Nel 1991, nel corso di un’intervista con un giornalista parlamentare, il divino Giulio Andreotti — con una delle sue iconiche massime, ciniche e pragmatiche allo stesso tempo — disse: «Meglio tirare a campare, che tirare le cuoia». A distanza di trentacinque anni quella frase è quantomai attuale:e attualissima in particolar modo nel Consiglio Comunale del capoluogo.
L’ennesima conferma si è avuta nel corso delle più di due ore di dibattito (a volte surreale) svolto nei lavori consiliari convocati in seconda chiamata oggi pomeriggio alle 15.30, dopo che il consiglio di lunedì scorso era andato deserto per mancanza del numero legale. Al momento dell’appello del segretario generale del Comune hanno risposto presente 22 consiglieri tra maggioranza e opposizione: ne bastavano 12. Ed è stato manifesto, anche oggi, al di là dell’apparente aggressività di alcuni interventi, che a casa prima del tempo non ci vuole andare nessuno: in senso assolutamente trasversale. Senza eccezioni.
Fanelli scambia il Consiglio per una riunione di maggioranza
Ad inizio di seduta ha chiesto di parlare il consigliere Paolo Fanelli di FdI. Nei giorni scorsi è stato protagonista della protesta organizzata da FI e FutuRa a Piazzale De Matthaeis per denunciare il caos determinato dai lavori della rotatoria. Una presenza per certi versi clamorosa, perché inaspettata e perché di un consigliere che sostiene il sindaco Mastrangeli. (Leggi qui: «Il BRT paralizza la città»: Fanelli (FdI) minaccia il passaggio all’opposizione).
L’intervento di Fanelli è stato uno dei momenti surreali della serata. L’ex sindaco ha scambiato il Consiglio Comunale ordinario per una riunione di maggioranza, con un intervento che non aveva nulla a che fare né con l’Ordine del Giorno né con l’ordine dei lavori. Per gentile concessione del presidente del Consiglio Massimiliano Tagliaferri, Fanelli ha comunque potuto svolgere un articolato intervento politico — condito anche di temi ambientali. Riproponendo alla fine il suo mantra: o si ripristina il perimetro del centrodestra, oppure passa all’opposizione. Politicamente legittimo, non fa una piega.
Quanto a originalità, zero carbonella. Perché è esattamente la stessa richiesta avanzata due anni fa da Forza Italia al sindaco. E in tempi più recenti dal presidente del Consiglio Tagliaferri. Risultato? Nulla di nulla.
Il sindaco Mastrangeli all’epoca ha fatto orecchie da mercante e ha tirato dritto con la sua maggioranza fluida e politicamente eterogenea. Gli azzurri sono finiti all’opposizione e la consiliatura è andata avanti come se niente fosse. Nessun terremoto, nessuna crisi, nessun effetto domino, nessun tentativo di ricucitura con FI.
Pensare quindi che a un anno dal voto si possano magicamente trovare 17 firme su una mozione di sfiducia verso il sindaco — o 17 consiglieri che si dimettono — è come credere a Babbo Natale. Se ci fosse mai stata questa volontà, la consiliatura sarebbe terminata da un pezzo. L’ammonimento di Fanelli ha prodotto a Mastrangeli lo stesso «turbamento» che il sindaco prova quando deve scegliere quale cravatta indossare sotto il blazer blu.
Carfagna smentisce la vulgata del «cavallo di Troia»
L’intervento di Fanelli ha però avuto un effetto collaterale politicamente molto indicativo. Ha costretto il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Franco Carfagna a intervenire per chiarire che quella posizione non rappresenta il Partito: «Ho il massimo rispetto per Paolo Fanelli, ma la linea del Partito non è quella che ha detto lui. A questo punto ci saranno delle valutazioni degli organismi dirigenti di Fratelli d’Italia. Paolo Fanelli dica in quale gruppo vuole stare e in quale linea si riconosce».
La presa di posizione del capogruppo meloniano è rilevantissima perché smentisce categoricamente una vulgata che cominciava a circolare insistentemente a Palazzo Munari: ovverosia che Fanelli poteva essere il «cavallo di Troia» lasciato da FdI nel perimetro della maggioranza del sindaco Mastrangeli, per prenderne le distanze tra qualche tempo fino ad avere il pretesto per non sostenerlo nella corsa a rifare il sindaco il prossimo anno. Non è così. Lo ha chiarito Carfagna oggi pomeriggio. Ad oggi non ci sono motivi ostativi all’appoggio di FdI alla ricandidatura di Mastrangeli.
Crescenzi porta in aula le dimissioni di Tagliaferri
Accanto a Fanelli, anche il consigliere Sergio Crescenzi ha contribuito alla dimensione surreale della seduta. Nel suo intervento ha premesso che bisogna parlare dei problemi della città e che questo non avviene. Poi, con piglio deciso, ha sentenziato: «Da giorni l’unica notizia sono le dimissioni annunciate dal presidente del Consiglio Massimiliano Tagliaferri. Non è possibile». Al netto delle decisioni personali di Tagliaferri, la reprimenda di Crescenzi è apparsa fuori luogo e fuori contesto: è stato proprio lui, con il suo intervento, a portare in aula un tema che al momento non è in alcun modo all’ordine del giorno. (Leggi qui: Le dimissioni di Tagliaferri non aprono la crisi: la fotografano e la cristallizzano).
Premesso sempre che le dimissioni si danno e non si annunciano, se e quando verranno formalizzate l’aula consiliare ne discuterà. Prevedibilissima la reazione del presidente del Consiglio Comunale, che ovviamente non si è tenuto la provocazione: «Lei non deve tirare in ballo il sottoscritto. Io sono una persona libera e ho fatto delle dichiarazioni. A questo punto, visto che il suo intervento non è parametrato sul fatto personale come aveva detto, le tolgo la parola». Apriti cielo.
Nel merito dei lavori, la maggioranza — pur a fatica — è riuscita a portare a casa, con 15 voti, 11 delle 12 delibere. Sull’ultima è mancato il numero legale. Per scelta, non per caso. I posizionamenti per la prossima campagna elettorale sono già iniziati, da un pezzo. Per il momento, meglio «abbaiare» ma senza mordere troppo.
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