Serie A 2025/26, Openda e Morata tra le delusioni


La parola flop va usata con misura. Qui indica la distanza verificabile tra aspettative, costo sportivo, continuità e funzione assegnata. Un calciatore può avere picchi positivi e restare comunque sotto la soglia richiesta dal proprio ruolo.

Il perimetro della nostra analisi collima con la ricognizione pubblicata da ANSA e con il controllo dei numeri di campionato. La selezione non fotografa soltanto chi ha giocato male: mette in fila i profili il cui rendimento ha pesato sulle decisioni tecniche già aperte per l’estate.

Nota di lettura: questa ricostruzione separa il giudizio tecnico dai dati puramente contabili. Una stagione deludente nasce spesso dall’incastro tra ruolo, sistema di gioco e aspettativa creata dal mercato.

La griglia delle delusioni e il dato centrale

La formazione simbolica delle delusioni comprende Di Gregorio, Lucumi, Buongiorno, De Winter, Bellanova, Rovella, Koopmeiners, Estupiñán, Openda, Morata e Gudmundsson. La distribuzione pesa più della lista: Juventus e Milan occupano il centro del problema perché hanno chiuso fuori dalla Champions dopo una stagione in cui il rendimento individuale ha eroso punti e credibilità tecnica.

Il contesto di classifica chiarisce la portata del giudizio. Nel nostro aggiornamento sui verdetti europei della Serie A abbiamo fissato la cornice: Inter campione, Napoli secondo, Roma e Como in Champions; Milan e Juventus in Europa League. Dentro questa cornice la griglia dei delusi diventa una chiave per leggere come sono stati persi margini decisivi.

Openda, il caso che sposta l’analisi sul costo tecnico

Loïs Openda è il punto più delicato della Juventus. L’accordo con RB Leipzig prevedeva il prestito da 3,3 milioni più bonus e l’obbligo di acquisizione definitiva a 40,6 milioni più oneri accessori al verificarsi delle condizioni sportive. Con un solo gol in campionato e circa 650 minuti, la resa non ha coperto la funzione per cui era stato preso.

Il nodo tattico è leggibile senza forzature. Openda ha costruito parte della sua reputazione attaccando campo aperto, una risorsa più difficile da isolare in una squadra chiamata spesso a creare contro blocchi bassi. Quando un attaccante da transizione entra in un sistema senza profondità costante, il suo valore si restringe alla singola giocata e la singola giocata non basta per reggere un’operazione di questa scala.

Koopmeiners, zero produzione in Serie A e ruolo diluito

Teun Koopmeiners pesa in modo diverso. La sua produzione nel campionato resta ferma a zero gol e zero assist secondo i database statistici consultati. Il dato riguarda la Serie A e va separato dalle coppe, dove il rendimento ha avuto un altro profilo.

Il passaggio dall’Atalanta alla Juventus ha cambiato il perimetro della sua influenza. A Bergamo il valore nasceva dalla libertà di occupare zone intermedie, calciare da fuori e accompagnare l’azione dentro l’area. Nella Juventus 2025/26 il suo impiego è stato più lontano dalla rifinitura stabile. Il risultato tecnico è una perdita di identità: un centrocampista pagato per incidere negli ultimi trenta metri diventa molto più vulnerabile quando viene valutato fuori dalla sua zona naturale.

Milan, De Winter ed Estupiñán dentro una stagione senza Champions

Il Milan porta nella griglia Koni De Winter e Pervis Estupiñán, due arrivi ufficializzati dal club rossonero nell’estate 2025. Il loro caso differisce da quello bianconero: qui il peso sta nella somma tra aspettativa di stabilità difensiva e contributo laterale.

Estupiñán ha avuto il picco del derby deciso contro l’Inter, poi la stagione è rimasta dentro numeri da laterale poco incisivo: un gol e un assist in campionato. De Winter ha garantito minuti, però il Milan cercava un salto immediato in un reparto chiamato a proteggere il quarto posto. L’uscita dalla Champions spinge questa valutazione oltre la pagella individuale e la porta sul terreno della costruzione della rosa.

Morata, il paradosso dentro il Como da Champions

Álvaro Morata è la delusione che si capisce solo guardando il Como dall’interno. Il club ha chiuso quarto e ha conquistato la Champions, però il centravanti con il curriculum più alto non è diventato il terminale del salto. In Serie A chiude a zero gol, mentre Tasos Douvikas è arrivato a 14 reti e ha dato a Cesc Fàbregas una soluzione più continua.

Il paradosso tecnico sta nella convivenza tra status e uso reale. Morata ha portato esperienza internazionale, però il progetto lariano ha trovato altrove la sua finalizzazione ordinaria. In una squadra in crescita verticale, il nome non protegge dall’evidenza: il centravanti che incide meno della struttura offensiva diventa un corpo separato dal successo collettivo.

Gudmundsson, lampi insufficienti per guidare la Fiorentina

Albert Gudmundsson chiude la linea degli attaccanti in modo meno lineare. I cinque gol in campionato includono tre rigori; il numero secco quindi va letto con il peso specifico delle azioni. Un fantasista può incidere anche senza segnare, però qui il problema è la continuità nelle partite che chiedevano una guida offensiva.

La Fiorentina cercava da lui capacità di accendere partite bloccate e dare ordine creativo tra le linee. La stagione ha restituito episodi più che dominio. Questo è il punto tecnico: un trequartista o seconda punta di alto valore viene giudicato sulla frequenza con cui trasforma possesso in vantaggio reale, non soltanto sul conteggio finale dei gol.

Gli altri profili: perché il giudizio non dipende solo dai gol

La parte restante della formazione pesa meno sul mercato, però chiarisce la natura del giudizio. Un portiere come Di Gregorio viene valutato sulla gestione degli episodi ad alta pressione più che sulle singole parate; un difensore come Buongiorno patisce il confronto con la stagione dello scudetto; esterni e mediani quali Bellanova e Rovella entrano nel discorso quando continuità fisica o collocazione tattica rompono l’attesa.

Il filo comune è la perdita di funzione. Un calciatore delude davvero quando la squadra non riesce a usare il suo punto forte oppure quando il suo punto forte non produce più vantaggio competitivo. Per questo la lista contiene ruoli diversi: il metro di giudizio cambia, il meccanismo resta lo stesso.

Cosa cambia nel mercato estivo

Il mercato leggerà questi nomi con due variabili decisive: valore residuo e costo di correzione. Per la Juventus il tema più urgente riguarda l’assorbimento degli investimenti offensivi e la necessità di non ripetere acquisti senza un incastro tattico chiaro. Per il Milan il dossier è più strutturale, perché l’Europa League riduce la leva competitiva rispetto alla Champions e rende meno elastico il margine di errore.

Como e Fiorentina hanno un problema diverso. Il Como deve decidere se la presenza di Morata abbia ancora senso dentro una rosa che entra in Champions con altri riferimenti produttivi. La Fiorentina deve capire se Gudmundsson possa diventare una guida stabile o se il suo rendimento resti quello di un giocatore capace di episodi senza continuità sufficiente.


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 Junior Cristarella

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