Maradona a Unisa: identità e tutela dell’immagine


Il seminario salernitano va letto come un passaggio di metodo. Maradona viene sottratto alla sola celebrazione e riportato in un terreno verificabile: quello in cui memoria pubblica, diritti della personalità e gestione dello spazio simbolico devono convivere senza confondersi.

Nota editoriale: questa ricostruzione distingue i dati accertati dalla lettura interpretativa. Il perimetro giuridico è trattato in chiave informativa e non sostituisce il parere di un professionista.

Il fatto: Maradona entra nell’aula di diritto dello sport

Il 22 maggio 2026 il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno ha collocato Maradona dentro una sede tecnicamente precisa: l’Aula Catania di Giurisprudenza, nel Campus di Fisciano. La cornice conta quanto il contenuto. Il valore dell’incontro è tecnico: la cattedra di Diritto dello Sport ha scelto di affrontare il caso Maradona come materiale di studio, cioè come intreccio fra persona e prestazione atletica, con il nodo dello sfruttamento dell’immagine dentro la memoria collettiva.

La struttura dell’incontro chiarisce la direzione. I saluti istituzionali hanno coinvolto il rettore Virgilio D’Antonio e il direttore del Dipartimento Francesco Fasolino. Il dibattito è stato coordinato dal professore Salvatore Sica con il giornalista Pino Taormina. Le testimonianze di Salvatore Carmando e Fernando Signorini hanno dato alla parte giuridica un contrappeso umano: il corpo dell’atleta e la cura quotidiana diventano dati di contesto insieme al rapporto con la pressione pubblica.

Il libro di Angela Anzalone e la scelta della parola “delphico”

Il volume di Angela Anzalone porta un titolo che merita attenzione filologica: Diego Armando Maradona. Il dio delphico di Napoli. La grafia delphico, con ph, è la forma editoriale consolidata nelle schede librarie e va preservata perché appartiene all’identità bibliografica dell’opera. Una variazione in delfico semplifica la lettura corrente, però indebolisce il riferimento classico che il titolo rende visibile già in copertina.

La parola lavora anche sul piano estetico. Richiama l’idea di un oracolo, di una figura capace di generare interpretazioni oltre la cronologia dei risultati sportivi. Da qui nasce il valore del libro nel contesto del seminario: Anzalone presenta Maradona come un dispositivo culturale che continua a interrogare Napoli sul modo in cui costruisce i propri simboli.

Il perimetro giuridico: immagine, nome e uso pubblico

Nel caso Maradona il punto giuridico più sensibile è il confine fra ricordo collettivo e utilizzo riconoscibile della persona. In Italia il diritto all’immagine trova il suo asse nell’articolo 10 del Codice civile e negli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d’autore. Il principio operativo è chiaro: notorietà e interesse pubblico possono ampliare lo spazio della circolazione informativa, però non cancellano la tutela della persona e dei suoi segni identificativi.

Applicato a Maradona, questo quadro produce una distinzione concreta. Un saggio, un seminario universitario o un’iniziativa critica lavorano sulla dimensione culturale e documentaria. L’uso commerciale dell’immagine, del nome o di elementi immediatamente associabili al campione richiede invece un controllo più severo, soprattutto quando la funzione informativa arretra e prevale la valorizzazione economica del simbolo.

Perché l’Università di Salerno è la sede corretta

La scelta dell’Università di Salerno è significativa. Il Dipartimento di Scienze Giuridiche è il luogo in cui lo sport smette di essere visto soltanto come spettacolo e diventa sistema regolato: contratti e responsabilità si intrecciano con diritti della personalità, rapporti con i media e ricadute sociali. Il caso Maradona attraversa tutto questo campo perché unisce la carriera del calciatore alla persistenza della sua immagine dopo la morte.

Il ruolo di Salvatore Sica rende il taglio ancora più definito. Portare il tema dentro il Diritto dello Sport significa riconoscere che i grandi atleti contemporanei generano problemi giuridici ben oltre l’evento agonistico. La prestazione finisce, il valore simbolico resta e spesso circola in forme nuove: libri, murales, merchandising, intitolazioni, iniziative pubbliche.

Carmando e Signorini: la testimonianza come documento umano

Le presenze di Salvatore Carmando e Fernando Signorini spostano il racconto dalla superficie del mito alla pratica del lavoro attorno all’atleta. Carmando, massofisioterapista legato alla storia del Napoli, consente di leggere Maradona attraverso la cura fisica e la gestione quotidiana della prestazione. Signorini, preparatore atletico argentino, porta invece il punto di vista di chi ha conosciuto il campione nel rapporto fra disciplina e pressione esterna, con la fragilità come dato umano.

Queste testimonianze hanno un peso specifico perché impediscono di ridurre Maradona a un’immagine senza corpo. Il diritto tutela la persona anche attraverso ciò che la rende riconoscibile, però la memoria pubblica tende spesso a separare il simbolo dalla biografia materiale. Il seminario ha ricucito questo strappo: dietro la figura mondiale c’è un individuo concreto, con relazioni professionali e tracce umane ancora verificabili.

Largo Maradona e la prova urbana del mito

La riflessione universitaria trova una verifica immediata a Napoli. Nel gennaio 2026 la Giunta comunale ha approvato un progetto di attrezzatura di quartiere ad uso pubblico nell’area nota come Largo Maradona, circa 197 metri quadrati tra via Emanuele De Deo e vico Concordia. Il dato urbanistico è rilevante perché mostra come il culto maradoniano abbia ormai una traduzione amministrativa: accessibilità e destinazione d’uso entrano nella stessa discussione insieme alla cura dello spazio e al rapporto con i flussi di visitatori.

Il murale ai Quartieri Spagnoli funziona ormai come polo di attrazione che incide sul quartiere e rende visibile il passaggio da memoria spontanea a infrastruttura culturale. Qui la domanda giuridica diventa pratica: chi governa uno spazio quando il valore simbolico nasce dal basso e poi viene riconosciuto dalle istituzioni?

Il settennio sportivo che sostiene la memoria pubblica

Il legame con Napoli si fonda su una base sportiva compatta: Maradona arrivò al club nel 1984 e lasciò la squadra nel 1991, dopo aver segnato una fase irripetibile nella storia azzurra. La memoria cittadina resta così potente perché deriva da un’esperienza sportiva che ha modificato la percezione di Napoli dentro il calcio italiano ed europeo.

Il seminario di Salerno aggiunge un passaggio ulteriore. Quando una carriera diventa identità urbana, il diritto deve occuparsi anche delle forme in cui quella identità viene narrata, venduta, insegnata o trasformata in luogo. Maradona è un caso limite perché il suo nome agisce ancora come segno di appartenenza e come bene immateriale ad alta intensità economica.

La lettura che resta: un atleta diventato categoria culturale

La forza dell’incontro sta nell’aver trattato Maradona come categoria culturale, oltre la semplice celebrazione del personaggio. Il suo caso obbliga a distinguere piani che nel dibattito pubblico vengono spesso confusi: affetto popolare e diritto della persona, con il mercato dell’immagine dentro la responsabilità delle istituzioni nella gestione dei luoghi simbolici.

Da questa distinzione nasce l’utilità concreta del seminario. Il lettore comprende che la parola mito indica complessità e richiede cautele precise: più una figura diventa patrimonio affettivo, più cresce la necessità di regole chiare per evitare che la memoria collettiva venga trattata come una risorsa priva di titolarità e contesto.


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 Junior Cristarella

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