Dario Fo e Pascucci, il disegno dei girasoli


Questa storia funziona come una piccola mappa del Novecento culturale italiano. C’è Fo con la sua formazione visiva, c’è una bottega romagnola che lavora ancora sulla materia e c’è Cesenatico che porta l’immaginario dell’artista sulla spiaggia. Il valore sta nel raccordo tra documento, gesto artigianale e spazio pubblico.

Nota di lettura: il titolo del disegno dei girasoli presenta una variante tra la forma usata nelle cronache recenti e quella registrata nella scheda archivistica. Nel testo la distinzione viene mantenuta per rispettare il dato.

Due anniversari che cambiano scala alla notizia

Dario Fo nasce il 24 marzo 1926 e muore a Milano il 13 ottobre 2016. Il 2026 tiene quindi insieme il centenario della nascita e l’anno del decennale della morte, con il Premio Nobel per la Letteratura del 1997 come punto di riconoscimento internazionale. La cronologia ufficiale di NobelPrize.org conferma date, premio e motivazione assegnata all’autore italiano.

La seconda data strutturale è il 1826, anno da cui la Stamperia Pascucci fa risalire la propria attività. Il bicentenario dà alla vicenda una scala concreta: colloca il ricordo di Fo dentro una continuità artigiana che in Romagna ha conservato gesti, strumenti e repertori di stampa su tela attraverso generazioni.

Come Fo entra nella storia della bottega

Il collegamento tra Fo e Gambettola passa da Primo Grassi, sindaco di Cesenatico alla fine degli anni Cinquanta e figura legata alla crescita turistica della Riviera. Quel tramite è importante perché qualifica la relazione come un contatto nato dentro la rete culturale e balneare della Romagna, con ritorni successivi e un legame personale con la bottega.

Da quel primo incontro, Fo torna più volte in bottega anche con Franca Rame. Acquista tele e opere, porta fuori dalla Romagna manufatti destinati alla propria casa o a doni personali e soprattutto riconosce nei tavoli di lavoro un luogo di pratica creativa. La ricostruzione pubblicata da ANSA conferma il ruolo di Grassi, le visite successive e la centralità della bottega nel rapporto con la famiglia Pascucci.

Il foglio giallo del 1999: dal residuo di lavorazione al documento

Il passaggio chiave avviene il 10 agosto 1999. Fo entra nella stamperia con il suo cappello bianco, chiede carta e intercetta un foglio giallo segnato da impronte di girasoli appena create per la bottega. Quel supporto nasce dentro il lavoro quotidiano, quindi porta già colore, tracce e ritmo di laboratorio prima dell’intervento dell’artista.

La scheda dell’Archivio Franca Rame Dario Fo registra il disegno come Danza tra i girasoli, datato 1999 e donato a Riccardo Pascucci di Gambettola per la copertina del libro Trama e ordito di Maria Cristina Muccioli. Le cronache recenti usano spesso la forma Danza fra i girasoli. La differenza tra “tra” e “fra” va trattata come variante di attestazione: l’archivio documenta la scheda e le cronache raccontano la memoria viva della bottega.

Perché la tecnica Pascucci spiega bene l’interesse di Fo

La bottega Pascucci lavora su un procedimento in cui le matrici in legno vengono impregnate di colore, appoggiate sul tessuto e battute con il mazzuolo. Il sito Pascucci 1826 descrive questa continuità tecnica come un sapere trasmesso da sette generazioni, con motivi ornamentali e floreali legati al patrimonio romagnolo.

Qui si chiarisce il motivo per cui Fo trovava familiare quel laboratorio. La sua formazione abbraccia anche il campo visivo: nel 1940 studia all’Accademia di Brera e conserva per tutta la vita un rapporto operativo con segno, colore e costruzione visiva. L’Accademia di Brera lo include tra le figure passate dall’istituzione e la biografia del Nobel conferma il suo percorso milanese prima della piena maturazione teatrale.

Tende al Mare 2026 porta la bottega sulla spiaggia

Il raccordo pubblico più concreto arriva da Tende al Mare 2026. La scheda di Visit Cesenatico indica l’evento dal 23 giugno al 6 settembre 2026, gratuito e accessibile, sulla spiaggia libera davanti a Piazza Andrea Costa. La stessa scheda segnala la collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Ravenna e con la Stamperia Pascucci, richiamando la nascita della manifestazione nel 1998 da un’intuizione di Fo.

Il format usa tende confezionate secondo il modello di quelle presenti in spiaggia prima della diffusione degli ombrelloni. La scelta del supporto ha un effetto preciso: l’opera esce dalla sala ed entra in un ambiente frequentato da residenti e turisti. Anche l’asta estiva, con ricavato destinato a progetti sociali attraverso la Consulta del Volontariato, conferma la funzione civica della rassegna.

Il Teatro del Colore e il ruolo delle nuove generazioni

Il perimetro amministrativo dell’edizione 2026 emerge anche dall’Albo pretorio del Comune di Cesenatico, dove la determinazione n. 530 del 28 aprile 2026 riguarda Tende al Mare XXIX edizione Dario Fo Il Teatro del Colore e la fornitura di tende preparate artigianalmente. Questo dettaglio sposta l’omaggio dal semplice ricordo alla produzione effettiva: servono supporti, lavorazioni e responsabilità operative.

La Fondazione Fo Rame ha impostato il centenario come una rete ampia di spettacoli, mostre e attività in Italia e all’estero. Nel caso di Cesenatico il baricentro passa dagli archivi alla formazione, perché gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna lavorano su bozzetti e immaginario di Fo. L’eredità diventa esercizio concreto, affidato a mani nuove e a una tecnica storica.

Perché questo omaggio pesa più di una ricorrenza

La forza dell’operazione sta nel passaggio di scala. Un gesto nato in bottega nel 1999 viene riletto nell’anno del doppio anniversario e diventa chiave per una manifestazione estiva di arte pubblica. In mezzo c’è il lavoro della stamperia, che trasforma carta, tela e memoria in una continuità visibile.

Il caso Pascucci aiuta anche a correggere una lettura riduttiva di Fo. Il teatro resta il suo territorio più noto, però qui emerge il Fo pittore e progettista visivo, capace di riconoscere il valore di un’impronta artigianale prima ancora che diventi opera. Nel centenario, questo dettaglio restituisce un artista meno monumentale e più operativo.


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 Junior Cristarella

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