Commvault è un’azienda che da oltre 25 anni, attraverso la sua data platform, si occupa della gestione, protezione e del recupero dei dati aziendali. Con la recente chiusura dell’anno fiscale a fine marzo, la società ha fatto il punto della situazione per tracciare la rotta strategica del 2026. Per l’occasione, il Country Manager Vincenzo Granato e il Presale Manager Domenico Iacono hanno incontrato la stampa per illustrare la visione sul futuro che guiderà l’azienda nei prossimi dodici mesi.
La gestione dei dati è ormai un elemento strategico fondamentale per la competitività di qualsiasi impresa sul mercato. Questo scenario è accelerato soprattutto dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale; una tecnologia che consuma e produce volumi di informazioni senza precedenti. Di conseguenza, una corretta governance e la sicurezza dei dati diventano requisiti imprescindibili per rimanere al passo nell’adozione dell’AI.
I fenomeni del 2025 e i trend del 2026
Granato inizia la discussione tracciando un quadro sui trend infrastrutturali che l’intelligenza artificiale sta determinando.
Innanzitutto, ci dice, cambia la tendenza sul mercato del cloud. Mentre in passato la domanda era molto concentrata sull’IaaS per le infrastrutture virtualizzate, oggi i clienti richiedono sempre più soluzioni PaaS e SaaS. Una possibile spiegazione è che le aziende sentano il bisogno di ambienti ad alto livello dove far lavorare in sicurezza gli agenti. In ogni caso, questo è un indicatore chiaro del fatto che il cloud sarà sempre più ibrido lungo tutto il suo stack applicativo.
Un secondo fenomeno di grande rilievo è l’aumento delle identità digitali. Questo accade perché anche gli agenti AI possiedono una propria identità all’interno dei flussi informativi aziendali. Ovviamente non si parla di un’identità paragonabile a quella dei dipendenti umani. Gli agenti AI hanno però la necessità di autenticarsi ai sistemi e richiedono l’attribuzione dei corretti permessi di accesso. Questa evoluzione ha come effetto un incremento della superficie di attacco per la cybersecurity, poiché anche gli agenti possono essere soggetti a vulnerabilità.
Il terzo fenomeno emergente riguarda il controllo. Le aziende sentono sempre più la necessità di monitorare quali dati vengono utilizzati dall’intelligenza artificiale e, soprattutto, qual è l’uso che ne viene fatto. È bene ricordare il fenomeno della Shadow AI, per cui all’interno delle organizzazioni si trovano dati e agenti su cui si ha piena visibilità e altri che sfuggono al monitoraggio, tipicamente perché privati dei dipendenti.
Siamo quindi di fronte a tre dinamiche che ruotano intorno ai dati: dove vengono elaborati, come proteggerli e come controllarne l’utilizzo. Questi tre fattori si proiettano verso il 2026 come trend in forte crescita, delineando un cloud sempre più ibrido, agenti AI da gestire con criteri sempre più vicini a quelli degli operatori umani e una tecnologia che va regolamentata e sulla quale ci sarà bisogno di avere più controllo.
In un panorama di questo tipo, l’obiettivo esplicito di Commvault è quello di proporsi come piattaforma di riferimento per la cyber resiliency dei dati in un contesto trainato dall’adozione dell’AI.
Per Commvault, “resilienza” significa mettere insieme tecnologie, processi e persone con il supporto della nostra piattaforma. Su questo argomento abbiamo coniato il termine ResOps a indicare la gestione strutturata e sistemica della resilienza all’interno di una organizzazione.
Vincenzo Granato, Country Manager di Commvault Italia
La proposta per il 2026: Commvault Cloud Unity
Per poter far fronte alle sfide del 2026, Commvault fa una proposta che potremmo definire di consolidamento: Commvault Cloud Unity, una soluzione che si propone come punto di unificazione e coordinamento per tutte le sue tecnologie.
Commvault Cloud Unity è stato annunciato a novembre 2025 con l’obiettivo di dare ai clienti una piattaforma che possa essere sistemica all’interno della loro organizzazione. Innanzitutto, Unity unifica l’interfaccia e propone un unico punto di controllo. Dal suo pannello è possibile gestire in maniera centralizzata tutti i carichi di lavoro distribuiti, i dati, le identità, la sicurezza e, in generale, tutti gli strumenti che hanno a che fare con il tema della resilienza, inclusi gli aspetti di compliance, testing e backup.
Il risultato è una piattaforma cloud-based che permette di avere una sicurezza integrata. Ovverosia, coordina tra loro storage immutabile, isolamento fisico e tutto quanto sia collegato ad air-gapping e analisi dei backup.
Un altro aspetto importante di Unity è che permette di gestire in maniera attenta i costi legati alla resilienza. Il controllo delle spese avviene agendo su due fronti. Da una parte, grazie alla sua natura cloud, Unity si integra nativamente con i maggiori hyperscaler ed è in grado di ottimizzare le architetture virtualizzate al loro interno. Dall’altra, permette di gestire le tecnologie legacy on-premise per salvaguardare gli investimenti precedenti.
Mettendo tutti questi elementi insieme, Commvault è in grado di offrire una resilienza cross-organization che coinvolge tutti gli stakeholder, attraverso una piattaforma capace di integrarsi con i sistemi di sicurezza di clienti e fornitori. La soluzione consente un controllo a grana fine del dato e predispone l’infrastruttura a ripristinare nel più breve tempo possibile un servizio, un’applicazione o un tenant.
Dalla system resiliency alla AI resiliency
Quello che Commvault propone con l’arrivo di Unity è, di fatto, un cambio di prospettiva.
Domenico Iacono, che interviene per gli aspetti più tecnici, ci fa notare che, storicamente, ci siamo sempre occupati di proteggere le informazioni attraverso il classico backup. Con la crescita esponenziale della complessità degli ambienti IT, l’attenzione si è già spostata verso la system resiliency. In altre parole, siamo passati dal semplice concetto di “dover fare il backup” alla necessità di “orchestrare il ripristino dei servizi di business“. Il prossimo grande cambiamento, di cui Commvault si fa testimone, è il passaggio all’era della AI resiliency. Questo perché l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale sta introducendo nuova complessità nei sistemi e aumentando in modo esponenziale i volumi di dati coinvolti. Di conseguenza, non basta più proteggere dati e servizi: oggi è indispensabile salvaguardare l’intero ciclo di vita dell’intelligenza artificiale, inclusi i suoi agenti.
Oggi le aziende stanno integrando sempre di più gli agenti nei propri flussi di lavoro. Di riflesso, emerge un tema di fiducia legato alla sicurezza dei dati aziendali condivisi con l’AI. I manager desiderano monitorare e governare le azioni compiute dagli agenti, mantenendo la capacità di avviare un ripristino dei dati qualora la situazione dovesse sfuggire di mano.
L’obiettivo per il 2026 che Commvault si pone con Unity è esattamente questo: offrire alle imprese gli strumenti per controllare, governare e ripristinare dati e servizi. Tutto questo tenendo conto di carichi di lavoro AI ormai onnipresenti e di un ecosistema in cui gli agenti AI sono parte integrante della quotidianità aziendale. Questo traguardo sarà raggiungibile grazie a tre nuove funzionalità chiave introdotte nella piattaforma.
Le tre innovazioni di Commvault Cloud per il 2026
Data Activate, attualmente disponibile in modalità early adoption, consente alle organizzazioni di sfruttare l’enorme quantità di dati in loro possesso e gestiti da Commvault. Non si parla solo delle informazioni attuali, ma anche del patrimonio storico custodito grazie ai backup. Questa funzionalità permetterà di esportare i dati in totale sicurezza, con la possibilità di anonimizzare le informazioni sensibili, utilizzando formati nativi integrabili direttamente in strumenti di analisi come Databricks e Snowflake.
AI Protect, che verrà rilasciata nei prossimi mesi, è invece dedicata alla discovery e alla protezione degli agenti AI aziendali. Con questa funzionalità, le organizzazioni potranno mappare l’intero ecosistema di intelligenza artificiale in uso, proteggere i dati e i sistemi con cui gli agenti interagiscono e, infine, monitorare tutte le loro attività. Grazie a una conoscenza completa delle operazioni in corso, sarà possibile sia porre dei vincoli comportamentali agli agenti, sia rilevare immediatamente qualsiasi operazione anomala o non prevista.
AI Studio, anch’essa in arrivo nei prossimi mesi, opera a valle di AI Protect. Dopo aver identificato gli agenti e i dati su cui operano, l’utente potrà creare nuovi agenti AI all’interno della piattaforma o selezionarli da un marketplace in modo totalmente sicuro. L’obiettivo è sviluppare flussi di lavoro automatizzati per orchestrare le attività all’interno dell’ecosistema Commvault.
Con queste tre nuove funzionalità, Commvault Cloud Unity può essere sfruttato anche per il controllo delle identità degli agenti AI. Grazie all’integrazione con Entra ID, la piattaforma offrirà la possibilità di effettuare un ripristino sia granulare che completo di Active Directory, mentre l’uso di CloudSEK consentirà di fare threat intelligence e monitoraggio del Dark Web per intercettare tempestivamente eventuali credenziali sottratte.
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Dario Maggiorini
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