i costi. Ho cercato prima di tutto “persone”, con cui sentivo una connessione autentica, profonda, a volte personale. Artisti capaci di interpretare e rispettare lo spirito fondativo di Villa Yulia. Ho dato grande spazio ad artisti siciliani, perché volevo che questo progetto fosse radicato nella terra in cui nasce. Artisti in grado di creare opere site-specific, pensate e realizzate proprio per questo luogo, in dialogo vero con il paesaggio ibleo. In un certo senso non volevo opere “esposte”, volevo opere che “appartenessero” a questo posto.

Beyond the Wall
Beyond the Wall

Il titolo “Beyond the Wall / Oltre il muro” richiama il tema del confine, della soglia. Il muro brutalista in calcestruzzo di cui si parla è pensato come barriera o come elemento simbolico?
Ho un debito enorme di gratitudine verso la Sicilia: questa terra mi ha dato tanto, bellezza, lentezza, forza, ispirazione. Sentivo che avrei dovuto rendere qualcosa di quello che ho ricevuto. È così che ho voluto fare un gesto simbolico importante: ho “resettato” il grande muro di cinta in stile brutalista che avevo fatto costruire intorno alla Villa, che da barriera fredda e divisoria, è diventato una soglia protettiva, calda, che abbraccia chi arriva. Un po’ come aveva fatto la Sicilia con me.

Da dove nasce questa idea?
L’idea di “oltre il muro” nasce da un messaggio forte di pace e di unità. In un’epoca divisa e divisiva, dove i muri di ogni genere nascono per separare, volevo creare un luogo dove persone di credi, culture e provenienze diverse potessero ritrovarsi sulla stessa terra e sotto lo stesso cielo, paradossalmente proprio dentro un muro. La Sicilia in fondo è da millenni terra di incontri e di contaminazioni: qui l’armonia è possibile. Oltre il muro non è solo un nome, è una visione.

Le opere site specific sembrano nascere direttamente dal territorio ibleo, attraverso materiali come pietra lavica, terra rossa, ulivi e mandorli. Come avete lavorato con gli artisti per evitare il rischio di un approccio “decorativo” al paesaggio siciliano?
Abbiamo lavorato fin dall’inizio con un approccio molto rigoroso, proprio per evitare che il progetto scivolasse in una dimensione puramente decorativa o folklorica del paesaggio ibleo. Il metodo principale è stato quello della stratificazione di senso: l’uso di materiali locali non è mai stato fine a se stesso, ma è diventato metafora di temi più ampi, resilienza, connessione tra uomo e terra, sacralità del vivente, ferite e rinascite del paesaggio. Abbiamo quindi accompagnato gli artisti in un periodo di profonda immersione e ricerca sul territorio, prima ancora di pensare alla forma finale dell’opera. Non si trattava di “usare” la pietra lavica o l’ulivo come elementi estetici, ma di farli diventare portatori di significato con il resto delle opere del museo.

Varco del Cielo (render)
Varco del Cielo (render)

Ci spieghi meglio.
Con ogni artista abbiamo seguito alcuni passaggi fondamentali. Il dialogo con il genius loci, ovvero lunghe camminate, incontri con le persone del luogo (amici e custodi della memoria iblea). L’artista doveva prima comprendere la storia geologica e spirituale di questi materiali e di questi alberi per poi realizzare il suo progetto artistico. Successivamente, abbiamo chiesto agli artisti di porsi interrogativi: “Cosa significa oggi piantare o lavorare un ulivo in un’epoca di abbandono delle campagne? Qual è la memoria racchiusa nella terra rossa? La pietra lavica è materia di distruzione o di fertilità? Cosa significa un mandorlo per le religioni monoteiste e come si colloca nella Sicilia attuale?”. Abbiamo scoraggiato qualsiasi approccio puramente pittorico, didascalico o ornamentale.

Una vera interazione con l’ambiente.
L’opera doveva interagire fisicamente, ecologicamente o simbolicamente con il luogo e con l’opera stessa, modificandolo o essendo modificata nel tempo: l’uno senza l’altra perdeva di significato. Molte opere sono pensate per evolversi con i cicli naturali (crescita delle piante, erosione della pietra, fioritura dei mandorli, crescita dei prati, esplosione degli agrumi ecc). Questo introduce una dimensione processuale che impedisce la staticità decorativa. In questo modo il paesaggio ibleo non viene “abbellito” dall’arte, ma l’arte diventa uno strumento per rivelarne strati di significato altrimenti invisibili. Non è decorazione, è una forma di ascolto e di collaborazione con il territorio.

Il futuro di NEOS_VLTRA in Sicilia

Vittoria e il territorio ragusano sono sempre più attraversati da esperienze culturali indipendenti e diffuse. Immagina NEOS_VLTRA come un progetto isolato o come un possibile nucleo per una nuova geografia dell’arte contemporanea nel Sud Italia?
NEOS_VLTRA si presenta come un progetto dal forte carattere contemplativo e intimo, ma con un potenziale concreto per diventare un nucleo catalizzatore di una nuova geografia dell’arte contemporanea nel Sud Italia, in particolare nel territorio ibleo-ragusano. Il suo DNA è chiaramente contemplativo: uno spazio privato autofinanziato nato come gesto personale di restituzione alla Sicilia che lo ha accolto. Si tratta di un giardino culturale che invita a un’esperienza lenta di immersione, non a un consumo rapido. È un luogo per rallentare, riflettere, quasi un ritiro estetico-spirituale, dedicato a mia madre.

Radici
Radici

Allo stesso tempo, non è isolato.
Il contesto di Vittoria e del ragusano è già animato da esperienze culturali indipendenti e diffuse (festival, collettivi, gallerie come quelle nel circuito ibleo, iniziative comunitarie). NEOS_VLTRA può inserirsi e amplificarle, diventando un polo stabile e di qualità in una regione che ha già visto progetti rigenerativi come Gibellina o Farm Cultural Park a Favara. La sua scala (terreni agricoli acquisiti progressivamente), il patrocinio comunale e l’approccio interdisciplinare (arte, natura, identità siciliana) lo rendono un possibile “recinto fertile” che attrae artisti internazionali e crea dialogo con il territorio, senza trasformarsi in un parco tematico o in un hub turistico massificato. Può contribuire a ridisegnare la mappa dell’arte contemporanea al Sud come luogo di profondità piuttosto che di evento effimero.

Quali saranno i prossimi sviluppi del progetto? Immagina nuove commissioni, residenze o collaborazioni interdisciplinari?
NEOS_VLTRA potrebbe evolversi organicamente, mantenendo l’autonomia privata ma aprendo reti quali nuove commissioni site-specific permanenti annuali o biennali a artisti che dialogano con il genius loci. Ad esempio, un artista internazionale per una grande land art: opere destinate a durare e a trasformarsi lentamente con le stagioni. Oppure residenze artistiche e di ricerca: programma di residenze brevi (4-8 settimane) con focus su pratiche eco-poetiche, arte e agricoltura rigenerativa, o spiritualità contemporanea. Questo creerebbe un flusso costante di energia creativa e output espositivi. Ma anche collaborazioni interdisciplinari con università, per residenze di ricerca o progetti con designer, architetti e artigiani per interventi su materiali tradizionali reinterpretati. In sintesi, NEOS_VLTRA ha le carte in regola per essere entrambe le cose: un rifugio contemplativo autentico e un seme per una rete più ampia di arte contemporanea radicata nel Sud.

Valentina Muzi

NEOS_VLTRA – Villa Yulia
Via Salvatore Fiume 3, Vittoria (RG)

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