Carceri sovraffollate al 139%: i bambini che crescono in cella sono 26 (nel 2024 erano 10)


Tutto chiuso, è il titolo del XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’associazione. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1%. Sono 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in otto carceri si supera il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono 22 in tutta Italia.

«Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, i posti realmente disponibili sono diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. E nel 2026 sono stati registrati già 24 suicidi di persone detenute», ha detto il presidente di Antigone Patrizio Gonnella alla presentazione del report, presso l’Associazione stampa romana.

«In un anno, i bambini che sono in carcere con le loro mamme sono più che raddoppiati, passando da 10 alla fine del 2024, a 26 alla fine del 2025», questa la prima criticità evidenziata da Gonnella. «Dal 2022, è triplicato il numero delle persone soggette a regime di vita chiuso. Oggi più della metà della popolazione penitenziaria complessiva è sottoposta alla custodia chiusa». Secondo i dati pubblicati dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il 60,26% della popolazione detenuta vive in regime chiuso (pari a 38.528 persone detenute) e il restante 39,74%, corrispondente a 25.412 persone ristrette, al regime aperto. «Inoltre, sono quasi raddoppiati tra il 2018 e il 2024 i ricorsi presentati da persone detenute e accolti dalla magistratura di sorveglianza per “trattamenti inumani e degradanti”», nell’arco di sette anni sono stati oltre 30mila.  

Le circolari che chiudono ancora di più le carceri

Oltre il 60% delle persone detenute trascorre la quasi totalità della giornata dietro le sbarre della propria cella, fatta eccezione per le ore d’aria, si legge nel rapporto. I detenuti del circuito dell’alta sicurezza, secondo una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap del 27 febbraio 2025, non possono più svolgere socialità nei corridoi delle sezioni. Ciò vale anche per i detenuti delle sezioni di preparazione al trattamento intensificato (sezioni ordinarie) del circuito di media sicurezza, secondo una circolare del 18 luglio 2022 con piena applicazione dal 2025. Nemmeno i frigoriferi possono essere collocati nelle celle e nei corridoi delle sezioni, ma in stanze “all’uopo adibite” (circolari del 23 e 27 aprile 2026), che, visto il sovraffollamento, non è facile trovare (VITA ne ha scritto QUI).

Mauro Palma: «Il provvedimento del Dap che cancella i precedenti»

Secondo una circolare di ottobre 2025, a firma di Ernesto Napolillo, ogni iniziativa che prevedeva l’ingresso di persone esterne negli istituti penitenziari dove è presente una sezione del circuito di alta sicurezza, collaboratori di giustizia e 41-bis, anche laddove l’evento riguardi persone detenute nel circuito di media sicurezza, doveva essere rilasciata obbligatoriamente dall’amministrazione centrale.

Tenendo conto che le carceri con almeno una sezione di alta sicurezza sono circa 70 su 189, la circolare ha imposto questa nuova prassi per qualsiasi ingresso della società civile in oltre un terzo delle carceri italiane. «Il provvedimento del Dap del 6 maggio scorso ha cancellato le precedenti: solo all’undicesima pagina viene abrogata la circolare di ottobre, dopo 10 pagine in cui ci si loda di aver approvato il 100% delle attività concedendo a tutte i nulla osta», ha detto Mauro Palma, presidente del Centro di ricerca “European Penological Center” dell’Università Roma Tre.

Ingressi in calo, pene sempre più lunghe

La crescita delle presenze si registra nonostante un calo negli ingressi: nel 2024 erano stati 43.489, nel 2025 sono scesi a 42.005. «Il sovraffollamento si spiega con la durata delle pene, sempre più lunghe», si legge nel report. Le persone che scontano una condanna tra i cinque ed i 10 anni sono passate dal 30,1% al 30,4%, quelle che scontano una pena dai 10 ai 20 anni sono cresciute dal 16,6% al 16,8%, mentre coloro che scontano una pena da uno a tre anni sono passati dal 17,3% al 16,4% dei presenti.

Al 7 aprile 2026 le persone detenute nel circuito dell’alta sicurezza erano 9.264, il 14,49% del totale delle persone detenute. Nel febbraio 2025 il Dap ha affermato che, al fine di evitare la “supremazia criminale” dei ristretti per reati vincolati alla criminalità organizzata, i detenuti in alta sicurezza non possono avere alcuna libertà di movimento all’interno della sezione. «Le carceri italiane non le abbiamo mai viste chiuse come oggi», ha detto Stefano Anastasia, garante delle persone private della libertà personale del Lazio. «L’ultimo turno d’aria la popolazione detenuta ce l’ha tra le ore 13 e le 15, poi rientra per la conta, e fino alle otto di mattina è dentro le celle. Poi ognuno può fare la “quadriglia”, come la chiamo io, ovvero può andare in un’altra cella, se un compagno è d’accordo nel fare altrettanto. Nulla di più».

Il 45,9% della popolazione detenuta, 29.127 persone, è stato in carcere tra una e quattro volte prima dell’attuale carcerazione, mentre 6.718, il 10,6%, tra le cinque e le nove volte. Sono 1.724 (2,7%) i presenti già detenuti più di 10 volte

Solo il 40% delle persone è alla prima carcerazione, il 2,7% è oltre la decima

Tra i 63.499 detenuti presenti al 31 dicembre 2025, solo 25.921 (40,8%), era alla prima carcerazione. Il 45,9% della popolazione detenuta, 29.127 persone, era già stato in carcere tra una e quattro volte prima dell’attuale carcerazione, 6.718, il 10,6%, tra le cinque e le nove volte, e addirittura 1.724 persone, il 2,7% dei presenti, più di 10 volte. «Il dato, relativamente stabile nel tempo», evidenzia il rapporto, «mostra come la maggioranza della popolazione detenuta in carcere c’è già stata e ci torna più e più volte, certificando l’assoluto fallimento dei percorsi di reinserimento sociale».

Meno del 30% delle persone ristrette lavora

Al 31 dicembre 2025, sul totale delle persone detenute lavoranti, l’85,6% lavorava alle dipendenze dell’amministrazione (18.580 su 21.709 totali lavoranti), circa il 29,3% della popolazione ristretta complessiva. Questo dato evidenzia un incremento minimo rispetto all’anno precedente: al 31 dicembre 2024, infatti, le persone detenute impiegate alle dipendenze del Dap era pari al 29,2% (18.063) della popolazione detenuta complessiva (61.861).

Solo il 4,9% della popolazione penitenziaria complessiva – pari a 3.129 persone – risulta impiegato alle dipendenze di datori di lavoro diversi dal carcere stesso. Questo dato comprende i soggetti in regime di semilibertà (1.197), quelli autorizzati al lavoro all’esterno ai sensi dell’art. 21 (928) e le persone lavoranti all’interno degli istituti per conto di cooperative sociali (774). Al 31 dicembre 2025, le persone detenute impiegate in carcere da imprese private erano 230, un dato che resta stabile da molti anni e che dà la misura delle difficoltà ad…


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 Ilaria Dioguardi

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